Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera 29/3/2007, 29 marzo 2007
A Islamabad le donne del burqa assaltano il bordello di Madame Shamin, che poi si pente (due articoli)
Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera 29/3/2007 - Non avevano per niente digerito la nuova Legge di protezione della donna, così «indecentemente antislamica» da escludere dal reato di adulterio le vittime di stupro e limitare lo strapotere dei tribunali religiosi. Non sopportavano la presenza del vizio a pochi passi dalla loro madrassa, la più estremista tra le scuole coraniche di Islamabad, vicina alla Moschea rossa e alla sede dei famigerati servizi d’intelligence Isi, ma anche a Bin Laden e ai talebani del nord.
E così decine di studentesse e professoresse, avvolte in «burqa» neri e armate di bastoni, martedì notte sono uscite dai dormitori della Jamia Hafsa e hanno dato l’assalto al bordello di Madame Shamim. Dopo il rifiuto della signora di chiudere la casa dove – dicono fonti locali – la prostituzione era praticata da tempo, mentre la polizia assisteva prima indifferente poi allarmata allo scontro tutto al femminile tra «vizio» e «virtù», le ragazze e le insegnanti hanno deciso di portarsi via la Madame. Con figlia e nuora. E quando ieri mattina le forze dell’ordine sono finalmente intervenute, arrestando quattro insegnanti talebane e alcune studentesse, anche due poliziotti sono stati catturati. Rapiti e portati in ostaggio proprio dentro la madrassa, insieme alle prigioniere della casa chiusa, i due poliziotti sono comunque riusciti a comunicare con l’esterno. «Non ci stanno trattando male – ha infatti detto l’agente Hamad Reza a un giornalista dell’Afp ”. Ci hanno offerto del tè e permesso di tenere i cellulari». I negoziati, ha aggiunto, vanno avanti. «Speriamo in una rapida soluzione».
La storia potrebbe entrare nel capitolo «strano ma vero» e lì rimanerci se non fosse il segnale della crescente «talebanizzazione» del Pakistan e dello speculare indebolimento del suo leader, generale Pervez Musharraf, attaccato dai riformatori liberali per la sua scarsa democrazia ma anche dagli estremisti religiosi per il suo (relativo) filoamericanismo e antislamismo. Per restare all’episodio di ieri, definito dai media locali la «prima azione in stile talebano nella capitale», va aggiunto che alle ragazze si sono poi uniti molti maschi della stessa madrassa: centinaia se non migliaia di integralisti con tanto di armi automatiche e lo stesso grido di «Morte all’America e al peccato», «Vogliamo lo Stato islamico». Il loro leader ultraradicale Abdul Rashid Ghazi, apertamente pro Al Qaeda e pro talebani e già coinvolto in un attentato terroristico del 2004 nonché nell’inchiesta sulle bombe di Londra del 2005, ha minacciato di «lanciare una jihad contro il governo» se le professoresse e le studentesse arrestate non saranno liberate.
E in cambio dei poliziotti ha chiesto il rilascio di altri studenti oggi sotto custodia. La madrassa, che fu il centro della protesta antivignette danesi, è da tempo un problema per il governo centrale. Due mesi fa, ad esempio, le sue studentesse avevano occupato una biblioteca vicina ad alcune moschee abusive che il governo intendeva radere al suolo, per impedirne la demolizione. E le ragazze sono ancora lì, asserragliate nell’edificio. Alcune loro compagne, e compagni, compiono poi quotidiane azioni in città per far chiudere i negozi di video e musica, «satanici».
«Quelli della Jamia Hafsa sono dei pazzi» ha dichiarato ieri alla Reuters
un funzionario di polizia, ammettendo la difficoltà di negoziare con una simile controparte. Ma il problema non è certo limitato alla madrassa ribelle della Moschea rossa. Tra le 13.500 scuole coraniche pachistane, dove studiano milioni di bambini e giovani che non hanno accesso alle scuole normali, sono tantissime quelle dove il credo integralista viene diffuso, nonostante il governo tenti di controllarle e magari chiuderle. Nelle loro aule e moschee si sono difese fino all’ultimo le leggi «hudud» imposte da Zia Ul Haq nel 1979, le peggiori del mondo islamico nei confronti delle donne, in gran parte emendate a fine 2006 con la nuova Legge di protezione della donna. Sempre qui ha le sue roccaforti l’alleanza della destra religiosa Mma, che siede in Parlamento ma vuole lo Stato islamico. E in quelle aule, in molte almeno, hanno credito voci ancora più estreme: quelle dei talebani del nord-ovest, che grazie alle recenti «tregue» firmate con Islamabad hanno potuto espandere le loro attività militari nel Waziristan e in Afghanistan, rafforzare quelle politiche e di propaganda nelle città del Pakistan. Fino ad arrivare alla capitale.
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Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera 30/3/2007 - «Madame Shamim» ha confessato. E si è pure pentita. «Ammetto di aver propagato oscenità, mi scuso per i miei errori e giuro su Allah che d’ora in poi vivrò devotamente». E grazie a questo mea culpa pronunciato sotto un pesante burqa nero e alla presenza dei media, la tenutaria del bordello di Islamabad assaltato martedì da decine di studentesse coraniche se n’è tornata finalmente a casa. Con lei, dopo due giorni da «ostaggi» nella madrassa più oltranzista della capitale pachistana, sono state liberate figlia, nuora e nipotina di sei mesi. Poche ore prima erano stati rilasciati i tre poliziotti catturati dalle stesse ragazze terribili, sotto la guida dello sheikh qaedista Abdul Rashid Ghazi. E perfino i quattro estremisti della stessa madrassa Jamia Hafsa, arrestati due giorni fa, sono ormai in libertà. La storia che ha fatto il giro del mondo sembra così arrivata alla fine. Tutti a casa, non è successo niente.
In realtà, una volta libera, Madame Shamim (detta anche «zietta») ha precisato di essere stata costretta a confessare dalle studentesse armate di Corano e bastoni. «Le ho minacciate di convertirmi al Cristianesimo. Non penso che l’Islam permetta di picchiare una donna e trascinarla per strada come un cane». Poco probabile che la signora decida di andare per vie legali, vista la sua (ex?) professione, ovviamente illegale. Ma anche se lei tacerà, il caso (ritenuto la «prima azione in stile talebano» nella capitale) ha suscitato un vespaio in Pakistan. L’opposizione riformista al regime di Pervez Musharraf ieri lo ha definito un’ennesima prova della passività del potere verso gli ultrà religiosi, a fronte della durissima repressione di ogni sussulto democratico. E con le elezioni presidenziali in programma tra qualche mese, l’assalto (impunito) alla casa della maîtresse non sarà dimenticato presto. Ma anche per le studentesse-talebane la questione non è affatto chiusa. «Anzi, è solo l’inizio - ha detto ieri una di loro ”, Shamim ci ha segnalato altri luoghi del vizio». La lista dei bordelli dove agire ne conta già 22.