Francesco Carlà, la Gazzetta dello Sport 29/3/2007, 29 marzo 2007
di Francesco Carlà* Fra poco sarà di nuovo il momento dei dividendi, un appuntamento gradito agli investitori italiani, specie i più prudenti e orfani dei grandi rendimenti dei Bot del passato
di Francesco Carlà* Fra poco sarà di nuovo il momento dei dividendi, un appuntamento gradito agli investitori italiani, specie i più prudenti e orfani dei grandi rendimenti dei Bot del passato. Le principali società quotate e comprese nell’indice S&P MIB (le 40 più grandi della Borsa) hanno già annunciato profitti in crescita e una «generosa» distribuzione degli utili agli azionisti. Ma come funzionano i dividendi? Hanno ragione gli investitori intelligenti a preferirli? Se un’azienda quotata ha realizzato profitti, può decidere di distribuirne una parte ai soci. In Italia questo succede di solito tra maggio e giugno. A Wall Street invece li pagano ogni tre mesi, il che è meglio per chi li riceve per due ragioni: si incassa prima e l’effetto sul valore del titolo è più diluito, quindi meno traumatico. Quando una società stacca il dividendo, di solito il suo valore scende in proporzione. Sui dividendi c’è una tassa del 12,50%. Le aziende che li pagano regolarmente e li aumentano ogni anno sono le migliori e le più redditizie tra quelle quotate nelle Borse: lo prova anche uno studio di Jeremy Siegel, professore di finanza all’Università di Pennsylvania. Il professor Siegel ha scoperto che il 41% della crescita dell’importante indice S&P 500 di Wall Street, negli ultimi 80 anni, si deve non al rialzo delle azioni quotate, ma ai dividendi pagati dalle società: il 4,4% all’anno, non proprio bruscolini. Giusto per farvi capire meglio l’importanza della faccenda: in quel periodo, 10.000 euro sarebbero cresciuti diventando più o meno un milione senza contare i dividendi. Se invece facciamo conto che vengano saggiamente reinvestiti, cosa che consiglio sempre di fare, nello stesso periodo quei 10.000 euro sarebbero lievitati diventando circa 24 milioni. Ma non tutte le società che pagano dividendi sono ugualmente appetibili per gli investitori. Paradossalmente il fatto di pagare troppo una tantum può essere un pessimo segno e di solito è meglio evitarle. Infine, chi cresce molto non paga dividendi. Le società tecnologiche come Microsoft hanno cominciato solo di recente a distribuirli e lo fanno con grande parsimonia: per le aziende in crescita può essere più redditizio investire i profitti nel proprio business piuttosto che restituirli agli azionisti. *Analista, fondatore di www.finanzaworld.it