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 2007  aprile 02 Lunedì calendario

Per la prima volta mostro i miei tesori. Panorama 8 marzo 2007. Angelo Guido Terruzzi è uno dei maggiori collezionisti d’arte europei e la sua riservatezza è impenetrabile

Per la prima volta mostro i miei tesori. Panorama 8 marzo 2007. Angelo Guido Terruzzi è uno dei maggiori collezionisti d’arte europei e la sua riservatezza è impenetrabile. " la prima volta, da trent’anni, che concedo un’intervista. E una delle pochissime volte che mi lascio fotografare. Pensi solo che fino a qualche mese fa l’unica mia immagine che circolava sui giornali, una foto che mi ritraeva in smoking a Monte-Carlo, risaliva a quarant’anni addietro". L’evento d’eccezione che ha indotto Terruzzi a uscire dall’ombra è la mostra a Roma di oltre 500 opere provenienti dalla sua mitica collezione (Fascino del bello, Complesso monumentale del Vittoriano, a cura di Annalisa Scarpa e Michelangelo Lupo, dal l° marzo al 20 maggio). Vi si possono ammirare 250 dipinti, finora mai esposti al pubblico, 150 oggetti preziosi tra porcellane, maioliche e argenti, oltre a 120 esemplari unici di arredi. L’appuntamento é di quelli da non perdere, poiché la collezione è davvero di prim’ordine. A considerare solo i dipinti, spazia dal XIV al XX secolo, con un formidabile nucleo centrale fatto di opere del Sei-Settecento veneziano. E mica autori minori: 30 Amigoni, 10 Guardi, 10 Carlevarijs, 15 Magnasco, 5 Canaletto, 4 Bellotto, 6 Panini, 6 Luca Giordano e poi Tiepolo, Longhi, e autori più antichi come Paolo Uccello, Liberale da Verona, Francesco Francia e più moderni come De Chirico, Fontana, Balla, Kandinsky... Ma i dipinti sono solo una parte degli oltre 5 mila pezzi della collezione, che comprendono ori, argenti, mobili tra i più rari, arazzi, porcellane, sculture. Tutto questo bendidio stipa fino all’inverosimile la sua magnifica villa di Bordighera, al centro di un parco imponente e rigoglioso (villa che tra l’altro, nel 1941, fu sede dello storico incontro tra Benito Mussolini e il dittatore spagnolo Francisco Franco). Terruzzi non è di quei collezionisti che tengono i propri tesori sotto teche di cristallo. Lui li usa, li vive: siede sulle poltrone che già furono di casa Savoia, si riposa nei letti a baldacchino Luigi XV, mangia nelle antiche porcellane. "Quando, nel 1955, ho iniziato a comprare quadri, e poi mobili e oggetti preziosi, non avevo in mente uno stile o un metodo particolari. Cercavo di portare a casa tutto quello che mi piaceva e per il solo fatto che mi piaceva, ovviamente con la consulenza di amici esperti. Solo col tempo mi sono accorto che il mio gusto mi spingeva prevalentemente verso il Settecento veneziano. Ma non c’era nulla di premeditato". Terruzzi ha anche avuto la fortuna di condividere questa sua passione con la moglie Gianna e la figlia Fiammetta. Mentre parliamo, Gianna è collegata al telefono con una casa d’aste per aggiudicarsi alcuni pezzi rari. "La collezione è l’impresa di tutta la famiglia". Terruzzi, che il critico d’arte Federico Zeri considerava (per usare le parole di Vittorio Sgarbi, suo grande amico) "un collezionista difficile, irraggiungibile, ostico", ha ora 80 anni, una corporatura massiccia e un volto che ricorda sorprendentemente quello di Marlon Brando. Fiero delle sue origini milanesi ("qualche giornale continua a scrivere che sono genovese, smentisco: io, mio padre e mio nonno siamo nati a Milano"), cominciò a fare fortuna giovanissimo, ancora adolescente, nell’Italia del dopoguerra, aiutando il padre e lo zio nel commercio dei metalli non ferrosi: nichel, cobalto, tungsteno, molibdeno. Nel giro di un paio di decenni si era conquistato il soprannome di "re del nichel" ed era diventato uno dei finanzieri più ricchi del Paese. A quel punto era già esplosa la sua passione per l’arte, affiancata da alcune passioni minori, come quella per il gioco. "Ho smesso da tempo, ma quanti amici incontravo nei casinò di tutto il mondo: l’amico Mario Puzo, a Las Vegas, uno che al tavolo verde si era rovinato, per fortuna poi scrisse Il padrino, Vittorio De Sica, di una simpatia irresistibile ... ". Terruzzi possiede anche alberghi, come il Grand Hotel del Mare a Bordighera, e soprattutto il Cavalieri Hilton a Roma. Li tratta come si farebbe con una residenza privata. Al Cavalieri Hilton ha portato, tre mesi fa, alcuni dei suoi quadri di maggior valore tre Tiepolo e due Bambini appena acquistati per 6 milioni di euro a un’asta di Sotheby’s e ora esposti nella hall. L’intera collezione di famiglia viene stimata dagli esperti attorno ai 500 milioni di dollari. Ora Terruzzi vorrebbe che diventasse una fondazione e destinarla a una città che garantisca una sede adeguata, aperta al pubblico. Due anni fa fece scalpore la notizia che, a questo scopo, Terruzzi stesse per comprare Palazzo Grassi a Venezia. "Avevamo già firmato, noi e loro, un accordo. Poi i veneziani cambiarono idea e vendettero il palazzo al francese François Pinault". Dispiaciuto? "Scherza? Per me fu un vero colpo di fortuna. In fin dei conti io facevo alla città di Venezia un grande regalo. Mi ero infatti impegnato non solo all’acquisto di Palazzo Grassi per 28 milioni e mezzo di euro, ma anche al restauro integrale sia del palazzo, che ne aveva effettivamente grande bisogno, sia del teatrino annesso, che avrei lasciato a disposizione della città. Avrei poi rinunciato a un intero piano per le autonome scelte espositive dei veneziani. Inoltre il mio impegno si estendeva a tutta la collezione di famiglia, che sarebbe confluita in una fondazione legata a Palazzo Grassi e alla città di Venezia, che in pratica ne diveniva proprietaria per sempre. Questo è quello che Venezia ha perso. Mi ero lanciato in questa avventura col cuore, ma l’esito mi ha lasciato sconcertato, e ora sono molto più prudente nel vagliare proposte e nel prendere decisioni". Intanto altre città hanno cominciato a corteggiare Terruzzi per contendersi il privilegio di ospitare la sua collezione. Particolarmente attivo è il ministro Francesco Rutelli che ha fortemente voluto la mostra di Roma e che segue con grande attenzione le sorti di questa raccolta di capolavori. Ma anche Vittorio Sgarbi si è fatto mediatore presso il sindaco Letizia Moratti perché la collezione trovi la propria sede a Milano. Il vulcanico assessore già si sbilancia indicando come possibili destinazioni Palazzo Litta in corso Magenta oppure il Palazzo delle Poste. "In realtà non c’è nulla di deciso e il precedente di Venezia mi ha reso più accorto" dice Terruzzi. "Alcune proposte mi sono state fatte anche dall’estero. chiaro che la destinazione delle opere deve essere adeguata al loro valore". E aggiunge: "Se nessuna soluzione ci dovesse soddisfare, non escludo nemmeno che l’intera collezione di famiglia venga messa in vendita e il ricavato sia destinato a scopi umanitari". Massimo Boffa