Arturo Zampaglione, la Repubblica 3/4/2007, 3 aprile 2007
NEW YORK
Con 301mila dipendenti, un fatturato di 63 miliardi di dollari e un utile di 7,3 miliardi, l´At&t è tornata a essere la più grande società di telecomunicazioni degli Stati Uniti. E dal quartiere generale di San Antonio, in Texas, il presidente (e protagonista della rinascita) Edward Whitacre fa ora leva sui primati del gruppo - leader della telefonia locale e delle comunicazioni interurbane, dei cellulari e dell´accesso Internet - per alimentare le sue ambizioni ed espandersi all´estero. Fino a due anni fa pochi avrebbero scommesso su una nuova reincarnazione della At&t. Sembrava proprio che il mito di «Ma´ Bell», come veniva soprannominato il monopolio dei telefoni, si fosse eclissato per sempre. Un quarto di secolo fa l´At&t (American telephone & telegraph) era una corporation mastodontica senza rivali. Gli studenti americani imparavano che il fondatore, Alexander Graham Bell, era lo stesso che aveva inventato il telefono. Dai suoi laboratori di ricerca (Bell Labs) uscivano premi Nobel e invenzioni rivoluzionarie, come il transistor. Ma dal 1984 la situazione cambiò.
Dopo una lunga ed estenuante vertenza giudiziaria, le autorità antitrust decisero di smembrare il monopolio. Il controllo delle reti di telefonia locale fu affidato a 7 società distinte: le cosiddette Baby-Bells. All´At&t restarono i laboratori e il business delle tlc interurbane e internazionali. Senza una identità precisa, l´At&t si spezzò in tre tronconi e cominciò rapidamente a perdere potere, prestigio e soldi. Intanto la Sbc di Whitacre cresceva, si allargava, accumulava risorse. Era la più piccola delle sette Baby Bell, ma grazie a una serie di acquisizioni era riuscita a diventare nel 2005 il secondo gruppo Usa del settore, alle spalle della newyorkese Verizon. A quel punto Whitacre decise di fare il salto, comprandosi l´At&t e soprattutto ricongiungendo vari pezzi dell´antico «monopolio». Oggi nella «nuova» At&t ci sono dieci società che prima del 1984 erano di «Ma´ Bell».