Valerio Cappelli, Corriere della Sera 27/3/2007 Lettere, 27 marzo 2007
DAL NOSTRO INVIATO
BOMBAY – L’India è vicina. Le tre braccia che muovono il mondo, politica, cultura e economia, nel segno del made in Italy e guidate da Confindustria, sono a Bombay per gettare le basi di progetti comuni al fianco di un colosso come l’industria cinematografica indiana. «Noi – dice il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni – siamo intimiditi dalle cifre, i 90 film italiani contro i 900 che si fanno in India su base annua, con i nostri 110 milioni di spettatori che corrispondono alla loro media settimanale. Ma dobbiamo trovare una via comune per allargare il nostro orizzonte».
I primi segnali vengono dalla convulsa capitale del commercio e del cinema che non si chiama più Bombay ma Mumbay come in origine, una città cosmopolita senza vacche e turbanti per strada, dove c’è povertà ma nessuno muore di fame. Al Ficci-Frames, la prima convention dell’audiovisivo in Asia, il ministro indica le prime strategie per intercettare un business che in India ha una crescita pari al 19% all’anno e dà lavoro a 6 milioni di persone. Quattro coproduzioni, restauro dei film, ma soprattutto si intendono dirottare dalla Svizzera al nostro Paese le riprese esterne, utilizzando location e strutture italiane. La Regione Lazio spiega agli operatori indiani che ora su questo territorio agli stranieri viene anticipato il rimborso dell’Iva. Ma siamo lontani dagli incentivi produttivi in vigore in Inghilterra e in altri Paesi.
Il cuore di questo «passaggio in India» avrà luogo in ottobre a Roma, alla seconda Festa del Cinema, che dedicherà una giornata intera a quella cinematografia con un occhio interdisciplinare: film, mostre, concerti, incontri con attrici venerate come rockstar, Nandita Das, Tabu e forse Aishwarya Rai, indicata da Julia Roberts come «la donna più bella del mondo», definita dalla rivista Time
una delle 100 persone più influenti del pianeta. Il fatto è che il cinema qui è com’era da noi negli anni ’60: l’arte più popolare, dove gli affetti sono banditi e al posto del bacio ecco una canzone che poi va al primo posto in classifica. Tutto questo rientra nelle storie dei matrimoni combinati, i giovani che protestano per le nozze regolate dai genitori, e va sotto il nome di Bollywood. Il presidente della Festa del Cinema, Goffredo Bettini, sta poggiando lo sguardo altrove. Spazio da una parte ai film d’autore e dall’altra a tutta la produzione «post-Bollywood» che occupa il 15% del mercato e su queste dimensioni è improprio parlare di nicchia.
Comincia la Festa romana: ogni anno manterrà un focus su un Paese non da molto emerso nella storia moderna, spegnendo un poco lo schermo dalla prepotenza americana. Roma cercherà di avere anche No Smoking, film visionario del regista Anurag Kashyatp. Lo vuole anche la Mostra di Venezia. Questo è un altro (irrisolto) problema.