Panorama 08/03/2007, pag.221 Adriano Sofri, 8 marzo 2007
Sorge, una spia nel fianco di Hitler. Panorama 8 marzo 2007. Una volta mi misi a leggere vite di spie
Sorge, una spia nel fianco di Hitler. Panorama 8 marzo 2007. Una volta mi misi a leggere vite di spie. Non mi interessava lo spionaggio, mi interessava la doppiezza, l’impostura. Conobbi così Richard Sorge, "la spia del secolo ". Era un tedesco che agiva per il servizio segreto sovietico ai danni della Germania nazista, soprattutto da Tokyo, dove ebbe in mano l’intera ambasciata del suo paese. Arrestato nel 1941, fu giustiziato dai giapponesi. Era uno sfrenato bevitore, com’è costume delle spie e degli inviati dei giornali, insomma degli uomini soli. comune alla vita di clandestini, falsari e impostori di ogni genere la necessità di tenere il segreto e non farsi scoprire, da una parte, il desiderio più o meno consapevole di scoprirsi e rivendicare la propria "vera identità" dall’altra. Ci sono innumerevoli testimonianze del rilievo esagerato che gli uomini "segreti" assegnano ai riconoscimenti e alle lodi dei propri superiori burocratici o politici. Il fatto è che quelle riservate congratulazioni fanno le veci del riconoscimento pubblico e popolare che i clandestini ritengono di meritare e al quale sono costretti a rinunciare. Ma è una rinuncia provvisoria. Molto spesso il silenzio dei clandestini è un silenzio forzato e innaturale che aspetta solo il momento della rivelazione, per aprirsi magari in una torrenziale logorrea. Non è successo così anche per tanti "terroristi"? Il caso Sorge è esemplare. Smascherato e catturato, paradossalmente, nel momento in cui sente di aver esaurito il suo compito maggiore, ha avvertito i sovietici delle intenzioni di aggressione nazista e ha potuto poi rassicurarli della rinunzia giapponese ad attaccare da nord, Sorge racconta per mesi la propria storia, attento a compromettere il meno possibile i suoi collaboratori e la sua rete gerarchica, ma anche pronto a una ricostruzione ragionata e dettagliata, ben al di là delle convenienze giudiziarie. Sorge spera magari di essere liberato, e tuttavia la sua deposizione è soprattutto una specie di testamento autobiografico. Cultore e adepto della segretezza, dipendente rigidamente da un’organizzazione, il clandestino non può né vuole concedersi il lusso delle distinzioni politiche. Per lui, la politica migliore è quella che serve meglio la sua attività. Stanno qui le ragioni della solidarietà corporativa fra clandestini nemici o concorrenti, e anche del cinismo apparente dei doppi giochi e dei passaggi di frontiera. Il clandestino ha bisogno più di altri di credere nell’intoccabilità di una causa cui ha devoluto a occhi chiusi la propria vita. Sorge, testimonia un amico, "passava per tutte le varie fasi dell’ebbrezza: l’allegria, la melanconia lacrimosa, l’aggressività, la mania di persecuzione, la megalomania, il delirio, la semicoscienza e il tetro senso di solitudine che può essere dissipato da altro alcol". Sorge stesso tiene a dire orgogliosamente nella propria "confessione" che avrebbe potuto avere ben altra vita: " sempre stato mio desiderio e piacere personale imparare qualcosa sui luoghi in cui mi sono trovato, e questo specialmente nei riguardi del Giapppone e della Cina. Non ho mai considerato tale studio soltanto come un mezzo per raggiungere uno scopo. Se avessi vissuto in condizioni sociali pacifiche e in un ambiente di pacifica evoluzione politica, sarei forse stato uno studioso, non certo un agente di spionaggio". La sua amante, Hanako-san, riferisce: "L’unica volta in cui lo vidi perdere il controllo di sé fu quando seppe dell’attacco tedesco contro l’Unione Sovietica: quel giorno pianse, come se gli si spezzasse il cuore. "Perché sei sconvolto?" gli chiesi. "Perché sono solo. Non ho veri amici" ". Il clandestino può tradirsi perché la speranza di un riconoscimento dei posteri lo spinge a trascurare le precauzioni sul segreto, oppure perché deve presentare, a superiori e posteri, una minuziosa nota spese. La smania di pubblicità dilazionata e sublimata trapela dall’ossessiva e suicida cura con cui i clandestini accumulano archivi zeppi di resoconti, liste, registrazioni, contrastanti con le più ovvie norme di "vigilanza", ma indispensabili per chi attende con il puntiglio meticoloso del travet la sanzione della storia. Perfino presso Sorge, al momento dell’arresto, la polizia trova "sedici blocchi di appunti con i particolari di contatti con agenti... sette pagine di rapporti e documenti in inglese, e due pagine di uno schema scritto a macchina, anch’esso in inglese, del messaggio finale sui risultati ottenuti". C’è un momento in cui il suo orgoglio esplode, umiliato dal passo falso del giocatore imbattuto: "Improvvisamente chiese carta e matita. E scrisse in tedesco: ”Sono un comunista internazionale dal 1925”. Fece del foglio una palla e lo buttò attraverso la stanza. Si alzò in piedi e cominciò a camminare avanti e indietro. E improvvisamente scoppiò in pianto: "Ho perduto, gridò, per la prima volta in vita mia, ho perduto"" (le citazioni sono dal libro di F. W. Deakin e G. R. Stony). Era rinchiuso con lui un Kawai, e gli capitò di essere testimone delle reazioni entusiastiche di Sorge alla notizia che Stalingrado era salva: "Guardando dal buco della serratura della sua cella, Kawai vide Sorge levarsi il cesto dal capo nel corridoio e ballare per la felicità, dando affettuosi colpetti sulla spalla di un guardiano". Da giovane, Sorge si era definito "eterno straniero in fuga da se stesso". Quando fu giustiziato aveva 49 anni. Il suo mito doveva assicurargli una resurrezione: "Più tardi nacque la leggenda: che ci fosse stato uno scambio di persona e Sorge non fosse mai stato impiccato, ma misteriosamente portato in salvo in Unione Sovietica". C’era stato con lui uno iugoslavo, Vukelic, un imputato minore. In una lettera alla moglie, trovò questa bella immagine: "Non sono che una foglia su un grande albero. Quando avrò finito di rappresentare la mia parte, cadrò a terra". Adriano Sofri