Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 29/3/2007, 29 marzo 2007
ROMA – Un imam improvvisato che incita a «non mescolarsi con gli occidentali» e a star lontani dagli «infedeli» cristiani ed ebrei e a «tenere la donna sottomessa», in un appartamento zeppo di giornali di Al Qaeda che titolano: «Con gli atei nessun compromesso, si uccidono e basta»
ROMA – Un imam improvvisato che incita a «non mescolarsi con gli occidentali» e a star lontani dagli «infedeli» cristiani ed ebrei e a «tenere la donna sottomessa», in un appartamento zeppo di giornali di Al Qaeda che titolano: «Con gli atei nessun compromesso, si uccidono e basta». Un altro che celebra matrimoni poligamici noncurante di violare la legge italiana, oltre che la Sharia. Una donna, Samira, che in Marocco aveva sposato un uomo normale, ma a Torino un imam integralista glielo ha trasformato: l’ha obbligata al velo, l’ha segregata e, alle sue proteste, l’ha violentata e incaprettata lasciandola senza cibo per tre giorni. Una sedicenne, Fatima, cresciuta subendo i pestaggi suoi e di sua madre: suo padre non sopportava che non venisse accettata la seconda moglie abusiva. KABUL PIEMONTESE – Eccolo l’islam integralista, ma non è l’Afghanistan, è Torino. Lo ha mostrato ieri Michele Santoro ad Annozero, in un’inchiesta di Maria Grazia Mazzola. Un viaggio in uno Stato separato, dove le leggi e le tradizioni italiane sono derise. E dove le donne vengono «battute» con bastoni elettrici, come chiedono presunti imam, in realtà predicatori senza laurea in Sharia che non potrebbero essere a capo di una moschea nei paesi musulmani, ma nemmeno in Francia. Prendendo spunto dalla storia, pubblicata dal Corriere della Sera di Amal, donna musulmana massacrata dal marito dopo la predica di un imam di Verona, l’inviata di Annozero ha portato le telecamere nel medioevo islamico. Là dove gli uomini «sono superiori alle donne: non può una 500 competere con una Ferrari». E dove le mogli, e le figlie, di botte ne prendono talmente tante da pensare che «ogni tanto ci vuole, così cammini dritta». LA GUERRA SANTA – E dove si incontrano personaggi come l’imam Khohaila, della Moschea di via del Cottolengo. Una microtelecamera segreta di un infiltrato di Annozero lo inquadra, a sua insaputa, mentre predica parole di odio nei confronti di occidentali, cristiani ed ebrei in una stanza dove campeggiano i giornali della propaganda di Al Qaeda che invitano alla guerra santa: «Il pulpito del Jihad». Il suo predecessore, Boukiri Bousta è stato espulso dall’Italia per sospetti legami con la rete terroristica di Osama Bin Laden. E non sembra che il clima in quell’appartamento torinese da allora sia mutato: «Non integratevi con gli occidentali» raccomanda l’imam. Non è la sola moschea dove accade. Anche nella moschea salafita di via Saluzzo si ritrovano gli stessi inviti alla guerra santa. SAMIRA – Nei condomini torinesi come quello di corso Giulio Cesare, dove il cortile è invaso da una moschea aperta giorno e notte, gli inquilini, costretti a spegnere la radio per non disturbare le preghiere, conoscono le regole di quel mondo a parte. A partire dalla prima: la donna è inferiore all’uomo e va costretta a obbedire con la violenza. Erraji Mbarek mostra le foto di sua figlia con un occhio pesto. Per sfuggire al pestaggio un giorno chiamò i carabinieri, ma loro credettero a suo marito che diceva: «Mia moglie è pazza». Storie di violenza che avvengono anche da noi. Come ieri in studio ricordava Veronica De Laurentis, figlia del produttore cinematografico, vittima di uno stupro e di un matrimonio violento. Ma tra gli integralisti islamici di casa nostra sono molte le storie come quella di Samira. Solo la denuncia di una vicina l’ha sottratta alla violenza del marito: «Io volevo uscire, truccarmi. Lo scongiuravo: mi truccherò solo per te che sei mio marito! Ma lui mi impediva anche di stendere la biancheria sul balcone. Mi ha violentata. Legata mani e piedi e lasciata così». Adesso separata da lui, Samira subisce unì’altra violenza: il giudice le ha tolto il figlio perché iniziava a lavorare troppo presto per avere una baby sitter. Molti integralisti musulmani vogliono essere bigami anche qui in Italia. L’imam di corso Giulio Cesare ammette di fare «dichiarazioni» che attestano un matrimonio in attesa di documenti. Sono falsi, come ieri ha spiegato un vero imam. Ma le donne musulmane non lo sanno.