Paolo Salom, Corriere della Sera 29/3/2007, 29 marzo 2007
MILANO
Alla fine, Zapatero è cascato sulla tazzina di caffè. Di fronte a cento «comuni cittadini» che lo incalzavano con domande scomode su economia, disoccupazione, terrorismo, il primo ministro spagnolo ha esitato soltanto quando un cin-quantenne di Pamplona gli ha chiesto: «Presidente, ma lei lo sa quanto costa un caffè al bar?». Il capo del governo, dopo qualche istante di riflessione, ha risposto: «Massì, 80 centesimi». Al che, l’improvvisato intervistatore ha ribattuto: «Ma questo era il prezzo all’epoca di nonno Pachi (soprannome popolare per il dittatore Franco,
ndr)! ». Risate del pubblico in sala. E probabilmente anche di molti tra i sei milioni che hanno seguito da casa la trasmissione
Tengo una pregunta para usted (Ho una domanda per lei) trasmessa martedì sera dalla Tve, il canale pubblico spagnolo.
Per il quotidiano
el Mundo,
José Luis Rodriguez Zapatero, che dopo un iniziale nervosismo era apparso ottimista e in forma smagliante, ha dimostrato di «vivere in una torre d’avorio», staccato dai bisogni reali della gente: «Il premier evidentemente – si legge ancora sul Mundo
’ beve i suoi caffè soltanto nel bar del Parlamento». Il giornale ha pubblicato anche una ricerca che dimostra come, in Spagna, la tazzina del caffè, uno dei beni più toccati dagli aumenti legati all’introduzione della moneta unica, costi in media 1,30 euro.
E dire che la serata del premier, ultimamente in difficoltà soprattutto per le critiche legate all’infruttuoso dialogo con l’Eta, era cominciata benino. Nonostante fosse la prima volta che un premier accettava di rispondere (senza conoscerle prima) alle domande di cento volontari scelti attraverso un sondaggio, per rappresentare «il cittadino medio» spagnolo. Tuttavia, invece di dimostrare fastidio o imbarazzo per i quesiti tutt’altro che comodi, Zapatero aveva argomentato con capacità spiegando perché il dialogo con l’Eta era opportuno («Dopo 40 anni il mio obbligo da presidente è cercare di farla finita con il terrorismo»), o perché i diritti di uomini e donne spagnoli sono ora più tutelati grazie a una nuova legge sull’uguaglianza («Questa è una società molto maschilista...è ora di finirla con questa situazione»). Quarantadue domande rivolte a un primo ministro in piedi dietro uno scranno trasparente, i cento cittadini di fronte, a semicerchio, la serata condotta dal conduttore del primo tg, Lorenzo Milà. Ben preparato in economia, il premier ha sciorinato dati economici che dimostrano come la Spagna sia in ripresa. Ed è apparso anche un «decisionista». Di fonte a un immigrato ucraino curioso di sapere se la Spagna varerà un’altra sanatoria dopo quella dell’anno scorso, ha tagliato corto: «Non è prevista». Sicuro di sé almeno fino a quando non si è parlato di caffè: 80 centesimi per una gaffe che sarà ricordata. Almeno per un po’.