Frediano Sessi, Corriere della Sera 2/4/2007, 2 aprile 2007
La Dresdner Bank tedesca, già soprannominata la «Banca delle SS», a seguito delle polemiche che nel 1997 avevano visto coinvolte le banche svizzere, ha deciso di affidare a una commissione di storici indipendenti (coordinati dal professor Klaus Dietmar Henke dell’ Università di Dresda) uno studio completo dei rapporti tra la banca e il regime di Hitler
La Dresdner Bank tedesca, già soprannominata la «Banca delle SS», a seguito delle polemiche che nel 1997 avevano visto coinvolte le banche svizzere, ha deciso di affidare a una commissione di storici indipendenti (coordinati dal professor Klaus Dietmar Henke dell’ Università di Dresda) uno studio completo dei rapporti tra la banca e il regime di Hitler. A distanza di nove anni, è stato pubblicato un saggio monumentale, Die Dresdner Bank im Dritten Reich, «La Banca di Dresda nel Terzo Reich» (pagine 2.374, e 79,80, edito dalla Oldenbourg Wissenschaftsverlag, a Monaco) che mostra come l’allora seconda banca tedesca «intrattenne volontariamente delle relazioni commerciali e personali, particolarmente strette con il regime nazionalsocialista». In particolare, il lavoro degli storici mette in luce come alcune attività della banca, «la più importante impresa di credito privata delle SS», attivò prestiti accordati alle industrie legate alle SS per oltre 47,7 milioni di marchi del Reich, e per altri 17 milioni e mezzo allo scopo di favorire singoli progetti di personaggi come il Reichsführer delle SS Heinrich Himmler. Inoltre, dopo l’entrata in vigore delle leggi di Norimberga, la Dresdner Bank fu il primo istituto a trarre vantaggio dalla «arianizzazione» delle imprese e degli istituti finanziari di proprietà ebraica, per le quali spesso versò somme pari al tre per cento dell’effettivo valore commerciale. A partire dal 1937, la stessa banca contribuì attivamente alla spogliazione di tutti i conti bancari degli ebrei e al finanziamento di progetti dell’industria bellica. Inoltre, intrattenne relazioni commerciali con cinque imprese di costruzione che edificarono campi di sterminio nazisti. In particolare, la banca tedesca deteneva il ventisei per cento delle azioni della «Huta Hoch und Tiefbau» che ebbe l’incarico di costruire cinque dei sei crematori, con annesse camere a gas di Auschwitz. La ricerca storica ha stabilito inoltre che la Dresdner Bank ha dato vita per conto delle SS a delle società «schermo», attraverso le quali ha rivenduto a singoli membri dell’organizzazione criminale nazista proprietà sequestrate in vari Paesi occupati dall’esercito di Hitler, tra i quali la Cecoslovacchia e l’Austria. Ancora, è stato dimostrato che molti dei gerarchi nazisti, usciti assolti dal processo di Norimberga, devono la loro fortuna economica a cospicue erogazioni. Oggi i dirigenti di questa affermata banca tedesca hanno ritenuto che l’indifferenza nei confronti di questo terribile passato «causasse assai più danni economici e morali che non la scoperta della verità». Sappiamo da tempo che il passato può diventare luogo della memoria riconciliata a condizione che la conoscenza dei fatti accaduti non sia più rimossa o negata.