Corriere della Sera 25/3/2007, 25 marzo 2007
DUE ARTICOLI
LUCCA – Lo hanno trovato sul letto della cameretta, massacrato da decine di coltellate, le ultime cinque, fatali, alla gola, le mani protese in avanti in un’ultima disperata difesa. Sul volto una cupa espressione di terrore e stupore. A uccidere Francesco, 11 anni appena compiuti, non è stato un killer, ma la persona che più avrebbe dovuto amarlo e difenderlo, il suo papà, un medico che poi si è tolto la vita gettandosi sotto un treno dopo aver girovagato per ore come un fantasma tra Lucca ePisa.
accaduto ieri mattina, intorno alle 9, in un palazzo signorile di via Romagnoli, nel quartiere residenziale di San Marco, alla periferia di Lucca, fuori le mura. A uccidere è stato Nicola Malara, 53 anni, medico diabetologo dell’ospedale Lotti di Pontedera che poche ore più tardi si è suicidato sdraiandosi sulle rotaie di un passaggio a livello di Migliarino, vicino a Pisa, e aspettando l’arrivo dell’Intercity Torino-Roma delle 13. L’uomo non ha lasciato biglietti, messaggi, testimonianze. E chi lo conosceva non riesce a dare una spiegazione all’accaduto. «Amava suo figlio sopra ogni cosa, lo adorava – dicono amici e colleghi ”. Era rimasto scosso dalla perdita del padre, avvenuta una decina di giorni fa. Ma niente avrebbe potuto far presagire una tragedia simile». Ieri si è parlato anche di una presunta crisi matrimoniale, un’ipotesi che però i familiari della coppia hanno smentito seccamente.
La madre del piccolo, Giacomina Fontana, 46 anni, anche lei medico, specializzata in nefrologia e aiuto all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana, ha saputo della morte del figlio intorno alle 16. Due ore prima l’avevano avvertita, mentre era al lavoro, del suicidio del marito. E assieme al dolore, aveva avuto come un orribile presentimento. «Nicola era con mio figlio, cercatelo, fate presto», aveva urlato ai poliziotti. Gli agenti avevano perlustrato la zona del suicidio. Poi avevano deciso di provare a casa della famiglia e dopo aver sfondato la porta d’ingresso, il ritrovamento del cadavere del bambino – figlio unico – in un lago di sangue.
Era felice il piccolo Francesco. Aveva appena trascorso una settimana in montagna con la mamma, sulle pista da sci della Valle d’Aosta e agli amici della scuola elementare privata Mimosa di via Cavour aveva promesso di portare le foto dell’avventura. Era contento anche quando, venerdì sera, era arrivato il babbo dal lavoro. Con lui avrebbe dovuto trascorrere il weekend perché la mamma era impegnata con il lavoro. «Ho tante cose belle da raccontarti», gli aveva detto con un sorriso orgoglioso.
***
la stampa, 25/3 - Un bambino privo di vita, con la gola tagliata. Un padre, con la mente sconvolta, che chiude con la propria esistenza, dopo aver spezzato quella del figlio, buttandosi sotto al treno. Un doppio dramma che si è consumato ieri tra Lucca e Pisa. Erano quasi le 13 quando un uomo si è lanciato fra le ruote dell’Intercity Torino-Roma all’altezza di Migliarino. I macchinisti hanno visto distintamente la sagoma dell’uomo che si parava sui binari, davanti al treno. Neanche il tempo di azionare il freno di emergenza.
Un impatto violentissimo e devastante. I primi rilievi della polizia sono stati sufficienti a dare un’identità all’autore del gesto estremo. L’uomo aveva parcheggiato l’auto poco distante e, lì vicino, si era disfatto del giaccone con il cellulare e i documenti. Si tratta di Nicola Malara, 53 anni, medico che lavorava all’ospedale Lotti di Pontedera, in provincia di Pisa, dove dirigeva gli ambulatori di diabetologia e endocrinologia. Il dottor Malara viveva con la moglie Giacomina Fontana, anche lei medico all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana, e con il figlio Francesco di 10 anni che frequentava la quinta elementare, a Lucca.
E’ stata proprio la moglie, informata di cosa era accaduto al marito, a mettere in allarme la polizia con la richiesta di notizie sul figlio che ieri mattina doveva essere insieme al padre. Così sono stati gli agenti a fare la terribile scoperta.
Francesco è stato trovato nella sua cameretta. Un’aureola di sangue intorno alla testa, profonde ferite alla gola. Il coltello che probabilmente è stato usato per lil delitto è stato trovato poco dopo in cucina. Increduli i colleghi di lavoro del suicida-omicida. Niente, in questi giorni, nel comportamento del dottor Malara, aveva destato sospetti su ciò che l’animo dell’uomo stava covando. Era sembrato solo un po’ più silenzioso del solito, più chiuso in se stesso.
Difficile dire con certezza cosa possa aver scatenato la furia omicida nei confronti del bambino e quindi la ricerca di espiazione, per la terribile colpa, con il suicidio. Un interrogativo a cui cercherà di dare risposte l’inchiesta condotta dal procuratore capo di Lucca, Giuseppe Quattrocchi. Sembra - ma è ancora tutto da accertare - che i rapporti fra Malara e la moglie da un po’ di tempo non fossero idilliaci. Alle porte una probabile separazione. Un epilogo inevitabile che il medico forse non voleva accettare. Un pensiero fisso, che, giorno dopo giorno, ha minato la lucidità dell’uomo fino a portarlo alle estreme conseguenze. Così ieri mattina ha preso la decisione di mettere fine alla storia a modo suo.
Stampa Articolo