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 2007  aprile 02 Lunedì calendario

ARTICOLI TELECOM/TELEFONICA PER GIORGIO

Il 12 febbraio Cesar Alierta, amministratore delegato di Telefonica, annuncia di aver intrapreso dei colloqui con Olimpia per un’ alleanza strategica. Pirelli conferma le trattative che creerebbero grandi sinergie con Telecom - i conti e il piano L’ 8 marzo si riunisce il cda di Telecom Italia che dura ben sei ore. Il board è diviso e tre consiglieri vicini a Pirelli si astengono dal votare il piano industriale che prevede dismissioni per un miliardo e un taglio alla cedola 2007

La Repubblica
09-03-07, pagina 50, sezione ECONOMIA
il retroscena, Rossi ha messo all’angolo Tronchetti e i suoi fedelissimi dopo sei ore di battaglia in cda. Telecom uscirà da Mediobanca
E il Professore isolò il suo azionista
Critiche aspre e minacce di dimissioni, poi la vittoria del presidente * IL REALISMO Non è un piano di grande sviluppo ma è quello che si può fare oggi, non possiamo imbrogliare il mercato * LA SQUADRA C’ è stata grande collaborazione tra cda e management, ora in Telecom c’ è una squadra davvero coesa
GIOVANNI PONS
MILANO - Alla fine il professore manager ha messo nell’ angolo l’imprenditore azionista. Potrebbe riassumersi così la maratona del consiglio Telecom di ieri che per una volta tanto ha visto prevalere l’ indipendenza dei consiglieri condotti per mano dal presidente Guido Rossi contro le indicazioni contrarie che arrivavano dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. «Ho notato grande apprezzamento per il bilancio 2006 nonostante i rumors intorno a Telecom», ha detto alla fine il professore. Ma la battaglia è stata lunga e faticosa. All’ inizio della riunione, alle 10, «c’ era un’ atmosfera poco cordiale» ammette uno dei partecipanti. Poco prima era terminata un primo faccia a faccia proprio tra i consiglieri indipendenti che dovevano scegliere una linea comune da seguire sul delicato tema dell’ accordo con Telefonica, tema mai fino a ieri approdato in seno al cda e non all’ ordine del giorno. Il più combattivo, sulla linea filo Tronchetti, si è rivelato a sorpresa Pasquale Pistorio, da sempre sostenitore della necessità per la Telecom di tornare a fare acquisizioni a livello internazionale. E poi Massimo Moratti, Carlo Puri Negri e Domenico De Sole, Diana Bracco, tutti a sollevare l’ opportunità di un’ alleanza ad ampio respiro e a livello mondiale con il colosso spagnolo che però da qualche giorno si è defilato. A questo punto Rossi ha preso il toro per le corna e ha ricordato ai presenti che i contatti della società con Telefonica non si sono mai interrotti e che, anzi, hanno trovato nuovo vigore in un incontro con Cesar Alierta di domenica scorsa. Contatti che potrebbero sfociare in alleanze mirate in alcuni paesi come il Brasile, l’ Argentina o la Germania sempre tenendo in massimo conto le prerogative di Telecom Italia. Insomma, sembra che sia più Telefonica che ha bisogno degli italiani che viceversa. E dunque niente legami a doppio filo di cui beneficerebbero solo alcuni azionisti, leggi Olimpia. Rintuzzato l’ attacco su Telefonica il tiro dei pirelliani si è spostato sul piano industriale, giudicato da alcuni troppo poco sexy. stato sempre Pistorio a sostenere che in mancanza di previsioni sulla rete di nuova generazione e sulle alleanze internazionali i titoli in Borsa erano destinati a cadere. Mentre Francesco Denozza e Marco Onado sostenevano, al contrario, la necessità di tagliare il dividendo anche quest’ anno per i chiari di luna sulle ricariche telefoniche e le tariffe di roaming internazionale. Ma di fronte al fuoco di fila di alcuni consiglieri contrari al piano Carlo Buora e Riccardo Ruggiero si sono inalberati: «Proseguendo di questo passo si sfiducia il management e allora ce ne andiamo». Poi Gianni Mion ci mette una pezza dicendo che non è giusto inserire previsioni in un piano industriale che poi magari non si possono mantenere. Un invito a nozze per Rossi che non si lascia scappare la stoccata finale: «Non è un piano di grande sviluppo ma è quello più rispondente ai dati che oggi sono a disposizione. Non si può imbrogliare il mercato con stime su sinergie che poi rischiano di non realizzarsi». Ed ecco che si arriva alla conta, con voto palese. Rientrano le posizioni di De Sole e della Bracco, Benetton si adegua pensando ad Autostrade-Abertis, sul muro dell’ astensione rimangono solo in tre. La catena è spezzata, l’ azionista è isolato mentre gli indipendenti e il management si ricompattano. «C’ è stata grande collaborazione tra cda e management, ora in Telecom c’ è una squadra davvero coesa», ci tiene a dire Rossi alla fine della battaglia. Franco Brescia, l’ assistente di fiducia del presidente, è pronto a stappare bottiglie di champagne ma già da stamattina alle 8 tutti saranno a Piazza Affari di fronte alla comunità finanziaria. Pronti a sparare qualche cartuccia a sorpresa come l’ abbandono dei salotti della finanza: Telecom è infatti pronta a vendere la quota posseduta in Mediobanca e in Capitalia così come altre partecipazioni non strategiche. E a comunicare al mercato l’ impatto del decreto Bersani sulle ricariche, in segno di trasparenza.

La Repubblica
13-03-07, pagina 12, sezione ECONOMIA

il caso
Dal piano Rovati alla svolta iberica sei mesi di gelo con il governo
Nell’estate scorsa l’ inizio delle polemiche tra Tronchetti Provera e palazzo Chigi

ETTORE LIVINI

MILANO - Le possibili exit strategy di Marco Tronchetti Provera dalla partita Telecom sono ancora tante. C’ è la via spagnola di Telefonica, ci sono le soluzioni "esotiche" come l’ alleanza indiana o russa. Nessuna di queste strade, però, porta a Roma. Il motivo è semplice: i rapporti tra il numero uno Pirelli e l’ esecutivo di Romano Prodi sono in corto circuito da almeno sei mesi. E nemmeno i tentativi di recupero in extremis sembrano aver avuto successo. Il grande freddo tra governo e Bicocca è scoppiato all’ improvviso lo scorso settembre. Il detonatore è stata la presentazione da parte di Pirelli del piano per separare Tim dalla telefonia fissa. L’ anticamera di una probabile cessione del business del mobile. Un fulmine a ciel sereno. Prodi ha fatto passare 72 ore per riflettere. Poi è partito all’ attacco: «Circa dieci giorni fa ho avuto un colloquio con Tronchetti Provera - ha detto - e non mi ha assolutamente accennato a una ristrutturazione societaria così importante e radicale». Un malinteso? Tutt’ altro. Invece che risolversi, lo scontro si è radicalizzato. Tronchetti ha smentito Prodi («gli avevo parlato dello scorporo Tim»). E un giorno dopo sono usciti i dettagli del cosiddetto piano Rovati, la proposta del consigliere economico del premier per "pubblicizzare" la rete fissa delle tlc. Una sorta di dichiarazione di guerra. Il punto di non ritorno nei rapporti tra Tronchetti e Palazzo Chigi. Prodi è stato costretto a rispondere alla Camera alle accuse di dirigismo dell’ opposizione, mentre il numero uno della Bicocca - così come Rovati - hanno dato le dimissioni. Da allora la tensione è rimasta altissima. Le inchieste giudiziarie sul caso Tavaroli non hanno contribuito a rasserenare il clima. Prodi - almeno su questo fronte - è riuscito a mantenere il governo unito. Tronchetti ha provato due settimane fa a rompere il gelo con la missione romana per sponsorizzare Pirelli-Telefonica. Troppo tardi. Quando il ministro per lo sviluppo Pierluigi Bersani - al vertice italo-spagnolo di Ibiza - ha sentenziato che in Telecom «non esistono solo gli interessi dei grandi azionisti», alla Bicocca hanno capito che la partita "politica" era chiusa. Pochi giorni dopo il summit delle Baleari - che ha sbloccato l’ affare Enel-Endesa e dato una spinta ad Autostrade-Abertis - Telefonica ha abbandonato il tavolo Olimpia per andare a trattare direttamente con Guido Rossi e con Telecom. E a Piazza Affari e dintorni sono tornate a circolare le voci di una "soluzione di sistema" (con le banche pronte a stringere un cordone di sicurezza attorno a Telecom) per stabilizzare l’ azionariato dell’ ex-monopolio. Un piano che non prevede alcun ruolo per Tronchetti.

La Stampa 9 marzo - Francesco Manacorda
Una bozza di lettera d’intenti, diciannove pagine su «un’alleanza strategica» - datate 26 gennaio 2007 - dove si specifica che l’intesa non avrà «effetti vincolanti» eccetto che per alcuni punti specifici. In calce, due spazi vuoti accanto alle sigle TE e TI, Telefonica e Telecom Italia. Ancora, un documento del 15 febbraio che specifica le sinergie che le due società potrebbero ottenere nel corso di cinque anni - la cifra sarebbe di oltre due miliardi - e dettaglia cinque aree: il mercato tedesco, quello brasiliano, la vendita all’ingrosso di traffico telefonico, gli acquisti, la ricerca e sviluppo. Di quest’ultimo documento martedì è stata fornita sintesi ai consiglieri del comitato strategie. La trattativa tra Telefonica e Telecom Italia per la ricerca di sinergie industriali, insomma, è un bel pezzo avanti. E i documenti che circolano paiono smentire le affermazioni venute nei giorni scorsi dalla Telecom (non ci sarebbero pezzi di carta che quantifichino le sinergie). Anche per questo ieri alcuni consiglieri hanno chiesto informazioni al presidente Guido Rossi, al vice Carlo Buora e all’amministratore delegato Riccardo Ruggiero. Si sarebbero sentiti rispondere che proprio Telefonica rappresenta l’opzione migliore. Che la trattativa sia ancora lì, lo dimostra anche la visita fatta domenica scorsa dal numero uno spagnolo Cesar Alierta al presidente di Telecom Guido Rossi e l’annuncio che altri incontri sono previsti. Ma è solo una trattativa, come è stato spiegato da Telecom: va iscritta nel novero dei contatti «che rientrano nel normale sviluppo del business». Come i rapporti con Deutsche Telekom e France Telecom? Possibile. Tutti contenti comunque? In fondo anche Olimpia - leggasi Pirelli, leggasi Marco Tronchetti Provera - azionista di maggioranza relativa di Telecom con il 18%, voleva un’alleanza industriale Telecom-Telefonica come base per l’ingresso degli spagnoli in Olimpia. Ma no: ovviamente non tutti sono contenti. In particolare non è contenta Pirelli, che vede nelle mosse di Telecom il desiderio di tagliare fuori l’azionista del piano di sopra concentrandosi su una strategia industriale che senza l’ingresso degli spagnoli nella scatola di controllo - è il ragionamento - non avrebbe senso. La frattura Tronchetti-Rossi appare insomma sempre più netta nonostante un legame più stretto con Telefonica appaia l’obiettivo di entrambi. E a semplificare la situazione non contribuisce la conta dei voti in consiglio. I consiglieri di Pirelli Puri Negri e Moratti astenuti assieme all’indipendente Pistorio. Nessuna astensione ma voto favorevole al piano, da parte di Gianni Mion e Gilberto Benetton, i rappresentanti per l’appunto di Benetton, che di Olimpia è socio con il 20% e che da tempo spinge per un’alleanza industriale di Telecom. Un voto che va interpretato come una mossa fatta per senso di responsabilità e per non innescare dannose tensioni alla vigilia della presentazione del piano agli analisti, per di più di fronte a un management che avrebbe anche minacciato le dimissioni in caso di bocciatura del business plan? O invece il segno che Tronchetti e i suoi consiglieri Pirelli sono isolati? I protagonisti, soci in Olimpia, gettano acqua sul fuoco. Per i Benetton il voto non è contro Tronchetti ma a favore di Telecom.
Tronchetti, comunque, appare più debole, anche se non è detto che Rossi sia più forte. Lo scontro vero al Telecom Corral arriverà probabilmente solo a metà aprile con l’assemblea. In quella sede Olimpia avrebbe la possibilità teorica di mandare a casa gran parte del consiglio, Rossi e Buora compresi. Ma come reagirebbe il mercato a vedere lo scontro risolto con un’atomica societaria?

La Stampa 9 marzo - Armando Zeni
Nessun contrario. Tre astenuti, Carlo Puri Negri, Massimo Moratti e Pasquale Pistorio. Tutti gli altri a favore del nuovo piano industriale che sarà presentato oggi dal presidente Guido Rossi, dal suo vice Carlo Buora e dall’amministratore delegato Riccardo Ruggiero. finito così, dopo 5 ore di discussioni, e fatto inusuale con «l’unanime apprezzamento sull’operato del management» messo nero su bianco nel comunicato emesso alla fine, il consiglio d’amministrazione di Telecom Italia più atteso, per i suoi possibili esiti, degli ultimi anni. All’ordine del giorno i conti del bilancio 2006 e, appunto, le linee d’azione del nuovo piano triennale. Approvati e ratificati i conti, sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti: ricavi a 31,2 miliardi, in crescita del 4,5%, Ebitda a 12,8 miliardi (+2,7%), utile netto a 3,01 miliardi in calo del 6,3%, investimenti industriali stabili (5,1 miliardi), debiti scesi a 37,5 miliardi e dividendo proposto analogo al precedente (14 centesimi per le ordinarie, 15,1 per le risparmio). E approvato con i tre astenuti che si diceva il nuovo business plan, la materia del contendere tra quelli che nelle ultime settimane sono stati descritti come i due schieramenti opposti: da una parte il management, Rossi, Buora, Ruggiero, dall’altra gli uomini di Olimpia, i portavoce cioè dell’azionista di maggioranza Marco Tronchetti Provera, due visioni divergenti, l’una, quella di Pirelli, che avrebbe voluto stringere un accordo forte con Telefonica concedendo loro di essere partner industriale esclusivo in cambio del 30% in Olimpia, l’altra, quella del vertice Telecom, che nega ogni esclusiva e punta a fare accordi diversi in paesi diversi con operatori diversi. Inutile negarlo, il timore era quello di una resa dei conti, una sorta di ok corral. Lo temevano i consiglieri indipendenti che non a caso, prima della riunione, si sono visti di prima mattina decisi a chiarirsi le idee in vista di una probabile conta nel cda. Solo in Borsa le quotazioni dei titoli andavano in parallelo: su le Telecom (che chiuderanno a +1,41%) in previsione di dati del bilancio considerati non male dagli operatori, migliori nella media di quelli di competitor come France Telecom o Deutsche Telekom. Su anche le Pirelli che solo in chiusura, dopo aver toccato un +2%, sono scese dello 0,61%. Dentro, in consiglio, da quanto si sa, non sono mancati i momenti di tensione, domande insistenti di chiarimenti, soprattutto da parte di Puri, con qualche reazione nervosa di Buora che, assumendosi in pieno la paternità del nuovo piano insieme a Ruggiero, l’ha difeso ad oltranza con puntiglio: «Questi sono i numeri, dottor Puri...». Spiegazioni che hanno convinto i più, compreso Gilberto Benetton, l’uomo che con Edizione Holding affianca Pirelli in Olimpia: un piano serio e prudente, pare l’abbia definito Benetton prima di andarsene di corsa dal cda per partecipare al successivo consiglio di Olimpia in via Negri, quartier generale di Pirelli dove poi è stato visto entrare Gerardo Braggiotti, il banchiere più ascoltato da Tronchetti.

La Stampa 10 marzo - Armando Zeni
Nessuna battaglia, dice. Nessuna singolar tenzone sul campo di Agramante, annota sorridendo: lui, Guido Rossi, il Professore, presidente di Telecom Italia da sei mesi, finito a menar fendenti contro Marco Tronchetti Provera, numero uno di Pirelli, l’azionista di maggioranza, suo predecessore in Telecom? Ma no, getta acqua sul fuoco il fine giurista abituato a mediare: «I miei personali rapporti con Tronchetti sono ottimi come sempre», precisa. Come ottimi, assicura, «sono i rapporti tra Telecom e l’azionista di riferimento». Nessun Orlando contro Agramante, sorride, prima di far riemergere il teorico della public company che è in lui rivelando così almeno mezza verità: «Noi dobbiamo curare gli interessi di tutti gli stakeholders e i problemi dei nostri azionisti in quanto tali non ci devono riguardare». Legittimo. Ma intanto, incassato il sì al nuovo piano industriale con l’astensione dei tre consiglieri più vicini a Olimpia («Tre su 21 perché non si sentivano sufficientemente informati», frena mettendo subito le mani avanti: «Ho diretto più di un consiglio, non c’è niente di strano se qualcuno si astiene, fa parte del rispetto delle opinioni personali che in qualunque sede devono poter essere espresse»), il problema dei rapporti tra management e azionista, tra Telecom e Pirelli, resta eccome. E ha tempi di verifica stretti: le quattro settimane che separano l’oggi dal 6 aprile quando dovranno essere presentate le liste dei candidati al nuovo consiglio d’amministrazione. Ci sarà ancora il Professore? Accetterà di candidarsi? Di nuovo un sorriso, l’humor che non ti aspetti: «Domanda personale intrigante - premette Rossi alla risposta seria - Per accettare c’è bisogno che qualcuno mi candidi. La domanda non va rivolta a me».
Tocca insomma a Tronchetti che di Olimpia ha l’80%. Ai Benetton che hanno il 20%. A Mediobanca e a Generali che con Olimpia hanno siglato un patto per rafforzare la presa su Telecom. Un mese di tempo per una decisione che potrebbe essere la conferma che la rottura del rapporto di fiducia tra azionisti e management è insanabile, al di là delle ”forzature” giornalistiche, oppure no. In fondo, dopo l’approvazione del nuovo piano industriale (con il sì anche dei rappresentanti nel cda di Benetton, Mediobanca e Generali) che ha stoppato l’alleanza con Telefonica che avrebbe permesso a Pirelli di vendere agli spagnoli il 30% di Olimpia in cambio di 1,3 miliardi, una carta in mano a Tronchetti per riprendere il pallino potrebbe essere quella del ribaltone con l’azionista di riferimento che sfiducia i manager per nominarne di nuovi, che ricorre al voto sovrano dell’assemblea per ristabilire la cinghia di trasmissione. Col rischio di correre da solo contro tutto e tutti: possibile? Ecco perché, tra gli scenari futuri resta in piedi, nonostante le smentite (Rossi: «Non ne so nulla»), l’idea dell’intervento di banche e fondazioni per sostituire, in tutto o in parte, Pirelli in Telecom. Lasciando il Professore al suo posto.
A. Z.