Tonio Attino, La Stampa3/4/2007, 3 aprile 2007
Franco Zito, priore della confraternita del Carmine, raccomanda di non usare il telefonino durante l’asta delle processioni, ma il confratello seduto tra la folla non resiste e dà la notizia: «Gesù morto sta a 30 mila euro»
Franco Zito, priore della confraternita del Carmine, raccomanda di non usare il telefonino durante l’asta delle processioni, ma il confratello seduto tra la folla non resiste e dà la notizia: «Gesù morto sta a 30 mila euro». Sfida una seconda volta il divieto, quando, a colpi di «più 100» e «più 300», la gara va ancora su: «Gesù morto sta a 67.300». Il risultato finale, e inatteso («l’hanno preso a 80.500 euro»), è quasi tre volte l’aggiudicazione dell’anno scorso, chiusa a 30 mila. Abbracci, baci, urla. Va avanti così da un paio di secoli e non c’è verso di smontare tradizione, fede e folclore neppure nell’anno del dissesto finanziario: il Comune ha dichiarato bancarotta, ha debiti per 600 milioni, eppure la Settimana Santa a Taranto non soffre. Due processioni nate tra Seicento e Settecento, Addolorata e Misteri, ripropongono la passione di Cristo e la sfida tra le famiglie di confratelli: per portare una statua sulle spalle le «squadre» mettono sul tavolo bigliettoni come se niente fosse. Dentro la sala del circolo ufficiali della Marina Militare in cui domenica sera, giornata delle Palme, si celebra l’asta dei Misteri, è come un altro mondo. Almeno 600 confratelli del Carmine ascoltano Franco Zito, il priore, e il segretario della confraternita Tonino Gigante. Si apre l’asta. I fratelli meno danarosi possono solo sperare di aggiudicarsi per un migliaio di euro il «privilegio» di sfilare a coppie con l’abito dei Perdoni, incappucciati e scalzi, per una quindicina d’ore di fila, dal venerdì al sabato santo. I ricchi scalpitano e fanno squadra: in quattro si prende una statua e la più contesa di tutte è Gesù morto. Franco Pignatelli, imprenditore, figlio di un vecchio e popolare presidente del Taranto Calcio, tira la squadra di Antonello Papalia, figlio del presidente della Camera di Commercio, dell’imprenditore Maurizio Boccuni e del commerciante Fabrizio Amandonico. Il geometra Nunzio Rotaro sta dall’altra parte. Rotaro fa «più 100», Pignatelli «più 300», Rotaro «più 200» e Pignatelli «più 100». Si chiude a 80.500. Pignatelli vince quando Rotaro tace, poi abbraccia i confratelli. In fondo alla sala c’è, triste, Gianni Bianchi, un poliziotto che il papà lanciò in processione a 15 anni. Lui voleva la troccola, lo strumento che dà il ritmo al corteo dei Misteri. Gli amici gli avevano detto: «Vai, Gianni. Non gareggiamo contro di te». Non ci fosse stata una voce fastidiosa («Musciacchio, più 100») ce l’avrebbe fatta. Però «Musciacchio Giuseppe» offre 13 mila euro. Troppi. Si va avanti con l’asta e qualcuno rinuncia perché ha avuto grane con la giustizia: nessuno glielo impedirebbe, fino al terzo grado di giudizio. Ma sta fuori. Finisce a notte fonda. Il totale è 327.600 euro, 40 mila in più dell’anno scorso e 110 mila in più del 2005. Qualche ora prima, alle 19, l’altra confraternita si è aggiudicata la statua dell’Addolorata, in processione il giovedì santo, per 75.400 euro. Tra le due confraternite sono 3 mila i confratelli e una manciata di consorelle non ammesse ai riti della Pasqua. Sono come in trance: avvocati e pescatori, docenti e ragazzini, medici e imprenditori. I dipendenti comunali non hanno ancora preso lo stipendio di marzo, perché nelle casse del Comune non c’è un centesimo, ma questo è un altro mondo. Nicola Caputo, giornalista e studioso delle processioni tarantine, priore del Carmine dal ’94 al ’96, dice che non c’è da stupirsi. La florida colonia magnogreca che fu Taranto ha demolito la sua storia. Restano in piedi decine di ciminiere, 13 mila lavoratori siderurgici, un Arsenale in crisi, un Comune in bolletta e i partiti che faticano perfino per trovare i candidati per le elezioni di maggio. «Le processioni - dice Caputo - sono un momento di fede e di cultura, l’unica cosa che resiste. Le aste fanno parte della tradizione e famiglie legate alle processioni si passano il testimone di padre in figlio. C’è chi compra la Jaguar e chi si aggiudica un simbolo». Ognuno ha un sogno e il confratello Stefano Oddone ha il suo. «Un 13 al Totocalcio per mettere in processione chi non può permetterselo». Magari, il prossimo anno. «Ci ho provato: sarebbe stato un anno fantastico. Un libro e la troccola». Trentasette anni, tarantino, poliziotto della squadra mobile di Bari, Gianni Bianchi è un «fedelissimo» delle processioni. In un libro, «Quel dolce profumo di devozione», racconta la sua storia di confratello cominciata a 15 anni, seguendo il papà Edoardo. Ogni anno torna a Taranto per esserci. Domenica ha partecipato all’asta, offrendo fino a 12.100 euro per la troccola, strumento impugnato da un Perdone, confratello incappucciato che apre e dà il ritmo alla processione dei Misteri. Battuto per 900 euro. Come si sente? E’ stata una beffa? «Sono amareggiato. Avrei voluto prendere la troccola. I confratelli avevano detto: vai, noi non ti ostacoliamo. Alla fine uno si è messo di traverso. E ha rilanciato: 13 mila euro». Che cos’è per lei la processione? «Tutto. Quando ci vestiamo da Perdoni piangiamo dall’inizio alla fine. Abbiamo il cappuccio e la gente non s’accorge. E’ un sentimento che non so spiegare. Per me gli anni sono scanditi dalla settimana santa». Soltanto fede o c’è anche un po’ di esibizionismo? «Forse c’è fanatismo. Ma per me non è così. Ognuno cerca conferme alla propria fede e lo fa non soltanto andando in chiesa. Ma è giusto che la fede non venga contaminata». Contaminata da che cosa? «Qualcuno fa confusione tra la fede e battaglia personale. Sbaglia tutto. Andrà sempre peggio». E adesso? Come si comporterà? «Non ci sarò. Era un desiderio riprendere la troccola. L’avevo portata nel 1987. Ho fatto sacrifici senza togliere nulla alla famiglia, risparmiando su me stesso. Se ci fossi riuscito, probabilmente mia moglie mi avrebbe fatto trovare le valigie fuori dalla porta ma io sarei stato felice. Comunque il prossimo anno ci riprovo»./