Varie, 26 marzo 2007
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Mohnhaupt Brigitte
• Rheinberg (Germania) 24 giugno 1949. Terrorista. In libertà dal marzo 2007 • «[...] condannata a cinque ergastoli e 15 anni per nove omicidi firmati Raf nei sanguinosi Anni 70 [...] un nome che non ha avuto la stessa eco internazionale di Andreas Baader e Gudrun Ensslin, ma un ruolo che non è stato meno centrale [...] è libera perché al processo i giudici le rifiutarono quello che chiedeva - essere considerata prigioniera politica - e la condannarono per quello che era: un’assassina. E la legge tedesca prevede che anche un ergastolano abbia una prospettiva di vita e, se ritenuto non più pericoloso, possa uscire dal carcere dopo 24 anni. Dunque Brigitte Mohnhaupt [...] non pentita, ma neanche più tentata dal terrorismo - può cominciare una nuova esistenza: a Karlsruhe, la città dov’è cresciuta. Impiegata nella concessionaria di auto del figlio di una vecchia amica. Unica restrizione: cinque anni di libertà vigilata. [...] è stata il cervello e il braccio armato della seconda generazione dei terroristi della Rote Armee Fraktion. Entrata in clandestinità nel ”71, viene condannata una prima volta nel ”77 e per otto mesi è vicina di cella dei suoi maestri, al settimo piano del penitenziario di Stoccarda/Stammheim. Per quattro ore ogni giorno Andreas Baader e Gudrun Ensslin la preparano al ruolo di leader che loro non potranno più assumere, condannati come sono all’ergastolo. Quando esce, le bastano due mesi per riorganizzare i terroristi alla sbando. Riprendono i proclami contro ”i servitori di uno Stato imperialista e fascista” e le azioni di sangue. Brigitte Mohnhaupt che le pianifica e le conduce in prima persona. Guida la motocicletta dalla quale, in pieno centro di Karlsruhe, vengono sparati i colpi che uccidono il procuratore generale Sigfried Bubak. la finta postina che a Francoforte si presenta in casa del capo della Dresdner Bank, Juergen Ponto, e quando lui si oppone al rapimento lo fredda senza esitazione. la finta bambinaia con la parrucca rossa che attraversa una strada di Colonia spingendo un passeggino per costringere alla frenata l’auto del presidente della confindustria Hans-Martin Schleyer. Poi guida il commando di venti terroristi che spara cento colpi, uccide l’autista e le tre guardie del corpo, rapisce Schleyer. Dopo quarantaquattro giorni di prigionia, anche lui sarà liquidato. Trenta poliziotti moriranno prima che Brigitte Mohnhaupt venga catturata, nel 1982. Ancora oggi molti dettagli di quelle azioni non sono stati chiariti. [...]» (Marina Verna, ”La Stampa” 26/3/2007).