Fonti varie, 2 aprile 2007
Anno IV - Centosessantaduesima settimanaDal 26 marzo al 2 aprile 2007Scuola 1 Alunno: «Lei, professoressa, ha mai provato a mettersi un dito nel culo?»Professoressa: (imbarazzata e sussurrando) «Ma che dici, via
Anno IV - Centosessantaduesima settimana
Dal 26 marzo al 2 aprile 2007
Scuola 1 Alunno: «Lei, professoressa, ha mai provato a mettersi un dito nel culo?»
Professoressa: (imbarazzata e sussurrando) «Ma che dici, via...»
Alunno: «Ma lei quanto guadagna?»
Professoressa: «Non molto di certo...»
Alunno: «Pensa che guadagnerebbe di più facendo la puttana?»
(colloquio, in una scuola italiana, tra un alunno e una professoressa, visto su You Tube e riferito testualmente da Ernesto Galli della Loggia sulla prima pagina del Corriere della Sera).
Scuola 2 A Valmorea, in provincia di Como, un padre, aiutato dalla madre, ha preso a cazzotti in mezzo alla piazza cinque ragazzini che avevano costretto sua figlia a un rapporto orale, riprendendola come al solito su un telefonino e diffondendo poi le immagini via Internet. Alcuni genitori dei cinque sono intervenuti a difendere i loro figli. Plauso dei giornali al papà scazzottatore («Finalmente!», ecc.)
Telecom Marco Tronchetti Provera ha ricevuto una grossa offerta per vendere Telecom, 2,82 euro ad azione contro i 2,7 che erano disposte ad offrirgli, di malavoglia e solo perché spinte dal governo, le banche italiane. I 2,82 euro, però, sono stati messi sul tavolo dagli americani di At&t e dai messicani di América Móvil, cioè da due compagnie straniere. Il governo, appena saputa la notizia, è entrato in fibrillazione: può un asset strategico come la compagnia telefonica di bandiera finire in mani non italiane? Tanto più che sono straniere anche le altre compagnie che operano nel Paese? Di qui dichiarazioni di fuoco e invocazioni d’aiuto a Mediobanca, che è già azionista Telecom e ha in mano un diritto di prelazione da esercitare entro quindici giorni dopo l’offerta (che si perfezionerà in tutti i dettagli fra un mese). ”Diritto di prelazione” significa che, allo stesso prezzo, Mediobanca può prender lei il pacchetto conteso e subentrare al concorrente. Siccome all’offerta va aggiunto il dividendo di prossima distribuzione, gli analisti hanno già valutato che il vero incasso per Tronchetti (cioè per Pirelli, che è l’azienda proprietaria di Telecom) è superiore a 2,9 euro. Siamo quasi ai 3 euro che Tronchetti aveva chiesto fin dal primo momento, avendo pagato la compagnia - sei anni fa - più di quattro euro ad azione (adesso il titolo in Borsa è quotato 2,1). Il governo ha già impedito - manovrando - di far entrare in Telecom gli spagnoli di Telefonica. Potrebbe adesso, sfruttando una piccola quota dell’azienda che è ancora in possesso del ministero del Tesoro, esercitare la cosiddetta "golden share", cioè il diritto di veto all’ingresso di un socio sgradito. Ma non arriverà fino a questo, glielo impedisce l’Unione europea.
Rete Del resto, il vero asset di interesse nazionale non è l’azienda in sé, ma l’insieme di ripetitori e soprattutto di cavi su cui corrono i messaggi. Tronchetti aveva provato a valorizzarla lo scorso settembre andando a chiedere a Murdoch un pacchetto di contenuti, da far poi vedere su Internet. Si immaginava, in quel momento, di trasformare Telecom in una compagnia anche televisiva e sia pure di quella televisione che si vede sul computer. Nel bel mezzo di quella trattativa, però, era uscito fuori un progetto del governo in base al quale la rete Telecom sarebbe finita allo Stato, e con questa cessione Tronchetti avrebbe risolto i suoi problemi di cassa. Non se n’era fatto nulla per tante ragioni (compreso il "no" deciso di Tronchetti), la principale delle quali è questa: una parte consistente dei nostri potenti (partiti, banche ecc.) è contraria a ricreare un sistema di aziende pubbliche, sul modello del vecchio Iri, di cui la rete Telecom, con gli enormi esborsi di denaro che promuove, sarebbe stata certamente il cuore.
Iran Sono ancora prigionieri a Teheran i quindici marinai inglesi arrestati dalle Guardie della Rivoluzione iraniane nello Shutt el Arab. Tra questi c’è una donna di 26 anni, Faye Turney, sposata e madre di una bambina di tre anni, Molly. Gli iraniani l’hanno mostrata in un video mentre, con un velo poggiato sulla testa, fuma tranquilla, dice di esser trattata bene e ammette: «Ovviamente, abbiamo sconfinato». Nei giorni successivi, gli iraniani hanno mostrato altri filmati dove altri tre marinai - insistendo sul fatto che i loro sequestratori sono assai gentili - ammettono di esser finiti in acque iraniane. Gli inglesi, furibondi, hanno subito fornito le coordinate del punto in cui è avvenuto l’arresto, coordinate che dimostrano la regolarità della posizione. Ma quel punto di mare, purtroppo, fa parte di un’area contesa tra Iran e Iraq, ed è già stato all’origine della guerra tra i due paesi del 1980. Gli analisti leggono la vicenda del sequestro soprattutto come un momento della lotta tra le fazioni persiane. Le Guardie della Rivoluzione avrebbero messo in atto il colpo di mano per por fine alle manovre della parte moderata contro il presidente Ahmadinejad. Creando un nemico esterno contro il quale rivolgere l’attenzione - cioè la Gran Bretagna, meno pericolosa degli Stati Uniti -, hanno momentaneamente ricompattato il paese su una linea estremista. Domenica, duecento persone sono andate a gridare e a lanciare oggetti contro l’ambasciata inglese a Teheran. Nel Golfo, intanto, incrociano una cinquantina di navi occidentali, tra le quali tre portaerei americane. Uno schieramento che non si vedeva dal 2003.
Udc Martedì 27 marzo il Senato ha approvato definitivamente il finanziamento delle missioni italiane all’estero, tra cui, cruciale, quella in Afghanistan. Ha votato a favore anche l’Udc, sanzionando così definitivamente il suo divorzio dalla Casa delle Libertà (gli altri partiti di destra si sono astenuti). Nello stesso tempo, Fabio Mussi, ministro della Ricerca, non essendo d’accordo sulla fusione tra Ds e Margherita che dovrebbe esser decisa nei prossimi congressi dei due partiti (e dar vita al Partito democratico), ha annunciato ufficialmente la sua uscita dai Ds: darà vita a «un nuovo soggetto politico» (come si dice in questi casi), che faccia sopravvivere le ragioni della sinistra, cioè quelle del socialismo più rigoroso. Forti corteggiamenti con Rifondazione, non si sa se per confluire, fondersi o federarsi.
Sequestri Barbara Vergani, 24 anni, figlia di un imprenditore di Misiano (Novara) è stata rapita nella via Fornovo di Borgomanero la sera di sabato 31 marzo e lasciata libera 24 ore dopo a Ghemme - stessa zona - da balordi che, mentre scriviamo, non sono ancora stati presi. Ha funzionato la linea dura: il capo dell’Antimafia di Torino, Maurizio Laudi, quando è arrivata la richiesta di un riscatto di quattro milioni di euro, ha bloccato i beni di famiglia e impedito a genitori e fratelli di fare qualunque dichiarazione. I dilettanti che avevano messo le mani addosso a Barbara (bloccando la sua Peugeot 206 azzurra con una Golf bianca) pensavano di riscuotere in poche ore, non erano pronti a una partita lunga e hanno preferito lasciar libero l’ostaggio e scappare. il terzo caso quest’anno: una ragazza è stata rapita nel modenese a febbraio e un’altra nel trevigiano a marzo. Stesse modalità: sequestro di poche ore, seguìto da paura, rilascio e cattura dei banditi in un battibaleno. Non è ancora tornato a casa, invece, l’allevatore sardo Gianbattista Pinna, di Bonorva (Sassari), scomparso lo scorso settembre. I rapitori avevano chiesto un riscatto troppo basso per essere vero, 300 mila euro.