Francesco Cordella, ཿDipiù 9/4/2007;, 9 aprile 2007
Dipiù 9 aprile 2007 • La scheda biografica di Henry John Woodcock, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta che sta scuotendo il mondo dello spettacolo, della politica e dello sport, è un elenco di dati freddi
Dipiù 9 aprile 2007 • La scheda biografica di Henry John Woodcock, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta che sta scuotendo il mondo dello spettacolo, della politica e dello sport, è un elenco di dati freddi. Scorriamola: figlio unico, nasce a Taunton, in Gran Bretagna, il 23 marzo 1967. Quindi quarant’anni appena compiuti con una festa tra amici. Il papà George, discendente di una nobile famiglia inglese, oggi in pensione, è un ex insegnante di lingue all’accademia militare di Livorno. La mamma Gloria, invece, è originaria di Napoli, città dove lui cresce e studia. Maturità al liceo Umberto I, in cui si è diplomato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Studi di Giurisprudenza. Poi, scuola di preparazione all’esame in magistratura, dove incontra Stefania Starace, oggi giudice civile, che sposa nel 2000 e con cui prende casa a Napoli. Anche la scheda ”professionale” è una raccolta di fredde informazioni. Scorriamola: laurea in legge, poi concorso per diventare magistrato superato nel 1996. E nel 1999 prima e finora unica assegnazione: Tribunale di Potenza. Pubblico ministero in inchieste al centro della cronaca negli ultimi mesi: quella che portò all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia; e adesso quella incentrata sull’attività di Fabrizio Corona, in cui indaga su ricatti per foto compromettenti a personaggi famosi, su giri di droga e sfruttamento della prostituzione Ma al di là dei dati da curriculum, oggi Woodcock è diventato una celebrità, proprio come Antonio Di Pietro nei primi anni Novanta quando portò a galla Tangentopoli e mise sotto inchiesta il mondo politico. Anzi, diciamo la verità, è più celebrità di Di Pietro. Perché alla voglia di scavare per scoprire atti criminosi e il marcio di certi ambienti, Woodcock aggiunge un altro elemento alla sua figura: il fascino. Un fascino da stella della TV, pari a quello delle celebrità televisive, della moda e dello sport coinvolte nelle sue indagini. Più celebrità di Di Pietro anche per il suo modo di essere e di fare, per cui oggi si parla di uno ”stile Woodcock” A cominciare dall’abbigliamento: giacca un po’ sgualcita, giacconi alla moda. qualche volta la cravatta ma di quelle che lasciano il segno. Insomma, un look informale, ma sempre molto ricercato. Poi, l’acconciatura: capelli lunghi, spesso spettinati, con ciuffi ribelli. E la barba sempre curata, apparentemente incolta, ma portata con cura: che sia lunga, con il pizzetto, o di due giorni. E ancora, i suoi mezzi di trasporto: la Volvo station wagon ammaccata o la vecchia moto da cross, stile centauro. Dunque, da una parte il magistrato severo, alle prese con argomenti scottanti. Dall’altra il ”bello con gli occhi celesti” e il sorriso accattivante. Tanto che, se non fosse un serioso tutore della legge, ma si trovasse dall’altra parte della barricata nel mondo dello spettacolo, si parlerebbe di lui in modo diverso: come di un sex symbol. Invece, la sua esistenza è altro: nel suo ufficio al quarto piano della Procura, tra fascicoli giudiziari e verbali di interrogatorio, studia, scrive, ascolta indagati e testimoni dalle sette del mattino alle otto di sera, per cinque giorni a settimana. Poi, il venerdì prima di cena parte per Napoli e va dalla moglie. Questo è Woodcock così come appare vedendolo da fuori, protagonista di una vita ritirata, segnata dagli impegni di lavoro, di cui si sa molto poco. Anche lui, però, è ”umano”. A Potenza, vive una realtà comune a tante persone. Sicuramente fa shopping. Sicuramente va dal barbiere. Sicuramente va al ristorante. Sicuramente, dal momento che la moglie vive a Napoli, va a fare la spesa dal macellaio e dal droghiere. Dal fruttivendolo compra i kiwi E proprio questo aspetto abbiamo voluto cogliere di lui: e leggerete così la storia della sua vita da persona normale a Potenza. Che cosa fa prima di entrare in Procura e quando esce. Insomma, il mondo di Woodcock lontano dalla ”stanza dei bottoni”. Cominciamo. A Potenza, Woodcock, che non ha scorta, abita in un appartamento del centro storico di una settantina di metri quadri: ultimo piano di un edificio con mansarda. Tutti lo chiamano ”il dottore”. «Lo vedo uscire intorno alle sei e mezza» dice Vincenzo Palmieri, titolare di una macelleria nei paraggi. «E’ un uomo cordiale e, se se non va di fretta, prendiamo il caffè insieme nel bar qui vicino ». Poi va in Procura. In genere usa la macchina, la sua Volvo ”familiare”. D’estate gli piace prendere la moto, una vecchia Bmw da cross. Oppure va a piedi: una lunga passeggiata per percorrere i due chilometri da casa all’ufficio. Sulla strada, si ferma a comprare i giornali: «Tre o quattro quotidiani, i principali. A volte, qualche settimanale», dicono all’edicola. Verso le sette, sette e trenta varca la porta dell’ufficio e si immerge nel lavoro fino a sera. Poi, una volta uscito dall’ufficio, può capitare che si fermi a fare la spesa al supermercato ”Dì per Dì” a cinquecento metri dal Tribunale, in cima a una salita. «Prende il cestino e non il carrello perché compra poche cose per volta», dice un impiegato. «Si sa del resto che spesso gli piace mangiare al ristorante. Ma non rinuncia mai ai formaggini. Ne compra sempre varie confezioni ». Ma ama molto anche la carne, Woodcock. Dice infatti ancora il macellaio Vincenzo Palmieri: «Spesso si rifornisce da me. Gli piacciono molto le bistecche di vitella, tagliate grosse. Oppure i petti di pollo». Altra tappa è il fruttivendolo di fronte a casa. «Viene una o due volte a settimana», dicono nel negozio. « sempre di buonumore. Di solito, prende arance e banane. E poi, i kiwi: dice sempre che gli piacciono molto». Ma spesso, come abbiamo detto, Woodcock va al ristorante? Dice Vito Lorusso, titolare de ”La Tettoia”, uno dei locali preferiti dal magistrato, sempre vicino a casa sua: «Comincia con l’antipasto. Chiede più volte quello misto, con prodotti delle nostre terre: ricotta, salame, caciocavallo, mozzarella. Piccoli assaggi di ogni specialità. Poi, passa al primo: la pasta. Tra i suoi piatti preferiti, ci sono gli strascinati, una tipica pasta del luogo, come delle grandi orecchiette. Li ordina in genere con i peperoni. E li accompagna con del vino rosso. Poi conclude con la frutta: kiwi, ananas». Chiuso il capitolo gastronomico, passiamo a un altro aspetto della vita del magistrato di Potenza: il look che ha contribuito a renderlo una ”celebrità”, compresa la barba che sembra incolta. «Ogni settimana la barba viene a farsela regolare da me», dice Paolo Mattia, barbiere con ”bottega” in un vicolo del centro storico di Potenza. «Passa di qui la mattina presto. prima di andare al Tribunale. Gli piace l’effetto ”barba di due giorni”. Per ottenerlo, uso un rasoio elettrico. Alla fine, non chiede profumi né dopobarba: resta al naturale». «E i capelli, invece?» «Quelli non glielo ho mai toccati. Evidentemente ha un barbiere di fiducia a Napoli, dove torna ogni fine settimana». Quanto ai vestiti, nei negozi di abbigliamento del centro di Potenza Woodcock sembra non abbia mai messo piede. «A quanto ne sappiamo, i vestiti li compra a Napoli», spiega il commesso di un negozio a due passi da casa sua. «E per le cravatte si rivolge alla prestigiosa ditta Marinella di Napoli, come tanti politici e personaggi dello spettacolo». Gioca a calcio da attaccante E il tempo libero, a Potenza, come lo passa Woodcock? In città dicono: «E’ tutto casa e lavoro, tempo per gli svaghi il dottore non ne ha». Da queste parti, ricordano solo quella volta che ha partecipato a una partita amichevole di calcio a 5 tra magistrati e avvocati. «Il dottore giocò da attaccante, i magistrati vinsero 2-1, ma lui non segnò», ricorda uno spettatore. Agli svaghi Woodcock dedica il fine settimana, quando raggiunge la moglie a Napoli, dove abita anche la mamma Gloria. Tra le sue passioni, c’è il mare: si sa che ama andare in barca. «E poi gli piace cercare e comprare moto vecchie», dice sempre il suo macellaio di fiducia, Vincenzo Palmieri. «Una volta mi disse di essere interessato a una Honda di un mio amico». Infine, i cani: per un periodo Woodcock ha tenuto con sé a Potenza un pastore tedesco femmina, Sally. «Ma poi il cane si è ammalato e lo ha portato a Napoli», dice un barista del centro. Ma le ore per il tempo libero sono poche: la domenica sera il magistrato è già di ritorno, sulla strada per Potenza. Per essere in ufficio la mattina presto. Del resto, è uno che adora il suo lavoro. E una volta ne ha spiegato anche il motivo con una delle pochissime frasi pronunciate pubblicamente: «Noi che viviamo in tribunale siamo uomini fortunati perché, senza pagare il biglietto, abbiamo un posto in prima fila nel teatro della vita». Francesco Cordella