Varie, 3 aprile 2007
DAZZI
DAZZI Cecilia Roma 17 ottobre 1969. Attrice • «[...] La definizione che più spesso si dà di Cecilia Dazzi è eclettica e multimediale. Infatti, oltre a recitare in tv, al cinema, e a teatro, lei scrive canzoni: ”La più nota è Capelli che ha cantato Nicolò Fabi”. Ha fatto la conduttrice per La7: ”Ho presentato La valigia dei sogni, un programma sul cinema. Bella esperienza appropriarsi di un testo in pochi minuti!”. Costruisce oggetti con quello che altri butterebbero via: ”Con Monica Nannini, quella di DOC di Arbore, fabbricavamo gioielli enormi. Poi mi sono messa a fare orsetti di pezza con i maglioni vecchi e quelli sono finiti insieme a me ne Il caimano di Moretti”. Inventa: ”Ho appena brevettato un cuscino per garantire sonni tranquilli alle donne con i seni grandi o a quelle affette da mastopatia, ma mi divertirebbe anche riuscire a mettere dei binari sul soffitto per poter spostare i mobili di una stanza muovendoli dall’alto”. Lei, però, dice che la sua vera vocazione è quella della prototipista: ”Se fosse per me farei sempre cose diverse: un prototipo, poi un altro, e un altro ancora. Purtroppo non è professionale. Allora, come mestiere, faccio l’attrice”. Figlia di una madre costumista e di un padre produttore, è approdata al cinema presto, imponendosi con un capriccio: ”Cercavano, per il film di mio papà Scimitarre e pescecani, una ragazzina capace di fare apnea e a me che stavo sotto i loro occhi non mi volevano. Ma è l’unica volta in cui non sono stati gli altri a scegliermi ma ho scelto io”. La popolarità l’ha avuta, qualche anno più tardi, con la serie televisiva I ragazzi del muretto. Dopo sono arrivati anche i riconoscimenti della critica: il David per Matrimoni della Comencini, il Flaiano e il Gallio per Emma sono io di Falaschi di cui è stata la protagonista assoluta in un ruolo sul filo del rasoio, il Nastro d’argento per due corti al femminile. Il suo modello? ”Attrici come Isabelle Huppert o Meryl Streep. Ma anche gente qualunque. C’era una ragazza alla stazione di Napoli che guardava l’orizzonte in un modo talmente straziato che avrei voluto copiarle quello sguardo”. I film preferiti? ”Tutti quelli intelligenti, anche i filmoni americani, se lo sono”. Anche lei come tanti medita un passaggio alla regia? ”No. Il regista è un direttore d’orchestra, io sono uno strumento. Non posso”» (SI. RO., ”La Stampa” 3/4/2007).