Varie, 3 aprile 2007
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Staples Mavis
• Chicago (Stati Uniti) 10 luglio 1939. Cantante • «[...] ex Staples Singers, ha festeggiato nel 2001 le nozze d´oro con lo show business, una carriera iniziata in tenera età nel gruppo di famiglia del patriarca Pops Staples (1915-2000), figura leggendaria di quel ”soul folk movement” che negli anni 60 produsse capolavori come Respect yourself e I´ll take you there. [...] ”Noi neri non siamo ancora diventati la comunità che Martin Luther King sognava quando gli Staple Singers erano parte attiva del movimento per i diritti civili [...] Il razzismo in questo paese è ancora dilagante. E questo è il momento in cui l´America torna ad avere bisogno di ”canzoni di libertà’, come negli anni del Vietnam. Quando ero con gli Staples Singers, ho conosciuto da vicino la segregazione razziale. E a tutti coloro che pensano che quelli siano problemi risolti, vorrei ricordare quel che è successo a New Orleans dopo l´uragano Katrina. Guardando la gente che affogava in quelle acque limacciose, ho avuto dei flashback incredibili. Imploravano aiuto, nessuno arrivava a salvarli. Ed erano tutti neri... poi li hanno rinchiusi al Superdome... migliaia di persone senza acqua, senza cibo, senza servizi igienici. Dov´era il nostro governo? Dov´era il presidente degli Stati Uniti? Lì ho capito che era arrivato il momento di tornare a incidere le stesse canzoni che cantavamo durante le marce di protesta [...] Il limite dei rapper è di raccontare la vita di quartiere, l´esperienza di bad boys. Ho un grande rispetto per i Public Enemy, perché il loro messaggio va al di là della vita del ghetto, ma la maggior parte dei rapper non fa altro che incitare alla violenza [...] La mia maestra è stata Mahalia Jackson. Avevo 11 anni la prima volta che Mahalia venne a casa nostra, era bellissima, ai miei occhi di bambina era come un´imperatrice. Il 4 di luglio organizzavamo per lei un barbecue in giardino, ma quel che lei prediligeva era il gelato fatto in casa di mia madre. La prima volta che gli Staple Singers furono scritturati in un club, mi ribellai: ”Papà, io lì non ci canto, Mahalia lo considererebbe un sacrilegio’. E lui: ”Mavis, fidati di me. So che Mahalia non canterebbe in un posto come quello, ma io ho un´opinione diversa: gli avventori di quel locale non andrebbero mai in chiesa, così siamo noi che dobbiamo portare la chiesa da loro’ [...] Il sogno di Martin Luther King è rimasto a metà, perché è stato assassinato prima che riuscisse a realizzarlo. I miei nipoti mi guardano sbalorditi quando racconto degli anni in cui giù al Sud non ci facevano entrare nei ristoranti dei bianchi, non potevamo usare gli stessi bus, non potevamo nuotare nelle piscine pubbliche né usare i loro alberghi. Durante le tournée, eravamo ospitati da famiglie di colore di buona volontà, perché nel raggio di miglia non c´erano hotel disposti ad accoglierci. Giù al Sud, all´epoca, non potevamo neanche votare. Oggi i ragazzi che non vanno a votare, non si rendono conto di quanto sia stato duro per noi conquistare quel diritto [...]”» (Giuseppe Videtti, ”la Repubblica” 3/4/2007).