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 2007  aprile 03 Martedì calendario

GINEVRA

Il golpe rosa ha colto tutti di sorpresa. Protagoniste incluse. Al tavolo di un caffè, ancora frastornate dal trionfo, le consigliere municipali Marguerite Contat Hickel, presidente locale dei Verdi, e Catherine Gaillard, esponente di «A gauche toute», che lei definisce «la sinistra della sinistra», tracciano le imminenti strategie comuni della nuova maggioranza: «Primo punto all’ordine del giorno: cambiare gli orari delle riunioni del consiglio – concordano ”. Dalle 17 alle 20, spesso le 21, non di rado le 23, sono tempi che fanno comodo soltanto agli uomini. Non certo a chi deve tornare a casa, preparare la cena e mettere a letto i bambini. Anticiperemo al primo pomeriggio. Certo, bisognerà negoziare permessi appositi con i datori di lavoro». una mozione d’ordine che potrebbe passare con il voto di almeno 45 consiglieri su 80: la nuova maggioranza femminile che, da domenica scorsa, domina Ginevra con un netto 56 per cento. Il primo consiglio comunale in mano alle donne.
 finita la pacchia per il potere maschile sulle sponde del lago Lemano. Il partito trasversale di Lisistrata ha già dimostrato, quando era ancora minoritario, di poter superare le divergenze ideologiche e di sapersi compattare sulle questioni concrete: «Non sopportavamo il fumo alla buvette del consiglio comunale – ricorda Marguerite – e ci siamo coalizzate». Annuisce Catherine: «Per gli uomini era un modo di marcare il loro machismo: alcool, sigari, sigarette e un crocchio di giornalisti attorno. L’aria era diventata irrespirabile» tossisce ripensandoci. La raccolta di firme contro il fumo è partita spontanea: «Hanno aderito tutte, tranne le liberali» precisa Marguerite. I colleghi hanno dovuto cedere: «Erano furiosi, ma mai avrebbero fatto fronte comune come noi, dimenticando, per un solo momento, di appartenere a partiti diversi». Così è stato anche per la battaglia sul congedo di maternità retribuito (14 settimane), vinta in Svizzera due anni fa dopo 60 d’attesa.
Ma neanche all’inizio dell’anno, quando Micheline Calmy-Rey è diventata presidente della Confederazione Elvetica, spirava tanta euforia tra le femministe svizzere. A mano a mano che l’avanzata minaccia l’«Acropoli», la strategica stanza dei bottoni, gli ostacoli aumentano: sia Marguerite sia Catherine hanno dovuto cedere il passo a due colleghi di partito nella corsa al Consiglio esecutivo di Ginevra, il governo cittadino, che in Svizzera è a elezione diretta, fissata per il 29 aprile prossimo. Cinque posti in palio per sette concorrenti, quattro uomini e tre donne (una liberale, una democratico-cristiana e una radicale): «Potrebbero farcela in due. Sempre meglio di niente, come ora» si consolano le escluse.
In un Paese dove l’ipotesi delle quote rose è stata bocciata al referendum popolare, sette anni fa, con l’80 per cento di «no», c’è di che tirarsi su: «Simone Veil era qui a Ginevra, il giorno degli scrutini e li ha commentati con un grande sorriso, sottolineando che la Francia ora è più arretrata della Svizzera, pur disponendo di una legge sulla parità, da noi ancora inesistente» testimonia Fabienne Bugnon, direttrice del Servizio (statale) per la promozione dell’uguaglianza tra uomo e donna. Neppure lei si aspettava il sorpasso: «Nel cantone di Berna si era arrivati al massimo al 50 per cento. La maggioranza assoluta di Ginevra si spiega con l’aumento delle donne disposte a impegnarsi in politica. Tutti i partiti hanno fatto loro spazio nelle liste, anche se in misura diversa». Più generosi i democristiani, con un fifty-fifty, più avara la destra liberale con una nicchia del 14 per cento. Le urne hanno rivisto tutte le proporzioni al rialzo: 70 per cento di prescelte tra i radicali, 67 per cento tra i Verdi, 59 per cento tra i socialisti, 56 tra i democristiani. «L’opinione pubblica ha reagito all’ingiustizia delle elezioni cantonali del 2005, quando Micheline Spoerri, l’unica donna candidata, non fu nemmeno rieletta» considera Fabienne Bugnon.
Buona parte delle 45 consigliere comunali sono debuttanti: «E, a differenza di molti uomini, hanno l’umiltà di chiedere di imparare – apprezza Fabienne Bugnon ”. Per loro abbiamo organizzato cinque corsi per familiarizzare con le interpellanze, le mozioni, la lettura di un bilancio, il dibattito. Esperti spiegheranno come parlare in pubblico, difendere i propri obiettivi, comunicare con la stampa». Cinque appuntamenti in un mese e mezzo, all’ora dell’aperitivo, rinfresco incluso. Perché non sia mai che la politica offuschi le doti di buona padrona di casa.