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 2007  marzo 25 Domenica calendario

VARI ARTICOLI SULLA VERTENZA ALLE MOLINETTE, DOVE IL PRIMARIO SALIZZONI

(Rifondazione) ACCUSA IL SINDACATO DI DIFENDERE I NULLAFACENTI. L’INTERVISTA CON SALIZZONI E’ AL SECONDO POSTO IN QUESTA SERIE (MARCO ACCOSSATO). TUTTI GLI ARTICOLI SONO TRATTI DALLA STAMPA

Raphael Zanotti, 24 marzo 2007 - Alle Molinette lavorano 1780 infermieri professionali e 840 operatori socio sanitari. Pianta organica: coperta. Al Regina Margherita, 380 infermieri e circa 220 Oss, appena 7 unità mancanti. Tra Maria Vittoria, Amedeo di Savoia e Asl 3 sono previsti 499 infermieri: in servizio sono 457 a cui vanno aggiunti 28 in attesa di concorso che già operano. Risultato: 14 posti vacanti.
I conti, non tornano. O meglio: forse tornano troppo.Stando ai numeri forniti dalle direzioni sanitarie le proteste di questi giorni da parte degli infermieri su turni, reperibilità e riposi saltati non dovrebbero semplicemente esistere. Eppure gli esposti che stanno giungendo all’ispettorato provinciale del lavoro sono lì a testimoniare che così non è. Che qualcosa, nel meccanismo, si è rotto. Che cosa?
Ci sono tre possibili risposte. La prima: i numeri delle piante organiche sono sballati. Da qualche anno il fabbisogno di un’Asl o di un ospedale in termini di personale infermieristico non viene più calcolato con criteri oggettivi come si faceva prima con il cosiddetto «minutaggio». Ogni ospedale, ogni Asl redige la propria pianta organica, che in seguito passa al vaglio della Regione. La trasformazione delle vecchie Usl e degli ospedali in aziende significa sì più efficienza, ma anche far quadrare i bilanci, i conti. Si tira al risparmio oltre misura? Le ultime finanziarie non chiedono altro: a partire da quella del 2001 che ha bloccato le assunzioni, per arrivare fino all’ultima che obbliga gli ospedali a spendere per il personale l’1,4% in meno rispetto a quanto speso nel 2004.
Seconda possibilità: i numeri sono giusti, gli organici ci sono, ma il personale è mal distribuito. significativa la frase pronunciata l’altro giorno da una degli infermieri del gruppo strumentisti del Centro trapianti di fegato del professor Salizzoni: «Io faccio l’infermiere, mi limito a sottolineare che ormai mi viene richiesta una reperibilità di 22 giorni al mese. Non so perché e non so per come, ma l’azienda paga fior fior di manager per evitare che succeda». dunque un problema di management, di organizzazione? Giuseppe Galanzino, direttore generale delle Molinette, sembra convinto di sì. Il suo piano riorganizzativo punta proprio in questa direzione e parla di sperimentazione della «mobilità interdipartimentale». Un piano che potrebbe vedere l’appoggio anche di un sindacato come il Nursing Up, proprio quello che in questi giorni ha lanciato il problema. «Se è serio... - dice il segretario regionale Francesco Coppolella - . Ma è difficile. Una riorganizzazione di questo tipo va a toccare anche i medici. E lì le cose sono un po’ più complicate».
Terza possibilità, ha ragione il professor Salizzoni: al di là della pianta organica il vero problema è che la metà del personale non fa nulla. Gli imboscati succhiano posti. Il loro lavoro si scarica su altri, fino a spolparli. I sindacati devono proteggere tutti. E così facendo non fanno gli interessi di chi ha davvero necessità di essere protetto. Due tessere sono sempre meglio di una.
Una delle soluzioni proposte è quella di far entrare più Oss per sgravare gli infermieri dalle mansioni igienico-alberghiere. Gli infermieri, da qualche anno con la laurea in mano, cominciano ad avere altre aspettative in termini di funzioni e stipendio. Problema: degli 800 operatori socio sanitari dell’ultimo concorso del febbraio 2006, ne sono stati assunti fin’ora una cinquantina. Secondo problema: sicuri che i sindacati apprezzeranno una sostituzione di infermieri con gli operatori socio-sanitari?

Marco Accossato, 24 marzo 2007 - Per ogni infermiere che lavora, e lavora il doppio, ce n’è un altro che non fa niente. Un imboscato. Ecco perché gli ospedali sono in crisi».
Mauro Salizzoni, responsabile del centro trapianti di fegato alle Molinette, è un fiume in piena. Infuriato, dopo l’annuncio che i suoi infermieri al limite del collasso si rivolgeranno all’Ispettorato del lavoro.
Professore, la situazione non è grave come dicono?
«Lo è eccome. Anzi, forse ancora più grave di come l’hanno descritta. E li ringrazio per la passione e la dedizione che mettono nel loro lavoro. Qui non abbiamo mai, dico mai, rifiutato un solo organo da trapiantare, malgrado la carenza di personale».
Perché allora questo sfogo?
«Perché nessuno dice la verità sulla carenza di infermieri».
E qual è, la verità?
«Che alle Molinette, come altrove, c’è una marea di infermieri che non fa nulla. E se non sono il 50 per cento, saranno il quaranta. Basta girare per ambulatori fittizi e uffici amministrativi. Fanno lavori amministrativi, invece di stare dove serve. E così, gli altri, sono costretti al doppio della fatica nei reparti. Guardi che il discorso vale nel mio centro, ma anche in Cardiochirurgia, e non solo».
Professore, se non sbaglio lei è vicino a Rifondazione...
«Mi sta per chiedere come mai uno di sinistra come me se la prende coi lavoratori? Me lo chieda...».
Glielo chiedo.
«Perché io sono di sinistra, difendo i lavoratori e non gli imboscati! C’è gente che meriterebbe la medaglia al lavoro, per quanto dà all’ospedale. E altri che dovrebbero essere stanati».
Il sindacato...
«Vuole sapere che cosa penso del sindacato? Che dovrebbe guardare l’altra faccia della medaglia di questa crisi degli infermieri. Occuparsi innanzitutto di chi non lavora, non di chi lavora troppo».
Denunciare i fannulloni?
La colpa che do al sindacato, anche il mio, è l’appiattimento assoluto. Basta vedere la pioggia di incentivi».
Cioè?
«Qualche anno fa avevo proposto di dividere gli introiti in più che in questo ospedale vengono assegnati per le sperimentazioni tra il personale infermieristico del centro sottoposto, anche per queste sperimentazioni, a un super-lavoro. L’amministrazione era d’accordo. I sindacati no, hanno posto il veto: quel sovrappiù doveva essere diviso fra tutti gli infermieri. Capisce? Io sto dalla parte dei lavoratori, ma i lavoratori sono quelli che lavorano. E il discorso vale anche per noi medici».
Sa quanti nemici si farà con queste parole pubblicate sul giornale?
«E sa quanti amici? Siamo in tanti a pensarla così, mi creda. Solo che nessuno ha il coraggio di dirlo, tanto più a sinistra. Mi sono stufato».
Sono nate nuove sigle sindacali...
«La sostanza è sempre la stessa. E le dirò un’altra cosa».
Prego.
«Io penso che ci siano anche amministrazioni arrendevoli. Tra part-time, assenteisti, e i cosiddetti invalidi che in ospedale non possono fare il minimo sforzo poi li vedi fuori tutt’altro che invalidi, andiamo davvero verso il collasso. In Toscana, per fare 100 trapianti, hanno 9 coordinatori dell’attività. Qui alle Molinette, primo centro europeo, con 160 trapianti di fegato l’anno e il record mondiale di cinque in un giorno, ci dobbiamo arrangiare con tre. Sono stanco, stanco degli imboscati e del sindacato che non guarda il lato giusto della medaglia».

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Raphael Zanotti, 25 marzo 2007 (secondo giorno) - RAPHAEL ZANOTTI
Un terremoto. L’intervista pubblicata ieri su La Stampa del professor Mauro Salizzoni sugli infermieri imboscati protetti dai sindacati ha fatto tremare le corsie delle Molinette e non solo. All’esterno dell’ospedale, un capannello di infermiere è in pausa sigaretta. «Parla lui perché guadagna cifre stratosferiche, ma noi infermieri ci facciamo un ”mazzo” così e prendiamo due lire» dice la prima. «Non si può sparare nel mucchio, colpisce tutta la categoria» afferma la seconda. «Se sa, che denunci» riprende la terza. «Per me voleva solo avere più personale per lui» chiosa la quarta. Parole tra una sigaretta e un caffè, pettegolezzo di corsia. Ma c’è chi ha preso le dichiarazioni del professore molto sul serio: i sindacati. Alfredo Ventre, delegato Cisl alle Molinette va giù duro: «Sentiremo i lavoratori e verificheremo se ci sono gli estremi per una denuncia, Salizzoni si è montato la testa perché è finito due volte in Tv. meglio che faccia il luminare, senza parlare di cose che non conosce». Alle Molinette ci sono 100 infermiere in maternità e 200 part-time. Alcuni infermieri hanno limitazioni sul lavoro dovute a mal di schiena, strappi, inidoneità. «Forse - dice Saverio Chiappero, segretario generale della Cgil-Fp - il professor Salizzoni scorda che i cosiddetti ”invalidi” sono certificati tali dai medici, quindi dai suoi colleghi. Così come scorda che a dirigere le Asl, così come i reparti, non c’è il sindacato ma la direzione generale e la dirigenza. Domanda: quanti sono i dirigenti all’Aso delle Molinette?». Per l’esponente della Cgil l’argomento è complesso e lancia l’idea di un confronto pubblico.
Anche il Nursing Up, il sindacato di categoria, non ha preso bene l’intervista. «Salizzoni deve chiedere scusa agli infermieri - dice il responsabile regionale Francesco Coppolella -. Oppure indicare meglio a quali sindacati si riferiva».
Del caso Salizzoni si è parlato ieri mattina anche a margine del convegno dell’Italia dei Valori sulla sanità pubblica: «Salizzoni si riferisce verosimilmente al lavoro degli infermieri negli ambulatori, quando parla di ”imboscati”» dice Gabriele Gallone, segretario regionale Anaao Assomed. «Ma non ci piace il suo attacco, non si danno sventagliate di mitra così. Dimostri quello che dice, soprattutto i numeri. Denunci le situazioni. Su alcune cose siamo d’accordo, chi fa assistenza deve stare in corsia. Ma non si generalizza così».


25 marzo 2007 (secondo giorno) - Gianni Favaro è un uomo di spirito e battutista formidabile. Punto di riferimento in Rifondazione, è ciò che c’è di più lontano dall’immagine stereotipata del comunista. Apprende dell’esternazione di Salizzoni e la prima cosa che dice è: «Mi appello alla Convenzione di Ginevra». Ci pensa su, articola una serie di risposte che ruotano attorno a un paio di principi incontestabili, ma alla fine non resiste. Seguiteci.
Compagno Favaro lei è segretario provinciale del Prc: ha sentito cos’ha detto sui sindacati il suo compagno di partito Salizzoni?
«Polemizzare con il sindacato è sbagliato».
Quindi Salizzoni sbaglia?
«Salizzoni non sbaglia mai. E’ che io non sono d’accordo con lui».
Perché?
«Io non me la prenderei con il sindacato, guarderei di più verso le direzioni sanitarie. Capisco il punto di vista del professore, ma non si può scaricare sui rappresentanti dei lavoratori colpe che sono dell’amministrazione. I fagnani vanno colpiti, ma è l’ospedale a dovere intervenire. Compito del sindacato è quello di tutelare i lavoratori».
Ma non crede che sia una tutela indiscriminata, una difesa a prescindere?
«Ripeto, deve intervenire la direzione sanitaria; il sindacato non può fare l’ispettore. Piuttosto Salizzoni dovrebbe intervenire affinchè quelli che s’impegnano di più ricevano uno stipendio migliore».
Ma come? Quando s’è trattato di dare incentivi a chi lavorava di più - racconta lo stesso Salizzoni - il sindacato s’è messo di traverso sostenendo che i maggiori introiti dovevano essere suddivisi in parti eguali fra tutti.
«Il sindacato non ha mai tutelato chi fa male. E questa è una polemica che non ha senso, ripeto: è la direzione sanitaria che deve intervenire».
Va bene. Riproviamo. Perchè il sindacato, quando aumenta il lavoro, invece di favorire o quantomeno non ostacolare i premi a chi deve fare di più, blocca tutto e si arrocca sulla richiesta di più assunzioni?
«Chi fa bene dev’essere premiato, ma se c’è chi si deve sobbarcare turni di lavoro massacranti perchè manca personale il dovere del sindacato è dire: ”Assumete di più”. E poi, non è scritto da nessuna parte che chi fa bene dev’essere anche obbligato a fare di più».
Continua a non essere chiaro cosa pensa dei premi a chi lavora. Dalle sue parole traspare quantomeno un po’ di diffidenza. Insomma, li condivide o non li condivide?
«Glielo devo proprio dire?».
Dica, dica.
«Non mi piacciono perchè in genere vanno ai leccaculo, spioni, ruffiani e baciapile. Raramente vedo premiato chi lavora».

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Marco Accossato, 25 marzo 2007 (secondo giorno) - Lo sfogo di Salizzoni? Sono le parole più sensate che ho sentito pronunciare negli ultimi mesi. Sono perfettamente d’accordo con lui, la situazione è sotto gli occhi di tutti».
Il professor Mauro Rinaldi, primario di Cardiochirurgia alle Molinette, precisa: «Sono qui solo da un anno e mezzo, non voglio dare giudizi affrettati, ma ho l’impressione che Salizzoni abbia deciamente messo il dito nella piaga».
Dunque anche lei sostiene che c’è un’enorme quantità di infermieri imboscati? Che per uno che lavora, un altro è un fannullone?
«Io non so se uno su due è un fannullone, o se la percentuale è differente: forse le proporzioni non sono esattamente queste, ma è il messaggio che conta. Su questo dobbiamo riflettere. So di certo che è opportuna una rapida riorganizzazione generale. Voglio pensare in positivo, guardare avanti. Parlo degli infermieri, ma anche dei medici».
I sindacati non hanno apprezzato lo sfogo di Salizzoni.
«Comprensibile. I sindacati dovrebbero spiegarmi allora perché in Cardiochirurgia non vuol venire nessun infermiere. Certo che l’orario fisso in un ambulatorio piace di più. Ma come faccio, se non ho infermieri in sala operatoria? Nel mio reparto abbiamo una percentuale di richiami in ospedale per le reperibilità che è altissima. Io so perfettamente che ”stresso” molto il personale, e che il lavoro in un centro come questo è molto pesante. Ma è anche una questione etica: neppure noi, come Salizzoni, abbiamo mai rifiutato un organo da trapiantare. E non intendo farlo per carenza di personale».
A chi pensa, quando sente dire «infermieri imboscati»?
«Salizzoni ha messo sufficientemente in luce il problema. Un elevato numero di infermieri è negli uffici, mentre nei reparti si continua a ripetere che c’è carenza. Non ci si rende conto che in un’azienda come questa, di alta specialità, con un case mix elevato, cioè una notevole complessità di casi trattati, dobbiamo essere competitivi con gli altri centri, e per esserlo è necessario l’apporto di tutto il personale».
Anche nel suo reparto siete al limite del collasso, come al Centro trapianti di fegato?
«Gli infermieri sono una quarantina, dieci i medici. Facciamo abitualmente due sedute operatorie al mattino, due al pomeriggio. Dobbiamo mandare avanti due sale più una per le urgenze e i trapianti. In un anno abbiamo eseguito 900 interventi in circolazione extracorporea, 28 trapianti di cuore e 9 di polmone».
E avete forze insufficienti...
«Diciamo che il sistema è tirato al limite».
I sindacati replicano a Salizzoni che le invalidità sono certificate dai medici, che i part-time sono un diritto dei lavoratori... Che cosa risponde?
«Ripeto, preferisco guardare avanti. Prendo atto e concordo con quanto detto da Salizzoni, ma ora pensiamo a che cosa si può fare per migliorare la situazione».
Una proposta?
«La creazione dei dipartimenti dovrebbe servire a redistribuire il personale. La flessibilità può essere una risposta alla carenza di infermieri, sia che dipenda da un effettivo numero di persone in meno, sia dagli ”imboscati”, per dirla alla Salizzoni. Occorre contare le forze a disposizione e riorganizzare i servizi. Le direzioni degli ospedali devono agire».
E poi?
«Io penso che il lavoro debba essere riconosciuto, che occorra premiare chi lavora di più. Vedo nel mio reparto gente che dà l’anima».


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Maurizio Tropeano, 25 marzo 2007 (secondo giorno) - Revisione delle liste del personale infermieristico esentato dallo svolgimento dei turni in ospedale. Possibilità di modificare, compatibilmente con le esigenze di efficienza interna, l’organizzazione con la nascita di pool di lavoratori che saranno assegnati collettivamente e non più individualmente ai reparti. Sono queste le due linee guida che i direttori generali di Asl e ospedali seguiranno nel ridisegnare il metodo di assistenza dei degenti. Le polemiche sui turni massacranti degli infermieri, il j’accuse del primario Salizzoni sulla presenza di sacche di personale imboscato hanno convinto la presidente della Regione, Mercedes Bresso, a chiedere ai manager di accelerare i controlli «per verificare azienda per azienda i carichi di lavoro».
Un intervento urgente. «Dobbiamo evitare che scoppi una guerra tra medici ed infermieri - spiega la presidente -. Impedire che litighino anche perché non ce ne sarebbe motivo. Le risorse sono poche, nessuna decisione è stata presa ma a tutti deve essere chiaro che la possibilità che ci siano assunzioni a go-go è totalmente esclusa». Questo è lo sfondo su cui dovranno muoversi i direttori. E’ evidente che le due linee guida adottate testimoniano che almeno secondo la Bresso «su alcune questioni il professor Salizzoni ha ragione», soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei premi che «concessi per merito finiscono poi per essere spalmati su tutti».
Il sistema dei premi e degli incentivi è deciso a livello nazionale e la Regione non può intervenire. La Bresso, però, vuole che all’interno dei reparti sia garantito il rispetto dei turni di lavoro, cioè mattino, serale e notturno per evitare «sovraccarichi per alcuni e meno lavoro per altri». Da monitorare anche il funzionamento del sistema della reperibilità. Come fare? Toccherà ai direttori trovare la soluzione ma secondo la presidente si può «provare a verificare che i motivi che hanno portato l’azienda sanitaria od ospedaliera a concedere l’esenzione dagli orari della turnazione siano ancora validi dopo anni dalla presentazione della domanda».
Dopo questo percorso di riorganizzazione interna azienda sanitaria per azienda sanitaria è possibile aprire una trattativa con i sindacati sull’aumento dell’organico tenendo però presente «che i margini di manovra sono stretti, strettissimi visto che dobbiamo tagliare del 10% il costo del personale e raggiungere il pareggio di bilancio nel 2009 per evitare di aumentare le tasse ai piemontesi».

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25 marzo 2007 (secondo giorno)