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 2007  marzo 26 Lunedì calendario

STEFANO LEPRI

ROMA
Un po’ è piovuto, un po’ è nevicato nelle ultime settimane, i laghi del Nord si sono alzati, ma nei bacini idroelettrici siamo ancora a -20% rispetto all’anno scorso. Da lì viene un decimo dell’elettricità che consumiamo, e nelle ore di punta serve tutto. Così il rischio di un blackout elettrico in giugno o luglio, se avremo un’estate torrida e i condizionatori marcerano a pieno ritmo, non si può affatto escludere. Al ministero dello Sviluppo economico, dove è stato formato un apposito «gruppo operativo», all’inglese una task force, sono già in allarme: tranne che alla danza della pioggia, dicono che le stanno studiando tutte.
Appena due giorni fa il presidente dell’Enel, Piero Gnudi, aveva assicurato che le centrali termoelettriche a gas - tutte in esercizio ora, a differenza del 2003 quando alcune erano in ristrutturazione - saranno in grado di supplire alla minor produzione delle turbine idroelettriche. Ma il ministero ha in mano dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, non altrettanto tranquillizzanti: se la situazione idrica resta quello che è, la potenza disponibile in estate sarà di 49-50.000 megawatt, a fronte di una richiesta che potrebbe facilmente essere superiore (il record, segnato il 27 giugno 2006, è di 55.619).
Questo è lo scenario peggiore, tra vari, previsto in un documento intitolato «Attività e azioni contro il rischio elettrico» sulla base del quale è già cominciato il lavoro. Si è riunito una volta, tornerà a riunirsi mercoledì prossimo, e ancora prima di Pasqua, il «tavolo di discussione» dove siedono le Regioni, le autorità di bacino, la Protezione civile, la Terna, l’Authority per l’energia. Oltre alle possibili contromisure, si è discusso della priorità nell’uso dell’acqua da assicurare all’agricoltura da subito (ad esempio, in aprile comincerà ad occorrerne moltissima in Piemonte per le risaie). Secondo il ministero dell’Agricoltura il problema riguarda soprattutto il Nord.
«Abbiamo instaurato un ottimo rapporto di collaborazione tra tutti, e in particolare la Protezione civile ha fatto un lavoro egregio» riferisce il sottosegretario allo Sviluppo Filippo Bubbico, incaricato dal ministro Pierluigi Bersani di seguire la questione. Oltre ai rimedi per la prossima estate, si discute anche di misure per migliorare l’uso delle risorse in prospettiva: «ad esempio le centrali termoelettriche utilizzano una grande quantità di acqua per il raffreddamento; con i produttori di energia abbiamo trovato disponibilità ad adottare nuove tecnologie, di recente divenute valide, di raffreddamento ad aria».
Nonostante i rischi, il sottosegretario Bubbico si dichiara ottimista. Per affrontare i picchi di domanda dei mesi caldi sono state valutate parecchie ipotesi: 1) evitare che le importazioni di energia elettrica (15% dell’offerta) si riducano, come normalmente avviene, in estate; 2) riprogrammare la produzione idroelettrica per concentrare la disponibilità aggiuntiva in estate, 3) accrescere la produzione turbogas di alcune tra le maggiori centrali, come Turbigo, Le Casella, Ostiglia e Chivasso. Se tutte e tre le misure si rivelassero praticabili, si avrebbero a disposizione al momento giusto i circa 8.000 megawatt che rischiano di mancare.
Rispetto al 2003, quando nel pieno dell’estate più calda degli ultimi anni furono attuati dei distacchi, è operante un piano di salvaguardia che prevede una serie di interventi per evitare il distacco totale delle utenze civili, a cominciare dal ricorso agli «interrompibili» (aziende industriali che in cambio di sconti sulle tariffe accettano di essere distaccate per prime).