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 2007  marzo 29 Giovedì calendario

Uno con quel nome non può certo passare inosservato se poi si mette a rimestare nell’informe acquario che accoglie il variegato mondo dei vip, delle star che compensano carenze artistiche con buone amicizie anche politiche, se pretende di mantenere il suo aplomb di «cinico capace di coltivare illusioni», allora è facile intuire il perchè della sua eccessiva esposizione mediatica

Uno con quel nome non può certo passare inosservato se poi si mette a rimestare nell’informe acquario che accoglie il variegato mondo dei vip, delle star che compensano carenze artistiche con buone amicizie anche politiche, se pretende di mantenere il suo aplomb di «cinico capace di coltivare illusioni», allora è facile intuire il perchè della sua eccessiva esposizione mediatica. Che è - la prima pagina - la croce e delizia di Henry John Woodcock, il pm oggi più famoso e controverso d’Italia. La grancassa Una prima pagina a volte strenuamente difesa anche contro il buonsenso che negherebbe a Potenza la competenza territoriale (ha aperto persino una «Somaliagate») e che invece il pm sembra aver fatto diventare l’ombelico della «cattiva Italia» o la capitale del riscatto morale. Già, perchè può accadere che, da un lato, il magistrato - un tantino compenetrato nel ruolo - possa sentirsi gratificato dalla grancassa e, dall’altro, si ritrovi obbligato a far fronte alle enormi aspettative generate. Prendiamo le indagini precedenti a Vallettopoli. Come il Savoiagate con la caduta del re e tutto il contorno, non meno incandescente, di politici accusati di concussione sessuale (quanto dista da un «discutibile comportamento»?), corruzione, associazione per delinquere e giornalisti eticamente sospettabili. Dopo l’exploit iniziale si è pian piano arrivati alla conclusione che l’inchiesta, stringi stringi, non è approdata a nulla. La procura di Como ha chiesto l’archiviazione, il portavoce di Fini, Salvo Sottile, è stato prosciolto. Insomma, una tempesta in un bicchier d’acqua. Le conferme Ma è davvero così? La generalizzazione mediatica, il salotto del talk-show, l’autodifesa della politica fanno passare questo messaggio. Che non è proprio esatto. Sottile, per esempio, è stato liberato dall’accusa di concussione sessuale nei confronti della Gregoraci ma resta indagato a Roma per corruzione, rispetto alla vicenda delle autorizzazioni per le slot-machine. E’ indagato anche di peculato, per aver fatto prelevare la Gregoraci con un’auto del ministero degli Esteri che la portò nel suo ufficio, alla Farnesina. Anche Vittorio Emanuele rimane indagato a Roma per corruzione, insieme con Sottile, Francesco Proietti, segretario particolare di Fini, e Achille De Luca. La richiesta di archiviazione di Como - fanno osservare i supporter di Woodcock - arrivava nello stesso giorno in cui la sesta sezione della Cassazione respingeva il ricorso di due imputati, dando ragione all’operato del pm. E l’inchiesta del 2002, quella che fece espoldere mediaticamente il personaggio Woodcock? Partiva da una tangente Inail e finiva all’Eni-Agip. Un terremoto che coinvolgeva gruppi imprenditoriali e un gruppo trasversale di politici: i deputati Angelo Sanza (Fi) e Antonio Luongo (Ds), il vicepresidente della giunta della Basilicata, Vito De Filippo (Ppi-Margherita). Non mancavano esponenti della Finanza e il generale dei carabinieri, approdato al Sisde, Stefano Orlando, ex responsabile per la sicurezza di Cossiga che non nascose l’irritazione nei confronti del pm insolente. Contemporaneamente, però, gli imprenditori De Sio ammettevano di «pagare regolarmente tutti i partiti». Dopo un mese il tribunale del Riesame confermava il quadro generale dell’inchiesta, annullando però il provvedimento cautelare per il generale Orlando e per De Filippo, nei confronti del quale rimaneva l’interdizione dai pubblici uffici per due mesi. In seguito l’inchiesta si allargherà e produrrà altri arresti, sempre contestati, fino a un primo approdo: il patteggiamento (20 e 8 mesi) di Emidio Luciani ed Enrico Fede (beneficiari di mazzette) e la restituzione di più di 250 mila euro alle casse dell’Inail. Poca sobrietà Certo, la scercerazione e il proscioglimento di persone in precedenza arrestate, con gran clamore, è naturale che possa offuscare il resto dell’andamento dell’inchiesta. In questo senso, forse, sarebbe giusto auspicare una maggiore sobrietà e minore attenzione mediatica. Woodcock, invece, finisce sempre in prima pagina. Quando, per esempio, la giornalista della Rai, Anna La Rosa, viene risparmiata dall’accusa di corruzione per aver accettato un gioiello da un imprenditore della sanità che avrebbe dovuto intervistare. Stessa graticola per Cesara Bonamici (Tg5), finita nelle intercettazioni sul Savoiagate ma «condannata» (con la La Rosa) solo dall’Ordine dei giornalisti. Woodcock non ha sempre ragione, o torto. Il Csm si è interessato alle sue gesta: non è stato mai preso in castagna. Neppure dagli ispettori guidati da quel Miller maestro di un Woodcock alle prime armi.