L.Gr La Repubblica 3/4/2007, 3 aprile 2007
ROMA - Il fatto che in Telecom possano arrivare gli americani e i messicani non rappresenta in sé un grande problema
ROMA - Il fatto che in Telecom possano arrivare gli americani e i messicani non rappresenta in sé un grande problema. «Anzi - dice Beppe Grillo, comico attentissimo alle questioni politiche ed economiche che attraversano il paese - può darsi che ne trarremo dei benefici, visto che in Italia, è ormai evidente, non abbiamo imprenditori in grado di gestire aziende di questa portata». Ma la società non è d´interesse strategico? «Qui di strategico c´è il libero e gratuito accesso dei cittadini alle reti. Sull´ingresso alla conoscenza non può esservi monopolio, le aziende - se vogliono - possono scannarsi sui servizi. Poi che i vertici siano italiani o stranieri non è di grande importanza: dovremmo batterci per gente che è rimasta al suo posto anche dopo lo scandalo intercettazioni, dicendo che non ne sapeva nulla? Forse con gli stranieri le cose andranno meglio: Ruggiero e Buora? Gente imbarazzante». Il governo deve intervenire o no in questa partita? «Il governo, prima di tutto, dovrebbe fare in modo che chi ha solo l´0,8 per cento del capitale di una società non possa controllarla in Borsa. Dovrebbe fare in modo che i diritti dei piccoli azionisti siano rispettati. Non è così: la vicenda Telecom è la prova che il sistema è marcio, che nei cda siedono persone interessate solo alle stock option da 10 milioni di euro. Siamo di fronte ad una rapina». Berlusconi dice che questo «è capitalismo». «Forse è meglio che si legga qualcosa sul capitalismo allora, perché capitalismo non è assegnarsi guadagni 400 volte maggiori a quelli dei dipendenti anche quando l´azienda è perdita». Il ministro Di Pietro appoggia la sua intenzione di rappresentare in assemblea i diritti dei piccoli. Ne è contento? «Un ministro che appoggia un comico è un uomo che sa dare lezioni di umiltà. Del resto, anche se sembra un poliziotto, Di Pietro è l´unico che ne capisce qualcosa, che sa usare le nuove tecnologie per dialogare con l´elettorato e impegnarsi nelle promesse fatte». Il 16 aprile c´è l´assemblea Telecom, ci va? «Garantito. Se riesco a costituire in tempo un´associazione dei piccoli azionisti parlerò a nome di tutti loro, se non ce la farò - i tempi sono stetti e la Consob ha per me un´attenzione veramente minuziosa, altro che caso Parmalat - parlerò a mio nome. Sono un azionista Telecom anch´io, ma chiederò a tutti gli altri di farmi compagnia e aspettarmi sul piazzale». (l. gr.)