Varie, 3 aprile 2007
TROISI Licia
TROISI Licia Roma 25 novembre 1980. Scrittrice • «Bello, anzi stupendo. Però in quel librone mancano le ragazze. O, comunque, quelle che ci sono hanno parti di serie B. Questo è quel che ha pensato Licia Troisi quando, dopo aver letto e riletto un sacco di Volte Il signore degli anelli di John Ronald Reuel Tolkien, ha deciso di scrivere il suo primo, e torrenziale, romanzo fantasy: Cronache del mondo emerso. Aveva 21 anni e studiava astrofisica. Oggi Licia Troisi, romana [...] lavora all’Agenzia spaziale di Frascati. Con la trilogia delle Cronache (Mondadori) ha venduto 300 mila copie ed è stata tradotta in vari paesi tra cui Germania, Portogallo, Brasile, Spagna, Turchia e Grecia. Il fantasy è stato sempre un genere maschile, ma lei, giovane scienziata, ha infranto il tabù. [...] Le storie le inventa prima di dormire, come faceva da bambina. Il suo è un omaggio a Tolkien,ma anche una correzione al femminile... “È ovvio, io sono una donna. Ma non c’è alcuna operazione femminista. Quando ho cominciato a scrivere non ero così esperta di letteratura fantasy. Conoscevo e ammiravo quegli scenari. E poi mi sono ispirata anche ai fumetti, soprattutto ai manga giapponesi, che scavano nel profondo. Mi sono appassionata anche all’Harry Potter di Joanne K. Rowling. Lotta tra il bene e il male: lo schema è sempre quello, collaudatissimo. Certamente. Ma nei miei libri è in risalto la lotta contro se stessi, contro le proprie debolezze. Sempre nel tentativo di trovare il Modo giusto di decidere della propria vita. C’è qualcosa di autobiografìco in questo? Non lo nego. Io tendo ad abbattermi e qualche volta ho il difetto di non credere davvero in quello che faccio”. Non male, la maggior parte va dall’analista e paga, lei invece fa autoterapia scrivendo. E ci guadagna. “La scrittura è un modo di capire come si è. Terapia? Be’ sì, lo ammetto, C’è stato un periodo della mia vita, subito dopo la laurea, in cui mi lasciavo andare, guardavo e non decidevo. Un po’ come Dubhe, l’eroina della mia storia”. Dubhe: un nome nordico in obbedienza al fatto che le grandi saghe sono tutte nordiche? “No Dubhe è un nome arabo. Ma soprattutto è il nome di una stella dell’Orsa Maggiore. Col lavoro che faccio mi è naturale scegliere in cielo i nomi”. Dubhe è tormentata... “Sì, deve liberarsi dalla maledizione che le è stata inflitta. Cerca con fatica la sua via. Dipende dal fatto che le è capitata una brutta cosa nel passato: ha ucciso per errore un amico d’infanzia. Si sente condizionata. Dopo questo trauma continua a porsi molte e difficili domande: è possibile un riscatto? È possibile cambiare vita? Ci riesce? Non lo voglio dire. Le vicende di Dubhe continueranno. [...] questo genere non ha colore politico. Oltretutto io sono di sinistra. Comunque delle etichette me ne infischio. [...] Io non procedo per schematismi. Nel senso che non traccio una linea netta e grossolana che separa i buoni dai cattivi. Le cose si mischiano sempre, anche perché l’avversario è all’intemo di noi stessi. Inoltre i buoni non hanno sempre ragione, anzi hanno spesso metodi malvagi [...] La mia vicenda assomiglia a una favola. Ho spedito, nel marzo del 2003, il dattiloscritto a un editor della Mondadori. Il nome l’ho preso da internet, Sandrone Dazieri, editor della letteratura per ragazzi, ha voluto incontrarmi a Roma quattro mesi dopo. Nell’aprile 2004 il libro è uscito. Tutto qui. Sono cose che ti fanno bene sperare nel mondo” [...]» (Pier Mario Fasanotti, “Panorama” 8/3/2007).