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 2007  aprile 02 Lunedì calendario

LOS ANGELES

Non hanno esitato Dario Fo e Bernardo Bertolucci a partecipare al documentario
The Puppeteers girato, scritto e prodotto da Maurizio Rigamonti e Laura Calder, co-prodotto da Chris, figlio di Ernest Borgnine qui nelle vesti di narratore, produttore esecutivo Armando Gallo. Il film è dedicato ai burattinai della famiglia Ferrari, una vera e propria dinastia, e sarà presentato mercoledì 4 aprile al cinema Edison di Parma alla presenza di Ernest Borgnine.
Proiettato a Hollywood nell’ambito della rassegna «Los Angeles, Italia», è già stato richiesto per molti Festival ed entrerà presto nel circuito universitario e d’essai perché è davvero il ritratto di un’intera famiglia di artisti, a partire dal capostipite Italo Ferrari, figlio di contadini avviato alla carriera di calzolaio, ma che aveva sin da bambino (era nato nel 1877) la passione dei burattini. In una sera d’inverno del 1892, in una vecchia stalla di Roncopascolo, mise in scena la prima rappresentazione delle sue creature di legno e stracci, «La foresta perigliosa» dal repertorio di Arturo Campogalliani.
Borgnine, classe 1917, origini italiane, non ha esitato a buttarsi nell’avventura del documentario facendo sue le parole introduttive del lavoro: «Se non si sa dove ciascuno abbia dentro un’anima sua che lo muove, il burattino è un essere strano, che ha dentro un’anima a forma di mano». Dice l’attore premio Oscar: «Non hanno certo bisogno di me i burattini del clan dei Ferrari: sono noti nel mondo e non certo solo in Italia o a Parma dove il burattino più famoso (del mondo) è Bargnocla, con la testa a forma di osso di prosciutto a causa di una escrescenza».
Fu creato nel 1814 da Italo Ferrari e nel documentario, girato a Parma in antichi teatri, strade e piazze e nella «fucina» dei Ferrari dove nascono i burattini da pezzi di legno, Bertolucci ricorda quando il padre portava lui e suo fratello Giuseppe, per mano, a vedere gli spettacoli dei Ferrari. Mai se ne scordò, tanto che li mise in una bella sequenza di Novecento dove i burattini, con la loro arguzia, sconfiggevano i potenti e davano alla plebe vessata un sogno di riscatto. Dario Fo racconta: «Circa 30 anni fa avevo deciso di uscire dal teatro tradizionale, e avevo cominciato a girare per le case del popolo e le balere: così nacque l’idea di scrivere "Grande pantomima per pupazzi piccoli e medi", ma dovevamo imparare a muovere queste "creature" e mi rivolsi alla famiglia Ferrari. Mi furono tutti maestri: Gimmi, Giordano, Luciano e i loro figli che allora erano ancora bambini. Imparai a dare vita a un burattino. Scoprii la complessità e la fatica dell’arte di essere burattinai ed assimilai tante lezioni di storia della rappresentazione scenica. I Ferrari possedevano nella loro collezione, che oggi è uno splendido Museo, uno dei burattini più belli che io abbia mai visto e si scoprì, poi, che era appartenuto all’antica famiglia di burattinai Rame, quella di mia moglie Franca».