Marco Belpoliti, La Stampa 26/3/2007, 26 marzo 2007
Nell’astuccio di ogni scolaro non manca mai. Accanto alla gomma e alla penna a sfera con inchiostro eliminabile, c’è il bianchetto
Nell’astuccio di ogni scolaro non manca mai. Accanto alla gomma e alla penna a sfera con inchiostro eliminabile, c’è il bianchetto. Si chiama così perché è un liquido bianco, prodotto chimico, che si applica su lettere o cifre per cancellare eventuali errori o distrazioni. Nonostante che la macchina per scrivere sia scomparsa, completamente sostituita dal computer, e che per cancellare vi sia un tasto o una funzione apposita, le vendite del bianchetto - o correttore extrafine multiuso, come è anche chiamato - non sono crollate, anzi. In ogni supermercato che si rispetti sono almeno due o tre i tipi di correttori in vendita. In Italia la Pentel e la Osama si dividono il mercato. Negli Stati Uniti, come spiega in un recente articolo del New York Times Robert Johnson, la sua vendita rappresenta per i produttori di quel Paese - spesso su licenza giapponese - un mercato di 80 milioni di euro l’anno con una crescita del 10 per cento negli ultimi cinque anni. Negli uffici ha sostituito l’immancabile gomma da cancellare in appunti, documenti e fotocopie. Viene usata anche con vantaggio dai truffatori. Molti impiegati la tengono nel proprio cassetto spesso per nostalgia o come extrema ratio: rifare un documento e ristamparlo è più lungo che correggere con il bianchetto e passare il foglio nella fotocopiatrice. Esistono vari tipi di bianchetto: a boccetta con pennello, a forma di penna, a nastro. Nel suo articolo Johnson non considera l’ampio uso che ne fanno gli studenti: ricopiare un compito sbagliato o un tema non corretto è davvero una iattura cui soccorre l’immancabile bianchetto. Le cancellature tradizionali non si usano più. I maestri e i professori non dicono: «Tiraci sopra una riga e riscrivi la frase!» bensì: «Sbianchetta!». Cancellare viene da «cancello». Per Dante voleva dire: fare segni sopra ciò che è scritto e disegnato per renderlo illeggibile, far scomparire del tutto scritti o disegni. Le cancellature dei cancellieri, visibili sotto i colpi trasversali di penna, sono oggi materia da filologi e storici della scrittura. Il bianchetto invece occulta, fa scomparire. La correzione è un colpo di spugna, riporta la pagina o il foglio al suo stato edenico: prima del peccato. Errore viene da errare, «vagare qua e là senza meta»; la nostra società non ama il vagabondaggio sui fogli, vuole disciplinarlo nelle scritture depennando tracce e orme del nostro andare distratti a zonzo. Il bianchetto funziona come una sorta di «riverginazione» della pagina, per dirla con un termine della neolingua, elimina per sempre l’errore: ogni volta è davvero la prima volta. Stampa Articolo