Alice Rawsthorne, La Repubblica 3/4/2007, 3 aprile 2007
ALICE RAWSTHORN
LONDRA - Domanda: che cosa hanno in comune tra loro American Airlines, Comme des Garçons, Evian, Lufthansa, Nestlé, Toyota, e le reti ferroviarie danese e svizzera? Risposta: utilizzano tutti lo stesso carattere di stampa nei logo delle loro aziende, l´Helvetica, il font che ritroviamo anche sulle bandiere dell´Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, sulla copertina dell´album di John Coltrane A Love Supreme e su tutta la segnaletica della rete metropolitana della città di New York.
Sono trascorsi 50 anni dall´introduzione dell´Helvetica e anche se non ne avete mai sentito parlare è probabile che riconoscereste senza problemi questo carattere di stampa, perché anche senza saperlo lo avete visto molto spesso. Viviamo infatti in una cultura talmente strapiena di messaggi visivi che si dice che ogni giorno un consumatore occidentale di fatto veda - cosa ben diversa dal notare - più di tremila messaggi pubblicitari, moltissimi dei quali scritti con l´Helvetica. L´Helvetica riveste un ruolo talmente importante nella nostra vita che il Museum of Modern Art di New York ha deciso di celebrarne il cinquantesimo anniversario con una mostra e acquistando il set di caratteri di piombo originari, così che l´Helvetica sarà il primo carattere di stampa ad entrare a far parte della collezione di un museo. Perché mai tutta questa attenzione per un carattere di stampa? Semplice: perché svolge molto bene il suo lavoro. «L´Helvetica trasmette un messaggio rapidamente ed efficientemente senza imporsi troppo» dice Christian Larsen, curatore della mostra del Moma. «Quando lo si legge, a stento si presta attenzione alla forma dei caratteri, ma soltanto al significato delle parole. disegnato molto bene. deciso, pulito, si legge chiaramente, e nondimeno è "umanizzato", perché ha tratti tondi e morbidi. Molti designer hanno detto che non potrebbero disegnarne uno migliore».
Nonostante la sua ottima prestazione, l´Helvetica non riscosse un particolare successo quando fu introdotto per la prima volta nel 1957 con il suo nome originale di Neue Haas Grotesk. Era stato ideato da Edouard Hoffmann, direttore della Fonderia Haas, nella tranquilla cittadina di Münchenstein, in Svizzera. Hoffmann aveva commissionato a un designer poco conosciuto, Max Miedinger, di creare un nuovo carattere di stampa A quei tempi i caratteri di stampa erano realizzati scolpendo la forma delle lettere nel metallo. Chiunque volesse utilizzare un font particolare doveva comperare l´intero set di lettere. Ed era proprio questo a rendere così costosa l´ideazione e l´utilizzo di nuovi caratteri di stampa. Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile elaborare e diffondere i caratteri di stampa così velocemente che ogni giorno ne nascono a migliaia. I loro meriti e demeriti sono discussi anche in modo alquanto vivace nei blog e nei siti web. Perfino noi "civili" - come i maniaci di design grafico chiamano il resto del genere umano - siamo diventati esperti tipografi e scegliamo personalmente il nostro stile preferito nel menu dei font del nostro computer.
Ma nel 1961, quando al designer tipografico britannico Matthew Carter fu chiesto di ideare un nuovo font per la segnaletica dell´aeroporto di Heathrow, le cose erano assai diverse. Quattro anni prima era stato disegnato il Neue Haas Grotesk, ma Carter non ne aveva mai sentito parlare. «Se l´avessimo conosciuto, sono sicuro che lo avremmo adoperato perché è un carattere di stampa molto migliore di quello che ho disegnato» ha detto Carter che in seguito creò Verdana e Georgia. In quello stesso anno la società madre di Haas, Mergenthaler Linotype, decise di commercializzare a livello internazionale il Neue Haas Grotesk e di cambiarne il nome affinché fosse più facilmente memorizzato in inglese. Scelsero il nome Helvetica, versione più accessibile e pronunciabile di Helvetia, il nome in latino della Svizzera.
Il cambiamento funzionò. L´Helvetica divenne così popolare, specialmente presso le agenzie pubblicitarie statunitensi, che fu il carattere di stampa usato da qualsiasi azienda degli anni Sessanta che ambisse a proiettare un´immagine di sé moderna e dinamica. Alla fine di quel decennio, i designer Massimo Vignelli e Bob Noorda lo scelsero come il carattere di stampa della nuova segnaletica della metropolitana di New York. Tuttavia, quando l´azienda dei trasporti della Grande Mela scoprì che un font ad esso assai simile, lo Standard Medium, sarebbe stato più economico, fece stampare i primi cartelli della metropolitana con quel carattere, e non con l´Helvetica.
Alla fine degli anni Ottanta, l´Helvetica lo si ritrovava dappertutto e a mezzo secolo di distanza appare più irresistibile che mai, che si trovi sulla carlinga di un aereo Lufthansa o su un manifesto pubblicitario di American Apparel. «Non capisco perché alcune persone considerino strano utilizzare per oltre 50 anni il medesimo carattere di stampa?» chiede Danny van den Dungen di Experimental Jetset, gruppo olandese di design grafico. «Quando una cosa è realizzata bene dovrebbe durare 200 anni».
© 2007, Herald Tribune
(Traduzione di Anna Bissanti)