Sergio Romano, Corriere della Sera 29/3/2007 - Lettere, 29 marzo 2007
Le lesbiche Caro Romano, abitavo a Washington quando alla fine degli anni Sessanta le prime dimostrazioni per i diritti alla libertà degli omosessuali, cominciavano a sfilare nella stessa Washington e in tutte le città degli Stati Uniti
Le lesbiche Caro Romano, abitavo a Washington quando alla fine degli anni Sessanta le prime dimostrazioni per i diritti alla libertà degli omosessuali, cominciavano a sfilare nella stessa Washington e in tutte le città degli Stati Uniti. Tra le loro prime scritte su t-shirt e cartelli c’erano le parole «good as you» (valgo quanto te) che è poi diventato l’acronimo «gay». Non sono d’accordo nell’accordare agli omosessuali un bellissimo aggettivo che descriveva una persona allegra e divertente e che ora è diventato un aggettivo obsoleto. Omosessuale non è né dispregiativo né offensivo. E’ la realtà. Quanto più oneste le lesbiche che almeno negli Stati Uniti insistono per essere chiamate lesbiche. Stiamo attenti che una nuova descrizione per gli eterosessuali «silly and depressed» non diventi l’acronimo «sad». Marina Gelmi di Caporiacco Londra • Le omosessuali hanno la fortuna di essere state sempre definite con una parola nobile, derivata da Lesbos, l’isola in cui nacque la poetessa Saffo, una loro grande antenata.