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 2007  marzo 27 Martedì calendario

Tempo addietro ho sentito un esponente di rilievo della sinistra radicale che, messo alle strette da un intervistatore sulla nostra alleanza con gli Stati Uniti e anche sulla sua obbligatorietà, ha risposto di essere decisamente favorevole a una autonomia militare europea

Tempo addietro ho sentito un esponente di rilievo della sinistra radicale che, messo alle strette da un intervistatore sulla nostra alleanza con gli Stati Uniti e anche sulla sua obbligatorietà, ha risposto di essere decisamente favorevole a una autonomia militare europea. Se ben ricordo negli anni iniziali della costruzione europea si parlò anche di Comunità europea di difesa (Ced). Le sarei grato se potesse ripercorrere quella vicenda, anche con riferimento alle forze politiche che maggiormente la ostacolarono. Sauro Magnani sauromagnani@aliceposta.it Caro Magnani, la Comunità europea di difesa fu una grande occasione mancata. La sua storia cominciò agli inizi degli anni Cinquanta, dopo lo scoppio della guerra di Corea. Gli Stati Uniti sostennero che la minaccia comunista era ormai diventata globale e che occorreva mettere in campo, per fare fronte all’Unione Sovietica, un esercito tedesco schierato insieme ai Paesi dell’Alleanza Atlantica contro il comune nemico. La proposta suscitò un’ondata di reazioni negative in tutta l’Europa occidentale. Contro il riarmo tedesco scesero in campo i partiti comunisti, i partiti socialisti, alcuni partiti della sinistra democratica e persino una parte non piccola della società tedesca. Nella Germania occidentale apparvero manifesti in cui il leader della socialdemocrazia tedesca diceva ai suoi connazionali «ohne mich», «senza di me»: una frase che divenne da quel momento lo slogan del neutralismo e del pacifismo della Repubblica federale di Germania. Ma gli americani insistevano e il governo francese, per rompere lo stallo, avanzò una proposta rivoluzionaria. La Germania si sarebbe riarmata, ma nell’ambito di una Comunità europea di difesa di cui avrebbero fatto parte gli stessi Paesi (Belgio, Francia, Italia, Repubblica federale di Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi) che avevano firmato qualche mese prima il trattato per la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Sarebbe nato in tal modo un esercito in cui soltanto i battaglioni avrebbero conservato caratteristiche nazionali. Il resto (reggimenti, brigate, divisioni, armate e corpi d’armata) sarebbe stato multinazionale. Questa nuova istituzione avrebbe centrato contemporaneamente due obiettivi. Avrebbe reso accettabile all’opinione pubblica europea il riarmo della Germania e avrebbe permesso all’Europa di passare dall’integrazione economica all’integrazione politico-militare. Alcide De Gasperi ne fu entusiasta e volle che all’Assemblea parlamentare prevista dal Trattato venisse assegnato il compito di scrivere la costituzione dell’Europa unita. Di quella Assemblea il leader italiano sarebbe stato certamente il presidente. Mai come allora gli Stati Uniti d’Europa sembrarono a portata di mano. Per tenere a battesimo la Ced occorreva naturalmente l’approvazione dei parlamenti nazionali. In pochi mesi giunsero le ratifiche della Germania e dei tre Paesi del Benelux. Con grande disappunto di De Gasperi (ormai ritirato a vita privata), l’Italia esitava nella speranza di mercanteggiare il suo sì contro una migliore soluzione del problema di Trieste: un calcolo bizantino, fondato sull’assurda convinzione che il nostro Paese, firmando, avrebbe fatto un favore all’Europa anziché l’Europa a noi. In ultima analisi, tuttavia, il responsabile del fallimento della Ced fu la Francia, non l’Italia. Quando la Camera francese fu chiamata a ratificare il trattato, i gollisti e i comunisti (due partiti che si detestavano) votarono per ragioni diverse contro la ratifica del Trattato e affossarono la Ced. Come hanno nuovamente dimostrato nel 2005, quando dissero no al Trattato costituzionale europeo, i francesi hanno spesso recitato in Europa due parti: quella degli innovatori e quella dei bastian contrari. Esisteva tuttavia un problema, quello del riarmo tedesco, non ancora risolto. La soluzione venne da Londra. Per consentire alla Germania di rientrare in campo con un esercito democratico, il governo di Anthony Eden propose la creazione di una Unione dell’Europa occidentale: poco più di un club per la cooperazione militare senza ambizioni unitarie, di cui avrebbero fatto parte la Gran Bretagna e i sei Paesi della Ceca. Qualche mese dopo, fortunatamente, furono messi in cantiere i trattati per creazione del Mercato comune e dell’Euratom. Ma il progetto della Ced è rimasto da allora nei cassetti dove sono depositati i sogni incompiuti dell’Europa unita.