Varie, 26 marzo 2007
FESTI Valerio
FESTI Valerio Milano 6 gennaio 1953 • «[...] un inventore di feste coronato da un successo senza frontiere. I suoi incredibili fuochi d’artificio illuminano i cieli di mezzo mondo. I suoi Capodanni riempiono strade e piazze. I suoi spettacoli lasciano a bocca aperta milioni di spettatori per caso. [...] ama definirsi ”facitore” di feste [...] ”[...] Sono di Bologna. Mentre frequentavo il Dams ho fatto diverse esperienze teatrali di avanguardia metropolitana. Allora si chiamava teatro di cantina. Ho frequentato anche un corso di acrobata. A 20 anni, con due amici e una macchina, abbiamo girato a fare spettacoli da strada. Improvvisazioni su canovacci clowneschu. Due o tre anni, vivendo di poco, allungando il cappello per tirare su qualche soldo [...] mi sono laureato con una tesi sulla festa e la città [...] papà professore di storia e filosofia [...] mamma maestra [...] fratello medico, un altro commericante come il mio grande nonno, che fondò la prima associazione commercianti in Italia, un personaggio famoso, antifascista, amico di Giuseppe Saragat. Io, invece, in giro con il naso a palla rossa da clown. E mio padre che mi ripeteva: ma da grande farai qualcosa? [...] Il pirotecnico appartiene a una casta molto chiusa. Sono andato a lezione per imparare l’arte dei fuochi d’artificio. Un’arte antica e nobile, Nel ”700 c’era una famiglia di maestri bolognesi, i Ruggieri, e oggi i loro eredi sono, con i La Croix, i più grandi industriali pirotecnici di Francia. Con il fuoco artificiato si sono misurati Leonardo, Bernini, Brunelleschi, Caravaggio. Piazza di Spagna a Roma è stata inventata per una festa [...] Non faccio mai le stesse cose. Non ho un repertorio fisso. Con i miei collaboratori e la mia compagna Monica Maimone abbiamo imparato a costruire grandi macchine, strumenti speciali, sfere giganti che volano. Lavoro sulla piazza a cielo aperto con 320 persone. Il materiale arriva a occupare due, tre tir [...] Una festa, come la facciamo noi, non può non riuscire. Il termometro del successo è il numero di persone che cominciano a seguirci fin dalle prove [...] Non ho mai chiesto il denaro al pubblico, e alle miei feste non si vendono biglietti d’ingresso. I miei committenti sono gli amministratori delle citta. [...]”» (Myriam De Cesco, ”Specchio” 23/6/2001).