Ivo Romano, La Stampa 25/3/2007, 25 marzo 2007
Nerboruto, duro, potente. Sensibile, colto, incline all’arte. Le due diverse facce della stessa medaglia
Nerboruto, duro, potente. Sensibile, colto, incline all’arte. Le due diverse facce della stessa medaglia. I due differenti volti di uno stesso uomo. Molto atleta, un po’ artista. Pugile per mestiere, attore per passione. Sul ring per guadagnarsi da vivere, sul palcoscenico per inseguire altre vocazioni. Vincenzo Cantatore, 36 anni, gigante pugliese di Santo Spirito, romano d’adozione, una carriera sul quadrato in dirittura d’arrivo, titolo italiano (roba di 11 anni or sono) ed europeo (oltre al fantomatico mondiale Wbu) nel bagaglio dei ricordi, così come un tentativo iridato fallito per un soffio al Palasport di Roma, sul finire del 2005. La prossima uscita è prevista per il 21 giugno, nell’inedita cornice del Colosseo: un nuovo assalto alla corona continentale dei massimi leggeri, ora vacante, contro il tedesco Firat Arslan. Ma il ring può attendere. La preparazione alla sfida è appena iniziata, i ritmi da palestra ancora tranquilli. Da alternare con altre prove, con un regista al posto dell’allenatore, con gli attori invece degli sparring-partner. Perché la sfida più immediata si chiama teatro, una passione travolgente da coltivare, nel cuore di Roma, la città cui ha deciso di legarsi per la vita. Cazzotti e copioni. Spogliatoi e camerini. Combattimenti e spettacoli. Contrasti stridenti, contraddizioni nette. A sentire lui, niente di più sbagliato: «Sport e spettacolo si somigliano molto più di quanto si possa immaginare. Sì, perfino il pugilato e il teatro. Soprattutto per me, che sono uno degli ultimi pugili a intendere questa disciplina per quello che deve essere, vale a dire la ”noble art”, non un’espressione di pura violenza ma un mix di intelligenza, tattica e movimento. qualcosa che rispecchia il mio stile di vita, forse quel che di me piace a tanti, compreso coloro i quali mi sommergono di proposte dal mondo dello spettacolo». Proposte tante, esperienze ancora poche: «Ho già fatto qualcosa, non molto. Un ruolo in una fiction in tv, Avvocati, con Andrea Giordana. A tante offerte ho dovuto rinunciare, seppur a malincuore: sono ancora un pugile, in futuro si vedrà». Prima la tv, ora il teatro. E non roba leggera, ma di spessore. Un debutto importante, in una pièce ideata e realizzata da Raffaele Curi, dal titolo «Di tre colori e d’una dimensione» (in scena dal 29 marzo al 4 aprile), con una interprete di rango, l’attrice francese Dominique Sanda, musa ispiratrice di registi del calibro di Visconti, Bertolucci, Bolognini, Cavani, De Sica. Protagonista, la donna. Con Vincenzo Cantatore nei panni del perdente, l’uomo: «Un excursus sul ruolo della donna in un arco di tempo molto esteso. Poi ci sono io a rappresentare il maschile, nel senso di genere e di metafora. uno spettacolo pieno di significato, con una riflessione storico culturale alle spalle». Senza dimenticare lo scenario, l’Antico Mercato del Pesce degli Ebrei al Circo Massimo, non secondario per chi all’asprezza del pugile unisce la sensibilità di chi ha a cuore luoghi magari dimenticati, ora oggetto di operazioni di recupero storico: «Pur fiero delle mie radici, mi sento romano, visto che vivo in questa città praticamente da sempre. Qui c’è storia, arte, tradizione: cose che mi affascinano da una vita». Impegno totale. E pure in questo il Cantatore pugile vede punti di contatto con il Cantatore attore: «Che si tratti di un match o di uno spettacolo, la preparazione è simile. Anche perché uguale è il fine: affrontare una sfida, andare alla ricerca del successo, poi sul ring il premio è la corona mentre il teatro è l’applauso. dura la preparazione, anche per chi fa teatro, per certi versi anche più dura che per un pugile. A pensarci bene, quando vedo un attore che deve avere la stessa espressione in volto per ore e ripetere la medesima scena decine di volte, penso che il suo sacrificio sia maggiore rispetto a quello del pugile». Una bella esperienza, prima di tornare sul ring. Appuntamento alla prima notte d’estate, al Colosseo, per l’assalto alla corone europea dei massimi leggeri: «Voglio che sia una serata da ricordare. per questo che con mia moglie, con cui condivido tante passioni, ho ideato un evento che sarà un mix tra sport e spettacolo. Per ora preferisco non rivelare nulla, sarà una sorpresa».