Fonti varie, 19 marzo 2007
Anno IV - Centosessantesima settimanaDal 12 al 19 marzo 2007Daniele Prodi ha annunciato la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, 53 anni, sposato, due figli, sequestrato dai talebani, lunedì alle tre del pomeriggio
Anno IV - Centosessantesima settimana
Dal 12 al 19 marzo 2007
Daniele Prodi ha annunciato la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, 53 anni, sposato, due figli, sequestrato dai talebani, lunedì alle tre del pomeriggio. Scriviamo senza aver visto in che condizioni è il nostro collega e sapendo solo che si trova ricoverato nell’ospedale di Emergency a Lashkargah, dove deve restare sotto osservazione per qualche giorno.
Talebani Daniele era stato sequestrato il 5 marzo, lunedì, o forse il 4 sera. Era andato nel sud dell’Afghanistan convinto di intervistare un qualche capo talebano e facendosi guidare da un giovane di 25 anni, Sayed Agha, padre di quattro figli. Giovedì 15 marzo, poco prima di diffondere un video e un nastro audio in cui Mastrogiacomo chiedeva la liberazione per sé e per il suo autista, i portavoce talebani facevano sapere che Sayed era stato ammazzato, in quanto spia e traditore. Non si sa se l’abbiano sgozzato o impiccato. Si sa che a eseguire la sentenza con le sue mani era stato lo stesso capo dei sequestratori, il mullah Dadullah.
Ultime ore Le ultime ore sono state le più drammatiche. I talebani, che dovevano restituirci Daniele già sabato sera, non si decidevano a mantenere la parola data. Si sapeva che erano divisi e che Dadullah intendeva giocarsi politicamente il sequestro all’interno del suo gruppo. Il suo avversario sarebbe il mullah Omar, cioè lo stesso capo dei talebani. Dadullah è un feroce combattente, rimasto con una gamba sola per via di una mina involontariamente schiacciata, con un fisico imponente, un gran naso, un barbone. Dalle sue parti, una leggenda. Omar, che è un capo crudelissimo, lo ha degradato un paio di volte imputandogli eccessi di violenza: una volta Dadullah ha scuoiato i suoi nemici hazara, adesso manda i kamikaze a farsi saltar per aria in mezzo alla gente qualunque, provocando - secondo Omar - troppe vittime civili. Fra i tre prigionieri di cui Dadullah ha chiesto la liberazione in cambio di Mastrogiacomo, c’era anche un Hanif che era stato braccio destro dello stesso Omar. Proprio questo Hanif risultava il prigioniero più importante. Lo stallo, nel quale il ministero degli Esteri si è trovato alla fine, potrebbe essere stato provocato dagli stessi americani, che con i talebani non trattano e che potrebbero aver fatto resistenza al rilascio di Hanif. Gli americani infatti non trattano con i talebani perché «trattare con i talebani è inutile. Se gli vengono dati soldi chiederanno la liberazione di talebani detenuti, se riusciranno a ottenere anche questo passeranno a chiederne di più e se anche questo gli sarà dato andranno avanti, magari chiedendo il ritiro delle truppe italiane o altro ancora» (l’ambasciatore Finn).
Vallettopoli Lunedì 12 marzo è stato arrestato, nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto altre 15 persone, il fotografo Fabrizio Corona, specializzato nel mercato delle vallette, dei vip, delle feste, degli amorazzi e insomma del cosiddetto "gossip". il secondo atto dell’inchiesta che i giornali hanno battezzato "Vallettopoli" e le cui fila sono nelle mani del sostituto procuratore di Potenza, John Henry Woodcock. Il primo atto fu l’anno scorso, quando in margine all’indagine che portò in carcere il mancato re d’Italia Vittorio Emanuele, finì nel tritacarne anche il portavoce di Fini Salvatore Sottile, accusato di aver tentato avances improprie con la stellina Elisabetta Gregoraci, divenuta poi famosa (con relativo spot a fianco di Pippo Baudo) proprio grazie a questo. Adesso, totalmente scagionato Sottile, Corona viene accusato di aver fotografato divi, divetti e divette dello spettacolo e dello sport in atteggiamenti compromettenti, e di averli poi ricattati, chiedendo soldi e minacciando la pubblicazione delle immagini. Secondo Woodcock, con i denari incassati Corona, che in carcere si rifiuta di rispondere, avrebbe alimentato uno spaccio di cocaina tra i medesimi vip, a cui avrebbe fornito anche signorine disposte a farsi coricare pur di far carriera in tv. Tutta l’accusa si regge sulle intercettazioni telefoniche, parte delle quali è finita sui giornali. Tra queste, una in particolare, in cui un fotografo si vanta di aver immortalato un politico importante mentre sta rimorchiando un transessuale. Quale politico? Mentre tutti i giornali prudentemente tacevano, Il Giornale di Belpietro, la cui proprietà è di Paolo Berlusconi (il fratello), ha fatto il nome: si tratta di Silvio Sircana, portavoce di Prodi. Apriti cielo! Il dibattito che non è stato fatto per la Gregoraci (è giusto o no chiamare le cose per nome e cognome?) è divampato su Sircana, fino a che il Garante per la Privacy, professor Francesco Pizzetti, non ha emanato una disposizione che prevede la galera (fino a tre anni) per i giornalisti che pubblicano dati sulla vita privata dei personaggi. Alla inevitabile rivolta dei giornalisti - i quali negli ultimi anni si son visti limitare sempre di più il diritto di cronaca, senza fiatare - il Pizzetti ha precipitosamente fatto marcia indietro, rilasciando un’intervista al Corriere della Sera e dicendo che la predetta disposizione deve intendersi limitata al caso in oggetto, cioè Vallettopoli. Le tentazioni di reintrodurre la censura, mascherata dalle intenzioni più nobili, sono comunque in Italia sempre più forti.
Telecom Tronchetti Provera, schiacciato dai debiti (tra i 40 e i 50 miliardi), dall’inimicizia del governo e persino dall’ostilità del presidente della sua società Guido Rossi, ha deciso di vendere la Telecom. Prima ha tentato un accordo con gli spagnoli di Telefonica, molto interessati. Questo ha provocato l’immediata reazione del governo, intimorito dal possibile arrivo di uno straniero. È scesa allora in campo la banca preferita di Prodi, cioè la San Paolo-Intesa di Giovanni Bazoli. A questa però si sono contrapposte Capitalia e Mediobanca, messe in campo, secondo l’opinione generale, da D’Alema, per nulla disposto a lasciare mano libera al presidente del Consiglio: quando Telecom fu scalata dalla cordata di Colaninno e Gnutti (1999) godette della forte protezione proprio di D’Alema, allora presidente del Consiglio. Come si fa sempre in Italia, adesso è stato organizzato un tavolo per mettere d’accordo tutti, e dare a ciascuno un pezzetto di società. Anche il problema del prezzo sarebbe superato: Tronchetti, che pagò a suo tempo Telecom 4 euro ad azione, ne voleva adesso 3, e si sarebbe alla fine accontentato di 2,7. In Borsa il titolo è quotato 2,1.
Battisti Cesare Battisti, l’uomo che fu condannato a due ergastoli per quattro omicidi commessi negli anni di piombo (in due dei quali sparò di persona), è stato ritrovato domenica scorsa in Brasile. S’era prima ricostruito una vita a Parigi raggiungendo un notevole successo come scrittore di gialli e profittando della dottrina Mitterrand in base alla quale la Francia dava protezione ai rifugiati politici. Poi, quando la Francia s’era finalmente decisa a concedere l’estradizione, era scappato, tradendo anche la fiducia degli intellettuali francesi che s’erano levati in sua difesa e avevano accusato l’Italia di aver fatto un processo politico, in assenza dell’imputato e orientato in partenza. In Brasile è stato preso grazie a una donna che gli stava portando novemila euro - l’ultima provvista per sopravvivere - e che è stata pedinata. Adesso hanno chiesto l’estradizione sia i francesi che gli italiani. Non è ancora detto che Battisti sconti davvero la sua pena.
Ferrari ricominciato il campionato mondiale di Formula 1 e il nuovo campione della Ferrari, il finlandese Kimi Raikkonen, erede di Schumacher, è andato subito a segno vincendo il Gran Premio d’Australia. La critica gli ha fatto un solo appunto: sorride troppo poco.