Rocco Cotroneo, Corriere della Sera 3/4/2007, 3 aprile 2007
RITRATTI DI CARLOS SLIM
Rocco Cotroneo, Corriere della Sera 3/4/2007 - RIO DE JANEIRO – Scoprire d’improvviso che in vetta al mondo del business internazionale, sulle pagine patinate di Forbes, in quelle austere dei quotidiani finanziari c’è un signore che arriva dal Messico, Paese di storia millenaria, dimensioni rispettabili, ma pur sempre 53esimo nella classifica Onu dello sviluppo umano e 60esimo per reddito procapite, può sorprendere ma allo stesso tempo aiutare a capire un lato spesso trascurato della globalizzazione. La forza finanziaria di Carlos Slim, padre padrone dei telefoni messicani, è la stessa dimostrata negli ultimi tempi da certi outsider russi, o qualche anno fa da sceicchi arabi o loro consanguinei. E’ quello che, in teoria, potrebbero mettere su un piatto un Marinho dal Brasile, un Cisneros dal Venezuela, solo per restare in America Latina. Insomma il vantaggio competitivo che certi Paesi, a tutti gli effetti capitalisti, riescono a concedere ai loro figli più svelti e geniali, grazie alle illimitate protezioni, all’accumulazione di capitale in ambienti poco dinamici, ai saldi legami con la politica che decide.
Così stupisce meno che Carlos Slim Helu, 66 anni e 49 miliardi di dollari di patrimonio, possa mettere le mani sul principale operatore di telecomunicazioni della sesta economia del mondo, cioè la nostra. O, come ha fatto nei giorni scorsi, dichiarare che i mastodontici progetti di beneficenza di Bill Gates e Warren Buffett (gli unici due più ricchi di lui sulla Terra, secondo Forbes) sono «roba da Babbo Natale» rispetto alla sua vera, utile e inarrestabile creazione di ricchezza a favore dei poveri, messicani e del mondo intero. Eppure di Slim, tutto si può dire tranne che sia uno sbruffone o che abbia mai fatto nella vita un passo più lungo della gamba. Le biografie ufficiali parlano di un uomo controcorrente, sin da quando negli anni Ottanta, tutti i capitali fuggivano dal Messico per l’ennesima svalutazione e lui rastrellava azioni e banche.
Insistono meno sul fatto che il prezzo pagato per rilevare dallo Stato la Telmex, monopolista dei telefoni, fu nel 1990 di appena 1,7 miliardi di dollari, la cinquantesima parte del valore attuale. Sicuramente Slim è stato ed è un grande innovatore, se si pensa che prima del suo arrivo in Messico ci volevano mesi o anche anni per avere installata una linea telefonica. Ma che abbia operato in un ambiente non esattamente selvaggio lo dimostrano i numeri. Telmex e Telcel (cellulari) hanno quote di mercato nazionale inattaccabili, rispettivamente il 90 e il 70%. Le tariffe, tra le più alte al mondo, le può praticamente decidere in salotto Slim con i suoi tre figli, mentre tentare di fargli concorrenza è da pazzi. Le uova d’oro della gallina telefonica sono servite a comprare banche, assicurazioni, negozi, ristoranti, immobili, a fare un paio di redditizie speculazioni degli Stati Uniti con azioni Mci e Apple, entrambe all’epoca sulle soglie del fallimento, poi rivalutatesi geometricamente. Selvaggio non è stato nemmeno il suo rapporto con la politica. Nato e cresciuto all’ombra del Pri, il partito-Stato rimasto al potere 70 anni in Messico, Carlos Slim ha un potere enorme e sono i politici, ormai, a correre per diventare amici suoi, e non viceversa. Con il cambio di scenario del 2000 e l’elezione di Vicente Fox, del quale è stato un grande finanziatore, poco è cambiato. L’attuale presidente Felipe Calderon, sotto pressione popolare per le tariffe, non solo telefoniche, dice che lotterà contro i monopoli. Ma come può pensare di fermare il connazionale impegnato nella conquista del Primo Mondo?
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Eugenio Occorsio, la Repubblica 3/4/2007 - ROMA - Le classifiche bisogna saperle leggere: è vero che Carlos Slim Helù è "solo" il terzo uomo più ricco del mondo secondo Forbes con 49 miliardi di dollari di fortuna personale contro i 56 di Bill Gates e i 52 di Warren Buffett, ma è il primo non-americano (prima dei russi, di Al-Waleed, dell´indiano Mittal), ha un patrimonio pari al 6,9% del Pil del Messico dove decine di milioni di persone vivono con 2 dollari al giorno, ma soprattutto è quello la cui fortuna cresce più forte: nel 2006 è aumentata di 19 miliardi, il maggior incremento di sempre fra tutti i super-ricchi del pianeta. Sullo slancio, forse già l´anno prossimo salirà al primo posto. Slim, nato il 28 gennaio 1940 a Mexico City, 6 figli, laureato in ingegneria all´Universidad Nacional, non è solo il patron delle telecomunicazioni messicane: possiede strade, case, alberghi, utilities, ovviamente giornali e televisioni.
Tutto è cominciato negli anni ”60, quando alla morte del padre, emigrato all´inizio del XX secolo dal Libano maronita, ereditò un piccolo gruppo di imprese commerciali. Cominciò a comprare appartamenti, a lavorare sull´import-export, si buttò nella finanza. E´ stato capo dei broker, presidente della Bolsa, fondatore del Latin-American Committee di Wall Street. Ha trasformato questi suoi incarichi in cenacoli politici dove farsi amica la classe dirigente con criteri rigorosamente bipartisan. Finché, nel 1990 il colpo grosso: il governo di Carlos Salinas decise la privatizzazione della Teléfonos de México (Telmex), chiamò gli advisor delle banche Usa che valutarono la compagnia 12 miliardi di dollari, ma poi la vendette all´amico Slim per 1,7 miliardi. Poi comprò la nascente branch nel cellulare, Telcel, ribattezzata America Movil, diventata un pozzo di liquidità e l´epicentro dei suoi affari. Oggi Telmex detiene il 90% delle linee fisse messicane, e Telcel l´80% di quelle mobili. Helù è diventato così potente che ora i presidenti li fa eleggere lui: è un "suo" uomo Felipe Calderon, eletto nel novembre 2006 al posto di Vicente Fox.
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Il Foglio, 3/4/2007 - Milano. Carlos Slim Helu ha sorpreso, nuovamente, i propri estimatori lunedì mattina quando la sua America Movil, uno dei gruppi di telefonia mobile più importanti del centrosud America, ha annunciato l’intenzione di acquistare anche Telecom Puerto Rico, una delle controllate del colosso USA Verizon. Un annuncio arrivato solo poche ore dopo aver manifestato il proprio interesse per Telecom Italia. Slim aveva già dichiarato nelle scorse settimane di essere interessato ad uno dei gioielli del gruppo italiano, le attività di telefonia mobile in Brasile. Disposto allora a mettere sino a dieci miliardi di dollari sul piatto, Slim Helu non si è tirato indietro ma anzi ha proseguito la propria marcia assieme ad AT&T nel tentativo di conquistare il gruppo italiano. Uno degli uomini più ricchi del pianeta, dai trascorsi controversi, con una fortuna stimata dalla rivista statunitense Forbes, di circa trenta miliardi di dollari, Slim Helu è riuscito a sorprendere la comunità finanziaria europea. I legami e le conoscenze accumulate in oltre trenta anni di lavoro, soprattutto a New York, lo hanno spinto a contattare Pirelli per sondare il terreno gia diverse settimane prima che l’intera vicenda conquistasse le pagine dei giornali di tutto il mondo. Leader nel settore delle telecomunicazioni in Messico e in Sudamerica, Slim Helu, terzo uomo più ricco del pianeta, è noto per il proprio carattere duro e combattivo e per avere utilizzato il pugno di ferro quando necessario, anche a livello politico. Le accuse di aver accumulato le sue fortune grazie al regime semimonopolistico in Messico non lo hanno preoccupato. Recentemente non ha lesinato critiche al numero uno della OECD (Organization for Economic Cooperation and Development), Angel Gurria, che aveva puntato il dito contro l’elevato costo dei servizi telefonici. Del resto la fortuna di Telmex, la più grande compagnia telefonica messicana, è legata proprio al rialzo delle tariffe. Figlio di un commerciante di origine libanese, Slim Helu nasce in Messico nel gennaio del 1940 e continua a mantenere comunque un legame con il villaggio che diede i natali al padre, Jezzine nel sud del paese. Studia in Messico laureandosi in ingegneria e, probabilmente, riesce a farsi un’idea chiara di quello che avrebbe potuto fare in età adulta: puntare tutto sull’innovazione e la tecnologia. Non è un caso che sebbene non possieda un computer, Slim abbia puntato tutto sull’hi-tech e sulla clientela più giovane e su quella appassionata a Internet. In poco tempo, Carlos Slim costruisce il suo attuale impero, che solo negli ultimi anni decide di iniziare a delegare ai suoi tre figli maschi. L’espansione nella telefonia mobile, voluta quasi ad ogni costo, secondo alcuni è dettata più che altro dai legami strettissimi che l’imprenditore intrattiene con il mondo politico messicano. Le sue attività spaziano anche nel commercio, finanza, edilizia. Non a caso, come riportato dalla stampa messicana, chiunque faccia una telefonata o acquisti una
maglietta in un grande magazzino contribuisce ad arricchire ulteriormente Slim.
Alla morte della moglie Soumaya, nel duemila, assieme ai suoi sei figli, Slim ha deciso di aprire un museo a Città del Messico per esporre sia la sua collezione di sculture di Rodin (che è uno dei suoi artisti preferiti) sia le tele di Degas e Monet di sua proprietà. Tra i suoi cavalli di battaglia ci sono poi anche l’istruzione e la formazione delle future generazioni di imprenditori, con una particolare predilezione per tutto ciò che riguarda la tecnologia. Non importa parlare in maniera fluente l’inglese ma farsi capire, questo uno dei segreti del suo successo. Un Re Mida, secondo molti, in grado di trasformare qualsiasi tipo di business in un’ottima operazione. Uno dei suoi pochi vezzi, a parte il collezionismo di opere d’arte, è la passione per i sigari (che tiene anche nei cassetti della sua scrivania) e la cura dei suoi bonsai, quando le operazioni di acquisizione internazionale non lo portano fuori casa per dei lunghi periodi. Resta da vedere se l’operazione su Telecom sarà da catalogare tra i successi. I suoi critici, già ora, dubitano però che possa riuscire a conquistare le simpatie italiane proprio a causa di alcuni tratti del suo carattere.