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 2007  marzo 29 Giovedì calendario

TOSCANI Emilio

TOSCANI Emilio Parma 2 marzo 1963. Complice di Filippo Botteri, l’assassino del finanziere Gianmario Roveraro (luglio 2006) • «La prigione in cui Gianmario Roveraro ha trascorso la sua prima notte da sequestrato è a Albareto, nella ”bassa” Parmense lungo il corso del Taro, a una trentina di chilometri dal luogo dove il banchiere milanese amico dell’Opus Dei è stato ritrovato ucciso e fatto a pezzi [...] Lo ”dicono” i telefoni in uso ai rapitori. Una scheda Tim attiva la cella di Albareto nelle ore immediatamente successive al rapimento: dall’1,59 alle 4,11 del 6 luglio. Lì, fra i campi della ”bassa”, gli inquirenti sono certi che Roveraro è stato nascosto in un posto sicuro, forse un cascinale, dopo un viaggio sulla Megane di Filippo Botteri, il consulente finanziario di Parma che odiava il suo ex socio in affari per un business andato storto nel quale, a suo dire, aveva perso due milioni e mezzo di euro. Ed è proprio Botteri, il ”regista” del sequestro, a raccontarlo: ”Lo avevamo legato e gli avevamo coperto gli occhi con una mascherina. Avevo paura. Per evitare che qualcuno lo vedesse nell’auto, avevo tirato giù le tendine del lunotto e dei finestrini posteriori”. Ma i telefoni dicono tante altre cose. Raccontano che il giorno successivo, altri due cellulari dei sequestratori ”illuminano” una cella fra Modena e Carpi, quella di Bomporto. E che le chiamate del banchiere a sua moglie, alla segretaria e al suo uomo di fiducia per gli affari in Svizzera, fra il 6 e il 7 luglio, sono ”in movimento”. Per queste telefonate, l’ostaggio non usa un cellulare, ma il sistema Skype accessibile solo con un pc. Per questo si pensa che Roveraro fosse nascosto in un furgone: al volante uno dei suoi aguzzini, dietro con lui gli altri due. Un furgone grigio [...] è stato notato a Fidenza, nel Parmense: qualcuno in paese dice di aver riconosciuto a bordo Filippo Botteri e gli altri due complici di questo sciagurato sequestro di persona, Emilio Toscani, che ha una casa nei pressi di Citerna, a poche centinaia di metri dal luogo dove è stato ritrovato il corpo, e Marco Baldi, il probabile ”carceriere”. [...]» (Carlo Gulotta, ”la Repubblica” 24/7/2006).