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 2007  febbraio 22 Giovedì calendario

Guerrieri, l’avvocato a duello con Perry Mason. Panorama 22 febbraio 2007. Che cos’è ”la verità”? Provi ad anagrammare questa espressione e viene fuori ”relativa”, ma anche ”rivelata”

Guerrieri, l’avvocato a duello con Perry Mason. Panorama 22 febbraio 2007. Che cos’è ”la verità”? Provi ad anagrammare questa espressione e viene fuori ”relativa”, ma anche ”rivelata”. Per non dire della soluzione più drastica: ”evitarla”». Sorride Gianrico Carofiglio, mentre il mare luccica al sole pomeridiano che filtra dalla finestra del suo studio affacciato sulle mura di Bari, a poca distanza dalla cattedrale di San Nicola. Basta una frase così per sovrapporre la fisionomia di questo magistrato quarantacinquenne, asciutta come il suo stile, a quella del personaggio letterario che gli ha dato la fama: l’avvocato Guido Guerrieri, il «Perry Mason delle Murge», più simile a un nipotino di Philip Marlowe con la laurea in legge che non all’eroe padre di tutti i «legal thriller». Fin dalla sua comparsa in Testimone inconsapevole, pubblicato dalla Sellerio nel 2002 dopo una trafila di rifiuti editoriali, Guerrieri è stato amato dai lettori e i tre romanzi che lo vedono protagonista, tradotti in otto paesi tra cui Usa e Gran Bretagna, in Italia svettano in classifica da anni. Il più recente, Ragionevoli dubbi, è uscito a settembre e sta per toccare le 300 mila copie. Intanto Carofiglio, finora pubblico ministero alla Procura di Bari, dove s’è occupato prevalentemente di Sacra corona unita e trafficanti di «schiavi», è stato appena nominato consulente della commissione parlamentare Antimafia. Come cambierà il suo lavoro? Innanzitutto bisognerà aspettare la ratifica del Consiglio superiore della magistratura, suppongo entro marzo. Ma sono contento, ogni tanto cambiare fa bene. Passerò da un lavoro di tipo verticale, com’ è quello del pubblico ministero che da un fatto specifico cerca di risalire alla verità, qualunque cosa significhi, a un punto di vista più orizzontale: una visione strategica, come se mi alzassi in volo per capire le dinamiche generali d’un fenomeno criminoso, a prescindere dal singolo reato. Quali sono i casi che le sono rimasti maggiormente impressi? Più che le megaindagini sulla criminalità organizzata, certi delitti singoli risolti in ventiquattr’ore, magari con un interrogatorio notturno dove si riusciva a convincere il colpevole a confessare. E poi un processo contro le cosche di Cerignola: la madre d’un povero ragazzo ammazzato per sbaglio assisteva vestita di nero a tutte le udienze. Alla fine gli assassini ebbero l’ergastolo: parola che mi fa ancora tremare, ma in certi casi hai davvero il senso di aver fatto la cosa giusta. Proprio adesso che è sul punto di lasciare la procura della sua città lei sta scrivendo un libro su Bari. Ne può parlare? Dovrebbe uscire dalla Laterza a settembre. Racconterò la città su due registri temporali, in bilico tra oggi e gli anni Settanta, quando un certo ragazzino che mi somiglia cominciò a esplorarla in coincidenza con l’arrivo nella sua vita d’un cane amatissimo. Ho in mente di metterci molti riferimenti alla musica trash di quegli anni, che ascoltavo pur vergognandomi. La colonna sonora ha sempre un’ importanza notevole nei suoi romanzi. Guerrieri ascolta Bob Dylan, Bruce Springsteen e i Green Day; una canzone degli Stones fa da sottofondo a una scena cruciale di «Il passato è una terra straniera»... Mentre scrivo ascolto musica. Così, a volte, una canzone si lega a un determinato snodo della trama o della scrittura. Più in generale, credo nella poetica della citazione necessaria, che fa camminare la storia e disegna il personaggio. Thomas S. Eliot diceva che i poeti immaturi imitano, quelli maturi rubano. Ha ragione: sono un fautore del furto letterario. Amo essere contaminato (in sottofondo Mark Knopfler sta cantando Postcards from Paraguay, come in una scena di Ragionevoli dubbi). Curzio Maltese, sulla «Repubblica», ha scritto che lei è «il migliore autore di gialli italiano». d’accordo? Una mia amica ha detto che ci sono due parole di troppo. Quali? «Di gialli»: non è un po’ restrittivo? Scherzo, naturalmente. Qualcuno vede in lei una specie di anti-Camilleri: c’è del vero? Ma no, Andrea Camilleri, con quel suo espressionismo dialettale, s’è inventato con grande sapienza una lingua. questione di gusti, io preferisco l’italiano. Amo lo stile essenziale, alla Raymond Carver. Niente parole inutili, o trucchi da quattro soldi. Per lei viene prima la magistratura o la letteratura? Non mi piacciono le classifiche, ma proverò a rispondere. Quand’ero piccolo non pensavo certo di diventare magistrato, sognavo di fare lo scrittore e il fumettista. Anche questo sogno si sta realizzando: a settembre uscirà dalla Rizzoli un mio «graphic novel», titolo provvisorio Cacciatori nelle tenebre, coi disegni di mio fratello Francesco. Protagonista il poliziotto Carmelo Tancredi della mobile di Bari, un personaggio secondario delle storie di Guerrieri, che nel fumetto farà una comparsata, di spalle. Si considera uno scrittore di genere, oppure degenere? Sottoscrivo quello che diceva Gilbert K. Chesterton all’inizio del secolo scorso: la distinzione fondamentale è tra libri scritti bene oppure male. Tanto per provocare: Sofocle è uno scrittore di genere o no? E l’ Edipo re è o no un noir? Che cosa pensa del boom del noir in Italia? davvero il modo migliore per raccontare la realtà o si tratta di un’etichetta onnicomprensiva e alla fine insignificante? Buona la seconda. Io rifuggo da ogni intento didascalico; mi interessa solo raccontare storie appassionanti. Guerrieri sostiene di non aver mai letto Robert Musil né James Joyce. E lei? Il particolare è autobiografico. Di Joyce conosco solo Gente di Dublino. Ma rivendico, con Daniel Pennac, la libertà di leggere quello che mi pare e piace. Quali sono i suoi libri culto? Alcuni li ho appena raccontati in una trasmissione di Radio 3, Damasco, in un periplo che va dall’ Anello di re Salomone di Konrad Lorenz al Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Ci sono notizie sulle fiction tv che il regista Alberto Sironi ha tratto dai due primi romanzi e sul film da «Il passato è una terra straniera»? Le due fiction dovrebbero andare in onda presto, le riprese del film cominceranno a marzo, tra Bari e Barcellona. Sono soddisfatto, ma non dimentico la battuta di John Le Carré: un proprio romanzo tradotto in film è come il proprio bue ridotto in dadi da brodo. Sta già pensando a una nuova avventura dell’avvocato Guerrieri? Trasformarlo in una figura seriale mi angoscia. Considero le sue storie una specie di macroromanzo in più tappe che racconta l’evoluzione del personaggio. Ma chissà... L’altro giorno mi è venuta un’idea. Piuttosto buona, direi. Roberto Barbolini