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 2007  marzo 26 Lunedì calendario

IL papa ha ragione. Nella cultura contemporanea, anche cristiana, l´inferno sembra essersi fatto da parte

IL papa ha ragione. Nella cultura contemporanea, anche cristiana, l´inferno sembra essersi fatto da parte. Eppure la sua esistenza accompagna il Cristianesimo fin dalla sua nascita, con un´evoluzione che non è però affatto lineare. La concezione cristiana dell´Inferno affonda le sue radici nelle antiche civiltà (Egitto, Mesopotamia, Grecia ecc.). Per i Greci il tenebroso Hades, confuso con il sinistro Tartaro, aveva il compito di accogliere tutti gli iniqui. I concetti ebraici di Geenna e Sheol crearono un luogo sotterraneo di tormento, dimora del Diavolo e dei suoi demoni. L´inferno è già presente nel Nuovo Testamento. Il Vangelo di Matteo (25, 41) menziona «il fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli», ed anche l´Apocalisse (19,20) parla dello «stagno di fuoco, ardente di zolfo». Ma la credenza all´inferno pose questioni importanti. Le pene erano corporali ed eterne? Su questi aspetti, i Padri della Chiesa non la pensavano allo stesso modo. Per sant´ Ambrogio e san Girolamo (IV secolo), le pene erano di natura spirituale e i cristiani erano salvati dalla virtù del loro battesimo. Agostino dedicò però un intero libro della "Città di Dio" per rifiutare l´idea di un ritorno finale di tutte le creature a Dio e diede così un impulso decisivo alla dottrina della eternità e della corporeità delle pene. Dal XII secolo in poi, la minaccia della dannazione eterna è sempre più presente nella predicazione e nella pastorale, a tal punto che si è parlato di un "cristianesimo della paura" (J. Delumeau). E´ il periodo in cui nasce anche una vera e propria iconografia dell´inferno. Al nord delle Alpi, l´inferno viene rappresentato come Leviatano, il mostro che divora i dannati. In Italia si impone la rappresentazione dell´inferno come zona di fuoco dove i dannati bruciano intorno a Satana seduto in trono. Dal Trecento in poi (Camposanto di Pisa) i supplizi aumentano sempre di più e si accentua la corrispondenza fra la natura della pena e il genere di peccato: i golosi vengono raffigurati davanti ad una tavola imbandita senza avere la possibilità di mangiare, gli avari vengono ingozzati d´oro, i lussuriosi uniti in un abbraccio eterno. Come nell´Inferno di Dante… Il XII secolo introduce un´altra grande novità, il purgatorio come luogo geografico. L´idea di un purgatorio è presente nel cristianesimo antico, ma veniva definito con un aggettivo, il "fuoco purgatorio". Intorno al 1100, l´aggettivo si trasforma in sostantivo. Si tratta di una "rivoluzione spirituale" (J. Le Goff). Il purgatorio come luogo spezza il vecchio mondo bipolare dell´alto Medio Evo, e l´aldilà si arricchisce di un luogo che corrisponde ad uno strumento di salvezza. Preghiere e suffragi possono accorciare le pene, per i peccati veniali e per i peccati confessati per i quali la penitenza non è avvenuta. Le storie dell´inferno e del purgatorio sono inscindibili, anche per quanto riguarda il declino che questi due luoghi della geografia cristiana dell´aldilà hanno subìto da un secolo, in coincidenza con l´affievolimento dell´idea di peccato e della credenza al demonio. Il declino riflette la progressiva scristianizzazione della cultura contemporanea. Ma vi contribuirono anche gli avvenimenti bellici del Novecento: i milioni di morti della prima guerra mondiale hanno preso il posto delle anime del Purgatorio, e gli orrori del nazismo hanno portato l´inferno sulla terra. «L´enfer c´est les autres», dirà Sartre verso la fine del 1943, perchè ogni uomo può essere il giustiziere di un altro uomo e condannarlo, per così dire, a morte…