Storie di letto, Mara Parmegiani Edizioni Rotoform, 2007, 29 marzo 2007
Storie di letto, Edizioni Rotoform, 2007. Licisca. Valeria Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, sotto il falso nome di Licisca frequentava i postriboli dove, completamente depilata, i capezzoli dorati, gli occhi segnati da una mistura di antimonio e nerofumo, si offriva a marinai e gladiatori per qualche ora al giorno
Storie di letto, Edizioni Rotoform, 2007. Licisca. Valeria Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, sotto il falso nome di Licisca frequentava i postriboli dove, completamente depilata, i capezzoli dorati, gli occhi segnati da una mistura di antimonio e nerofumo, si offriva a marinai e gladiatori per qualche ora al giorno. Secondo il racconto di Plinio il Vecchio una volta sfidò in gara la più celebre prostituta dell’epoca e la vinse nell’avere 25 concubitus (rapporti) in 24 ore. Fu proclamata invicta e, a detta di Giovenale, ”lassata viris, nondum satiata, recessit”. Orzo. L’imperatore Giustiniano conobbe la futura moglie Teodora in un festino: lei, figlia di un allevatore di orsi da circo e di una prostituta, aveva 18 anni e si esibiva in danze erotiche. Lo storico di corte Procopio da Cesarea descrive un suo numero: si faceva portare in scena nuda e supina, i servi le gettavano chicchi d’orzo sulla vagina, oche ammaestrate li beccavano. Birra. Teodora, oramai imperatrice, amava il lusso e le cerimonie di corte, gli abiti ricamati, il trucco pesante. La sua giornata: la mattina la sveglia del Gran Custode, che passava per i corridoi del palazzo gridando: ”Gloria della porpora, gioia del mondo”. Poi eunuchi e nobili dame le recavano unguenti e profumi per il bagno (tra i suoi trucchi di bellezza, quello di bagnarsi con birra calda e poi fredda). Infine riceveva i consiglieri nel salone delle udienze. Spesso sapeva cose che lo stesso imperatore ignorava. Petizione. Si calcola che nel 1400 a Venezia ci fossero più di quindicimila prostitute: troppe rispetto alle esigenze dei cittadini. Tanto che una volta fecero una petizione al Patriarca Antonio Contarini affinché trovasse una soluzione al continuo diminuire della loro clientela. Caos. ”Togli la meretrice dalle cose umane e getterai tutto nel caos e nella libidine […]. Se tu toglierai le meretrici dal mondo lo riempirai di sodomia” (san Tommaso d’Aquino, De ordine). Calcagnetti. Le prostitute veneziane dovevano essere riconoscibili: erano perciò obbligate a portare un fazzoletto giallo sulle spalle, non potevano avere collane di perle al collo e anelli. Ai piedi calzavano zoccoli di legno chiamati ”scarpe alla romana” o ”calcagnetti”. Andavano di moda i capelli biondi, che si ottenevano lavando le chiome con acque a base di cenere di vite e paglia d’orzo. Lo sguardo era reso più seducente con ciglia fatte di peli di talpa giovane intinti nell’inchiostro. Favoriti. Ogni due anni circa, Caterina di Russia cambiava favorito, che però era rigorosamente un giovane tra 22 e 25 anni. In tal modo collezionò ventuno relazioni certe più un numero imprecisato di anonimi amanti, il che le fece guadagnare il soprannome di ”Messalina del nord”. Il prescelto di turno, dopo essere stato affidato a una contessa che lo ammaestrava nell’arte amatoria, otteneva centomila rubli dall’imperatrice e un appartamento privato dotato di ogni lusso. Il giovane aveva l’onore di comparire al fianco di Caterina come suo aiutante. Di sera aveva l’obbligo di presentarsi nell’alcova imperiale. Vietata l’infedeltà. Quando Caterina era stanca di lui, lo licenziava, spesso con un bigliettino: ”Addio, mio cagnolino”, ”Addio, mio fagiano d’oro”. Travestimenti. Caterina di Russia morì d’infarto il 5 novembre 1796, pare nel bel mezzo di una risata dopo aver visto entrare in camera sua il favorito Leone Narishkin, che si era travestito da venditore di giocattoli per divertirla. Vassoio. Carolina Puentovalga Carasson, nata a Cadice nel 1868, più nota come la Bella Otéro, a 14 anni aveva per amante un banchiere portoghese. Presto iniziò a esibirsi in un Café Chantant di Lisbona come cantante, ballerina e spogliarellista. A Parigi conobbe il successo: per lei molti uomini si sfidarono a duello, si suicidarono, sperperarono tutti gli averi. Non fu mai una grande artista (molti dicono che avesse una pessima voce), ma quando ballava riusciva a mandare in delirio gli spettatori. Tra i suoi spasimanti Guglielmo II di Prussia, Edoardo VII d’Inghilterra, Nicola I del Montenegro, Gabriele D’Annunzio, il finanziere Vandebilt, il granduca Nikolaj Nikolaevic e Nicola di Russia, che durante una cena la presentò ai suoi amici nuda su un vassoio d’argento.