30 marzo 2007
Candido Cannavò ha scritto sulla Gazzetta dello Sport una lettera aperta a Giancarlo Abete per fargli sapere che all’idea che sia il candidato unico alla presidenza della Federcalcio prova «un senso di depressione»: «Lei è certamente una persona perbene, competente, sempre defilata, mai coinvolta in uno scandalo e neanche in una semplice chiacchiera da bar, ma ammetterà che essere ciechi e silenziosi dinanzi a imbrogli e dissesti morali come quelli che hanno devastato il calcio non significa avere in tasca patenti di innocenza, né biglietti per il paradiso»
Candido Cannavò ha scritto sulla Gazzetta dello Sport una lettera aperta a Giancarlo Abete per fargli sapere che all’idea che sia il candidato unico alla presidenza della Federcalcio prova «un senso di depressione»: «Lei è certamente una persona perbene, competente, sempre defilata, mai coinvolta in uno scandalo e neanche in una semplice chiacchiera da bar, ma ammetterà che essere ciechi e silenziosi dinanzi a imbrogli e dissesti morali come quelli che hanno devastato il calcio non significa avere in tasca patenti di innocenza, né biglietti per il paradiso».