Francesco Sisci, La Stampa 29/3/2007, 29 marzo 2007
L’annuncio sembra già un ricordo, una nostalgia. I due giganti ex comunisti, Russia e Cina, tornano a riabbracciarsi per mandare un razzo alla conquista, guarda caso, del pianeta rosso
L’annuncio sembra già un ricordo, una nostalgia. I due giganti ex comunisti, Russia e Cina, tornano a riabbracciarsi per mandare un razzo alla conquista, guarda caso, del pianeta rosso. Ieri il China Daily, il più importante giornale in inglese del Paese, ha scritto che Mosca e Pechino collaboreranno a partire dal 2009 in un gigantesco programma spaziale per mandare una capsula cinese, montata su un razzo russo, alla volta di Marte e del suo satellite più grande, Phobos. Una notizia fatta filtrare con grande tempismo alla fine della visita del presidente Hu Jintao in Russia per la conclusione dell’anno della Russia in Cina. Un veicolo cinese atterrerà su Marte mentre una sonda russa andrà su Phobos a raccogliere dati e campioni di terreno. La conquista di Marte fa parte di un programma molto ambizioso di collaborazione spaziale, che riguarda anche delicate tecnologie militari, utili per il lancio dei missili balistici. Non sono ancora trapelati dati tecnici o cifre, ma il portato politico e strategico è evidente: dalla fine degli anni ”80 con il crollo dell’Unione sovietica, lo spazio, e la tecnologia militare che vi si può applicare, era diventata riserva esclusiva degli Usa. Negli ultimi anni la Cina ha tentato, con la sua nuova forza economico-finanziaria, di scavarsi una nicchia, ma si trattava di tentativi in realtà modesti. Nel 2003 Pechino ha lanciato il suo primo uomo nello spazio, l’anno scorso ne ha mandato un altro, e all’inizio di quest’anno ha colpito con un missile un suo satellite avariato, manovra che ha messo in allarme gli Usa per le sue implicazioni militari. Ma finora questi erano tentativi in realtà timidi, con tecnologia che rimaneva arretrata rispetto a quella degli americani ma anche di Europei e Giapponesi. L’accordo con i russi cambia completamente lo scenario strategico nello spazio. Gli americani vogliono mantenere una sorta di monopolio sulla capacità di usare armi di offesa in orbita e strumenti in grado di colpire la terra dallo spazio. Diverso è il concetto di «militarizzazione» dello spazio, che riguarda invece l’uso di satelliti spia, posseduti da molti Paesi avanzati. Il generale Marshall teorizza che gli Usa devono sviluppare una capacità totale di poter vedere e colpire qualunque cosa dallo spazio. In Cina i generali Liu Yazhou e Qiao Liang sono attenti a questi sviluppi e teorizzano l’uso di strategie alternative per gli stessi scopi. Il piano sino-russo sembra essere un messaggio agli americani. Il suo annuncio arriva solo pochi giorni dopo la conclusione della visita a Pechino del capo di stato maggiore Usa, generale Pace. Durante la visita i cinesi hanno proposto con molto calore maggiori scambi e anche l’invio di propri cadetti a West Point. L’America ha risposto a queste aperture con grande cortesia ma altrettanta prudenza. L’articolo del China Daily pare un messaggio in codice: Washington, collabora con noi in queste materie strategiche o noi collaboriamo con Mosca. Collaborazione che sul piano commerciale va già avanti a pieno regime. Il viaggio di Hu a Mosca ha portato grandi sviluppi. Le due parti hanno firmato contratti per 4,3 miliardi di dollari, che riguardano per lo più l’acquisto di metalli, esplorazioni minerarie e acquisto di beni alimentari da entrambi i Paesi. Gli scambi bilaterali sino-russi si sono già quintuplicati dal 2000 e ammontano a circa 30 miliardi di dollari. Per dare maggiore concretezza e impulso a questi rapporti poi la Cina aveva organizzato a Mosca, al Crocus Expo, la sua più grande esposizione fuori dalla Cina: in 20 mila metri quadrati offriva il meglio di sé ai russi, dai prodotti tessili all’alta tecnologia. Ma nell’agenda c’è un cospicuo e solido silenzio sull’acquisto di energia russa da parte dei cinesi, per anni il cavallo di battaglia commerciale dei due Paesi. Qui esistono ancora fortissime differenze tra i due governi, che evidentemente né i nuovi contratti commerciali, né la collaborazione strategico tecnologica sullo spazio, sono riuscite a superare.