Varie, 2 aprile 2007
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Tregubova Elena
• Mosca (Russia) 24 maggio 1973. Scrittrice. Giornalista • «Come giornalista in Russia non la vuole più nessuno, ma come scrittrice Elena Tregubova continua ad avere un successo senza precedenti. Il suo libro Scene dal sottosuolo del Cremlino - scritto quando era ancora tra i cronisti parlamentari al seguito del presidente Putin - ha venduto 200 mila copie in patria [...] Bionda, giovane, brillante, Elena Tregubova non nasconde una certa nostalgia per i tempi di Eltsin e l’euforia della perestroika degli inizi. Dopo la pubblicazione del libro si è vista buttare fuori dal pool presidenziale - ”Non rispetta le istruzioni”, le è stato detto - e licenziare dal quotidiano Kommersant per cui lavorava. A conferma di una barzelletta in voga negli ambienti giornalistici moscoviti - ”In Russia la libertà d’espressione esiste, quello che non c’è è la libertà dopo l’espressione” - è miracolosamente scampata all’esplosione di un ordigno davanti alla porta di casa nel periodo della campagna elettorale che ha portato alla riconferma di Vladimir Putin. [...] ”La storia del mio successo ha del ridicolo. Tutto è cominciato con un’intervista alla tv in cui dovevo presentare i contenuti del libro. Leonid Parfionov (uno dei conduttori più noti del paese, ndr) mi ha chiesto di cominciare con il racconto di quando io e il presidente Putin abbiamo avuto una cena di lavoro in un ristorantino giapponese. Avevamo appena finito di registrare la puntata quando dal Cremlino è arrivato l’ordine di proibirne la messa in onda. Ma la Russia è un grande paese, e dunque per colpa dei diversi fusi orari la puntata è andata in onda lo stesso, non a Mosca, ma in tutta la Siberia e in Estremo Oriente. Il giorno dopo la notizia è rimbalzata fino alla capitale, molti giornalisti hanno protestato, e così il libro è diventato un caso. Dovrei pagare una percentuale al Cremlino per avermi fatto una simile pubblicità gratuita. Solo la prima edizione ha venduto 10 mila copie”. Però ha rischiato di saltare in aria... ”Sì [...] è esplosa una bomba sotto la mia porta, mentre stavo uscendo di casa per prendere un taxi. Era in corso la campagna elettorale, volevano solo farmi paura e dare un segnale a tutti i giornalisti, se mi avessero voluta morta adesso non sarei qui. In un primo momento la polizia si è persino rifiutata di aprire un procedimento, ma visto che dell’incidente avevano parlato tutti i giornali sono stati costretti. Gli stessi poliziotti mi hanno detto di aver ricevuto pressioni ”dall’alto’. Questo è il mio paese”. [...]» (Francesca Sforza, ”La Stampa” 13/10/2005).