Varie, 29 marzo 2007
BRICOLO
BRICOLO Federico Verona 13 luglio 1966. Politico. Leghista. Nel 2001 e 2006 eletto alla Camera, nel 2008 al Senato. Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti nel Berlusconi III (2005-2006). Nel marzo 2007, per protestare contro la proposta di legge per inserire nella Carta costituzionale il riconoscimento dell’italiano come lingua ufficiale della Repubblica, si mise a parlare in Veneto («Mi son veneto, sior president, e parlo la lingua dei miei padri») finché il presidente della Camera Fausto Bertinotti non gli tolse la parola ordinando ai commessi di spegnere il microfono (a. cus., ”la Repubblica” 29/3/2007) • «[...] a nome e parlata come i gregari del Giro d’Italia di una volta e porta i capelli folti sulla testa e rasati alle tempie, simili a quelli di Alberto Sordi nel film Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata [...] rifugge i dibattiti accesi, o le tavole rotonde [...] Preferisce esibirsi nei liturgici défilé di politici che, nel corso del telegiornale, discettano sul nulla. lì che Bricolo fornisce il meglio di sé. Alle 13,30 (e a volte anche alle 20) appare, compunto e pensoso, sul piccolo schermo, col suo bravo fazzoletto verde muschio che trabocca dal taschino della giacca. Recita, per alcuni secondi, un sermoncino celebrativo del centro-destra. E, dopo questa fuggevole e superflua apparizione, felicemente svanisce. [...]» (Guido Quaranta, ”L’espresso” 18/6/2009) • «[...] un nome che sa di diminutivo, anzi quasi di vezzeggiativo, ma che non basta a cancellare l’impressione che di volta in volta producono le sue dichiarazioni ai tg. Il Bricolo, comunque, dev’essere stato scelto per apparire in tv per quella sua aria innocua e quasi spaventata, come se fosse stato sorpreso dalle luci delle telecamere mentre stava al bar con gli amici e ancora si dovesse preparare l’espressione giusta. Infatti, ha il ciuffo ritto in testa come da spavento o magari da corsa in moto. Il che non può che suscitare un sorriso di comprensione, in attesa delle parole che verranno e che spesso suonano peggiori perfino rispetto a quelle di Calderoli [...]» (Maria Novella Oppo, ”l’Unità” 17/2/2009).