Varie, 3 aprile 2007
QUAGLIARELLA Fabio
QUAGLIARELLA Fabio Castellammare di Stabia (Napoli) 31 gennaio 1983. Calciatore. Dal 2010/2011 alla Juventus. Ha giocato in A anche con Torino, Ascoli, Sampdoria, Udinese, Napoli. Esordio in nazionale il 28 marzo 2007 a Bari (Italia-Scozia 2-0, match valido per le qualificazioni agli Europei del 2008) • Memorabile il secondo tempo che giocò ai mondiali del 2010 contro la Slovacchia nella partita persa 3 a 2 che ci costò l’eliminazione: «[...] Ha tirato in porta una prima volta sull’1-0, a portiere battuto, e Skrtel ha respinto sulla linea. Ha fatto segnare il gol del 2-1, che ha fatto tremare gli slovacchi e ridestato i nostri, si è perfino accapigliato con Mucha dentro la porta. Poi la rete del 2-2, annullata per un pugno di centimetri di fuorigioco. Infine quella del 3-2, un pallonetto che ha dato l’illusione di potercela fare. [...]» (Luca Curino, “La Gazzetta dello Sport” 25/6/2010) •«[...] Ogni suo gol sembra l’ultimo perché impossibile. Poi puntualmente si ripete. È uno strano giocatore, né ala né centravanti, quasi fuori dagli schemi, ma con una facilità di gol fuori natura. Non ha né fisico né tempo, è una costante eccezione, la stranissima predisposizione a cercare il difficile e a trovarlo. [...]» (Mario Sconcerti, “Corriere della Sera” 7/6/2007) • «[...] prima di diventare titolare inamovibile della Sampdoria, punta capace di gol stupefacenti, uomo mercato e azzurro a 24 anni, è cresciuto e maturato con la maglia granata addosso [...] la trafila nelle giovanili e il debutto in A nel 2000 e poi, di ritorno dalla C1 di Chieti, il suo brillante campionato cadetto con Ezio Rossi prima e Zaccarelli poi, al fianco di Marazzina ma anche di Pippo Maniero, il suo consigliere più prezioso. Segnò 8 gol, in quella vana cavalcata verso la serie A. Anche quelli, mai banali. Vedeva meno la porta di adesso, ma i numeri li mostrava già, eccome. Fu tra i più scossi, in quella surreale notte di Acqui. Commosso fino alle lacrime, al momento dell’addio. Era il 10 agosto 2005, Cairo non si era ancora manifestato. C’erano i lodisti a provare di ricostruire il Toro. E alla porta di Quagliarella, disponibile a costo zero, c’era una discreta coda. La spuntò l’Udinese. Che poi lo girò all’Ascoli: 33 presenze, 3 gol e una tranquilla salvezza prima di tornare in Friuli. E di ripartire di nuovo: in comproprietà alla Samp, con 250 mila euro di stipendio annuo. Riserva dietro Flachi, Bazzani e Bonazzoli, in teoria. Poi, fra infortuni e squalifiche altrui, una porta si apre e il “guaglione” che non si monta la testa e dà ancora del lei a qualche suo amico vero di Torino vi si infila prepotentemente e la spalanca. [...] gol, uno più bello dell’altro. Senza perdere umiltà e semplicità. Anche nel giorno della consacrazione definitiva, quello dell’esordio in azzurro per una partita ufficiale, mica un’amichevole qualsiasi. Al San Nicola di Bari, per vederlo contro la Scozia, Fabio ha voluto che ci fossero anche gli uomini e le donne più importanti della sua vita. Venti persone, arrivate da Napoli, da Castellammare, persino da Londra: “Debuttare di fronte alla tua famiglia è il massimo, soprattutto perché per me si tratta del valore principale nella vita”. E quella maglia storica, con il numero 15, è già diventata un cimelio: “L’ho fatta incorniciare. Molti hanno scambiato la divisa con gli scozzesi. Io non ci ho pensato nemmeno, per me ha e avrà sempre un valore inestimabile”. Come quella granata. [...]» (Roberto Condio, “La Stampa” 3/4/2007).