Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 08 Giovedì calendario

A colpi di spada ecco la regina del fantasy. Panorama 8 marzo 2007. Bello, anzi stupendo. Però in quel librone mancano le ragazze

A colpi di spada ecco la regina del fantasy. Panorama 8 marzo 2007. Bello, anzi stupendo. Però in quel librone mancano le ragazze. O, comunque, quelle che ci sono hanno parti di serie B. Questo è quel che ha pensato Licia Troisi quando, dopo aver letto e riletto un sacco di Volte Il signore degli anelli di John Ronald Reuel Tolkien, ha deciso di scrivere il suo primo, e torrenziale, romanzo fantasy: Cronache del mondo emerso. Aveva 21 anni e studiava astrofisica. Oggi Licia Troisi, romana, ha 27 anni e lavora all’Agenzia spaziale di Frascati. Con la trilogia delle Cronache (Mondadori) ha venduto 300 mila copie ed è stata tradotta in vari paesi tra cui Germania, Portogallo, Brasile, Spagna, Turchia e Grecia. Il fantasy è stato sempre un genere maschile, ma lei, giovane scienziata, ha infranto il tabù. Dal 27 febbraio è in libreria il suo quinto libro, il secondo della nuova trilogia: Le guerre del mondo emerso. Le due guerriere. Le storie le inventa prima di dormire, come faceva da bambina. Il suo è un omaggio a Tolkien,ma anche una correzione al femminile...  ovvio, io sono una donna. Ma non c’è alcuna operazione femminista. Quando ho cominciato a scrivere non ero così esperta di letteratura fantasy. Conoscevo e ammiravo quegli scenari. E poi mi sono ispirata anche ai fumetti, soprattutto ai manga giapponesi, che scavano nel profondo. Mi sono appassionata anche all’Harry Potter di Joanne K. Rowling. Lotta tra il bene e il male: lo schema è sempre quello, collaudatissimo. Certamente. Ma nei miei libri è in risalto la lotta contro se stessi, contro le proprie debolezze. Sempre nel tentativo di trovare il Modo giusto di decidere della propria vita. C’è qualcosa di autobiografìco in questo? Non lo nego. Io tendo ad abbattermi e qualche volta ho il difetto di non credere davvero in quello che faccio. Non male, la maggior parte va dall’analista e paga, lei invece fa autoterapia scrivendo. E ci guadagna. La scrittura è un modo di capire come si è. Terapia? Be’ sì, lo ammetto, C’è stato un periodo della mia vita, subito dopo la laurea, in cui mi lasciavo andare, guardavo e non decidevo. Un po’ come Dubhe, l’eroina della mia storia. Dubhe: un nome nordico in obbedienza al fatto che le grandi saghe sono tutte nordiche? No Dubhe è un nome arabo. Ma soprattutto è il nome di una stella dell’Orsa Maggiore. Col lavoro che faccio mi è naturale scegliere in cielo i nomi. Dubhe è tormentata... Sì, deve liberarsi dalla maledizione che le è stata inflitta. Cerca con fatica la sua via. Dipende dal fatto che le è capitata una brutta cosa nel passato: ha ucciso per errore un amico d’infanzia. Si sente condizionata. Dopo questo trauma continua a porsi molte e difficili domande: è possibile un riscatto? possibile cambiare vita? Ci riesce? Non lo voglio dire. Le vicende di Dubhe continueranno. Lei sa che di Tolkien si è appropriata la mitologia di destra... In Europa è avvenuto, certo. Ma credo che sia una sciocchezza. Basti pensare che i sessantottini americani avevano eletto Tolkien a loro mito. No, questo genere non ha colore politico. Oltretutto io sono di sinistra. Comunque delle etichette me ne infischio. Lei descrive una misteriosa setta, quella degli assassini. Il male, insomma. Parrebbe che i suoi libri siano una versione fantastica dello scontro tra Occidente e Islam. Sì, ci ho pensato, Ma dopo averli scritti. Descrivere gli archetipi non è una cosa in sé negativa. Ci sono e basta. Io non procedo per schematismi. Nel senso che non traccio una linea netta e grossolana che separa i buoni dai cattivi. Le cose si mischiano sempre, anche perché l’avversario è all’intemo di noi stessi. Inoltre i buoni non hanno sempre ragione, anzi hanno spesso metodi malvagi. Il fantasy, dicono certi studiosi, ci costringe a fare eterni rimandi al mito, anche se non si vuole. Il mito è dentro di noi, basti pensare alla tradizione greca e latina. Il fantasy è anche un modo per evadere? Le storie fantastiche sono una sorta di alternativa alla realtà. Ma nello stesso tempo non sono una fuga dalla nostra esistenza quotidiana. Semmai un modo per interpretarla. La mia Dubhe vive nell’incubo di essere imprigionata in un destino già scritto. Il bene e il male giocano all’interno, di questa situazione. I suoi cattivi vogliono distruggere il mondo. Quindi esistono malvagi in assoluto... Hanno una loro logica. Hanno quella ma non hanno l’etica. C’è poi da dire anche che tanti buoni non si cimentano, almeno all’inizio, con l’armatura della morale. La lotta fra bene e male, per dirla come il presidente americano George Bush, mi ha fatto riflettere sul fatto che il fantasy può essere più reale del reale. Cerco di evitare schematismi. Nella vita ci sono le sfaccettature. Mi piace scavare nelle zone scure delle persone. E gli gnomi? E i folletti? E le creature dell’altro mondo? Ma gli gnomi fanno parte del mondo. Sono dei diversi che abitano accanto a noi. Mi piace il miscuglio delle razze, il multietnismo. migliore una vita con tanti colori. Ma anche con i supereroi. Certo, quelli ci sono. Attenzione però: i cosiddetti invincibili alla fine non lo sono del tutto, Tolkien, per esempio, sceglie i suoi eroi in persone apparentemente fragili, deboli, pervase dal dubbio. Sono spesso loro a risolvere le sorti del mondo. Tolkien non banalizza mai. Ci saranno film tratti dai suoi libri? Ora no. Per il semplice fatto che non sono stati tradotti in inglese. I registi italiani non sono ancora in grado di affrontare il genere fantasy,  stato difficile pubblicare dalla Mondadori? Ha avuto raccomandazioni? La mia vicenda assomiglia a una favola. Ho spedito, nel marzo del 2003, il dattiloscritto a un editor della Mondadori. Il nome l’ho preso da internet, Sandrone Dazieri, editor della letteratura per ragazzi, ha voluto incontrarmi a Roma quattro mesi dopo. Nell’aprile 2004 il libro è uscito. Tutto qui. Sono cose che ti fanno bene sperare nel mondo. Prima gli studi, ora la professione. Quando riesce a scrivere? La sera. A volte è il mio fidanzato a lavare i piatti.  soddisfatta come astrofisica? Molto. Lavoro al progetto di un satellite. Nel 2011 volerà nello spazio per studiare la luce delle stelle. Pier Mario Fasanotti