Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 30 Venerdì calendario

Ciccolella Vincenzo

• Molfetta (Bari) 5 dicembre 1953. Imprenditore. Proprietario con i fratelli Antonio (Molfetta, 22 maggio 1962), Corrado (Molfetta, 9 novembre 1956) e Francesco (Molfetta, 28 novembre 1958) della Ciccolella spa • «L’ imperativo categorico nel quartier generale dove ogni giorno si trasformano le rose e gli anthurium in un business chissà quanto redditizio è: sbollire, minimizzare, ridimensionare, perfino vendendo i titoli sul mercato. Ma ormai è chiaro anche ai fratelli Ciccolella che nello strano caso dell’omonima società quotata in Borsa qualcosa è sfuggito di mano. La Spa che naviga tra i “titolini” di Piazza Affari è ufficialmente nata nel marzo dello scorso anno. Qualche mese prima l’Srl in mano ai fratelli Corrado, Francesco, Antonio e Vincenzo Ciccolella, anziché quotare il gruppo (riunito sotto una holding) con una classica Ipo, era andata per le spicce. E aveva rilevato il 72,84% di un titolo in disarmo, la vecchia torinese Coats Cucirini, per poi rinominarla Ciccolella Spa, appunto. L’acquisto, così come l’Opa successiva, residuale e obbligatoria sono stati realizzati al prezzo di 1,15 euro per azione. Ecco: solo nell’ultimo mese il titolo ha guadagnato il 48%, il 270% in sei mesi. E il titolo ora naviga sopra i sette euro, sei volte rispetto a un anno fa. Fin qui la stranezza rientra in quelle periodiche follie che volta a volta colpiscono questo o quel titolo sottile quotato a Piazza Affari. Chi non ricorda le inspiegabili corse estive di Poligrafica San Faustino, o quella più recente di Fidia che in sei mesi ha racimolato il 280%? Qui si va oltre, perché la società che è quotata è ancora una scatola vuota. I Ciccolella infatti l’anno passato hanno venduto gli asset relativi alle tessiture ereditate da Coats. E in pancia alla quotata non è rimasto nulla, se non un “tesoretto” di liquidità da 10,493 milioni di euro. Il bilancio? Pressoché inutile leggere qualcosa in quella perdita di 673 mila euro. Allora che succede sul titolo? Speculazione, tagliano corto sul mercato, che sguazza in un titolo dal flottante assai scarso. L’attesa si concentra su quando la quotata si doterà delle serre, degli impianti, delle rose e degli anthurium (in attesa del prossimo cavallo di battaglia: con ogni probabilità le orchidee) oggi in mano alla Ciccolella Holding - nei nomi non c’è troppa fantasia - che, dopo l’ok dell’assemblea previsto in aprile, la Srl di controllo conta di conferire alla quotata. Ciò avverrà attraverso un aumento di capitale il cui concambio è allo studio da parte dell’advisor K-Finance, stimando un patrimonio di circa 196 milioni. Basta a giustificare tanta euforia sul titolo? No. La visibilità sui numeri della holding (che quindi in prospettiva replicheranno quelli della quotata) è bassissima. L’ultimo e per ora unico bilancio disponibile è relativo al 2005, anche perché la società ha sempre spiegato che in quanto agricola non era tenuta alla redazione del documento contabile consolidato. I dati, che a fronte di ingenti investimenti segnalavano perdite per 1,7 milioni riportate a nuovo, sono stati certificati da Ernst & Young e pubblicati in occasione dell’Opa curata da Banca Intermobiliare, la stessa dove sono presenti anche i commercialisti torinesi Segre presso i cui uffici la quotata ha la sede legale. Oggi il gruppo, nato negli Anni 60 da quell’ettaro di terreno a Molfetta, vista cimitero, in cui dopo gli ortaggi si cominciarono a produrre crisantemi da vendere al chiosco lì davanti, è già diverso da quello fotografato dal bilancio di due anni fa. La holding guidata da Corrado, ma dove c’è pure Francesco con la sua esperienza di primo piano in multinazionali come Bang & Olufsen e Lego, riunisce tra la Puglia e la Campania un piccolo impero floro-vivaistico da 42 ettari (l’equivalente di una città di medie dimensioni) e ricopre un ruolo attivo da trader di fiori e piante, dopo l’acquisto, in Olanda, di Zurel, quinto operatore europeo del settore. Non abbastanza per chi, oggi, alla cieca, raccoglie le rose in Borsa, incurante delle spine che possono sempre riservare» (Francesco Spini, “La Stampa” 30/3/2007).