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 2007  marzo 25 Domenica calendario

MARCO RAFFA

SAVONA
E’ morto, forse stroncato da un infarto, sul treno che da Savona lo stava riportando a Torino dopo una giornata in Riviera, a Noli. Nessuno si è reso conto cosa era accaduto a che quell’uomo anziano, distinto, che sembrava addormentato. Il treno, come da programma, è arrivato a Porta Nuova: una sosta di un’ora, poi di nuovo verso la Liguria. Altre due ore e mezzo di viaggio verso Savona: nessuno fa caso a quell’anziano «addormentato». Poi, all’arrivo in Liguria il treno si svuota. E, finalmente, qualcuno cerca di svegliare il passeggero.
L’allarme
Scatta l’allarme, arrivano le ambulanze, l’automedica, la polizia ferroviaria. Si scopre la drammatica verità: l’anziano è morto, morto da ore, ma il suo cadavere ha percorso in treno centinaia di chilometri nell’indifferenza generale. Non ci sarà, probabilmente, un’inchiesta sulla morte di Ferdinando Borelli, ingegnere torinese nato nel ”22, residente in corso Marconi, lo sfortunato viaggiatore che l’altra sera ha attraversato due volte, da morto, Liguria e Piemonte. Una personalità, tra l’altro, molto nota a Torino: delegato ai rapporti con Enti ed Istituzioni dell’Associazione amici del Museo di Artiglieria, «volontario», fin dalla fondazione, dell’Associazione Amici di Palazzo Reale. «Siamo tutti sconvolti per la scomparsa dell’ingegner Borelli - dice Maria Elena Stantero, segretaria dell’Associazione di Palazzo Reale - Nando era un personaggio straordinario, attivissimo nei sodalizi culturali torinesi. Un mese fa aveva curato una vista guidata per una delegazione di nostri soci al Museo di Artiglieria, giovedì scorso eravamo assieme qui a Palazzo per una conferenza sugli arazzi. ”Vado a Noli per curare l’orto della villa - mi aveva detto - sabato ci vediamo”. Avrebbe dovuto partecipare a una visita guidata alle Cartiere Burgo. Invece....» Ieri a Palazzo Reale si è raccolta una piccola folla di amici del Museo, commossi e addolorati per la scomparsa dell’ingegnere e per le drammatiche circostanze della sua morte.
Il ritorno
Il medico legale ha diagnosticato un decesso per cause naturali, il magistrato ha autorizzato la rimozione del corpo, e ieri da Torino sono arrivati alcuni familiari per occuparsi delle tristi formalità che sempre accompagnano una morte. Forse oggi, o domani al massimo, l’ingegner Borelli tornerà nella sua Torino. Difficile stabilire con esattezza quando l’ingegnere è stato colto dal malore che lo ha ucciso: se subito dopo essere partito da Savona, alle 16,20 di venerdì, sul regionale 10194 che impiega quasi tre ore per raggiungere Torino. Di certo era già morto quando, poco dopo le 19, il treno, in leggero ritardo, è arrivato a Porta Nuova. I viaggiatori in arrivo dalla Liguria sono scesi tutti, in fretta, e nessuno ha evidentemente fatto caso a quell’anziano, distinto, vestito in modo elegante ma non ricercato (camicia e maglioncino, il giaccone sportivo ordinatamente riposto sul sedile a fianco) che sembrava immerso in un sonno profondo. Una sosta di un’ora, anche meno dal momento che quello stesso treno, con il cambio della motrice, deve ripartire alle 20 per la direzione inversa e tornare a Savona. Le carrozze si affollano rapidamente: è l’ultimo treno della sera per Savona, ci sono anche numerosi pendolari che utilizzano il «regionale» per tornare a casa, in Riviera. Uno di loro si siede addirittura davanti al sedile dell’ingegner Borelli.
Una manciata di minuti prima che il treno parta, una squadra di pulitori sale a bordo, percorre tutte le carrozze rimuovendo cartacce e giornali abbandonati sui sedili, controlla le toilette. Poi scende. Sono le 19,58: il treno si mette in moto, è in perfetto orario. Arriva a Savona intorno alle 22,30: capolinea. I viaggiatori scendono tutti. Tranne uno.