Note: [1] Monica Guerzoni, Corriere della Sera 24/3; [2] Fabio Martini, La Stampa 23/3; [3] Elisa Calessi, Libero 24/3; [4] Monica Guerzoni, Corriere della Sera 24/3; [5] Goffredo De Marchis, la Repubblica 24/3; [6] Amedeo La Mattina, La Stampa 24/3; [7] , 24 marzo 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 26 MARZO 2007
«Prossima settimana vitale per legislatura. Opposizione farà tutto per mandarci sotto. Dobbiamo avere maggioranza sempre da martedì ore 16 a venerdì» (l’sms mandato ai senatori dell’Ulivo dalla capogruppo Anna Finocchiaro). [1] Fabio Martini: «Dopo la defezione di Franco Turigliatto e quella molto probabile di Luigi Rossi, la quota-Unione è scesa a 156, mentre la Cdl (compresa l’Udc) è ferma a 158, dunque potenzialmente in maggioranza». [2] L’obiettivo minimo di Romano Prodi è far passare il decreto che rifinanzia la missione in Afghanistan. Elisa Calessi: «Subito dopo, però, il premier ha a un altro obiettivo: ottenere quanti più voti possibile. Più larga, infatti, sarà la base parlamentare che approverà il decreto, meno sarà complicato giustificare l’assenza, per un provvedimento così importante, della maggioranza politica». [3]
A turbare i sonni del premier non sono più solo i «dissidenti», ma anche i liberal, gli ultrariformisti, gli atlantisti della Margherita e dei Ds. Monica Guerzoni: «Nomi di spicco, come quello di Umberto Ranieri. Il presidente della commissione Esteri della Camera invita a ”sostenere senza incertezze” un documento che impegni il governo a ”irrobustire il nostro contingente e la sua capacità di difesa”. Proprio quell’ordine del giorno che la sinistra pacifista mai potrebbe votare, come il capogruppo di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, ha avvertito nell’ultima riunione con il ministro Vannino Chiti. il centro il tallone di Achille di Prodi e la destra - memore dello scivolone sulla base Usa di Vicenza - lo ha capito». [4]
«Sarebbe incomprensibile un voto contrario di Forza Italia. Non potete mandare questo messaggio ai soldati che sono lì, in una situazione sempre più critica. Poi a Condoleeza Rice gli devi telefonare tu...» ha detto venerdì Fassino a Berlusconi. [5] Amedeo La Mattina: «Berlusconi ha capito che qualcosa di profondo è cambiato a Washington dopo la vicenda Mastrogiacomo. Magari sa che un voto contro il decreto non sarebbe visto male dall’amministrazione Bush se questo però dovesse servire a disarcionare il governo e ripartire con un esecutivo più filoatlantico. Sono solo ipotesi che circolano anche nell’Ulivo». [6]
Oltre 100 deputati di Forza Italia hanno firmato un appello a Berlusconi per schierare il partito contro il decreto. [7] Antonio Martino, già ministro della Difesa: «Il ritorno dei nostri militari, anche se innegabilmente si tratterebbe di una brutta pagina, li toglierebbe da una situazione assai imbarazzante. Perché è in atto un’offensiva dei talebani per riconquistare il paese e la Nato è impegnata a difendere il primo governo democratico. Ci chiedono di partecipare e noi che facciamo? I nostri soldati, pur essendo perfettamente in grado di combattere, devono restare fermi, a fare da bersaglio. In queste condizioni è di gran lunga meglio che tornino a casa». [8] Il repubblicano Francesco Nucara: «In queste condizioni non siamo noi che ce ne andiamo da Kabul, ma è la Nato che ci caccia». [9]
La decisione la deve prendere Berlusconi. Gianluigi Paragone: « ancora lui il capitano della squadra, è ancora lui il leader del partito più grosso della coalizione. Ha la possibilità di chiamare il fuorigioco e lasciare Prodi scoperto. Bossi e Fini ci stanno. sempre il solito Casini che gli rovina i piani. A che serve scattare tutti in avanti quando Pier resta un passo indietro e quindi il premier si porta a casa il risultato nonostante le figuracce di queste settimane». [10] Casini: «Quando si è trattato di chiedere un posto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu tutti noi, da Berlusconi a Fini e all’attuale maggioranza, abbiamo sempre rivendicato di essere tra coloro che contribuiscono maggiormente alle missioni di pace. Non possiamo dimenticarlo ora, perché se il decreto venisse bocciato in Senato noi avremmo l’immediato rientro di tutti i militari italiani impegnati in Kosovo, in Bosnia, in Libano e naturalmente in Afghanistan. E questo sarebbe un suicidio in diretta per il nostro Paese e per la sua credibilità internazionale». [11]
La proroga delle missioni potrebbe essere votata da un governo istituzionale all’indomani del suo insediamento al posto di quello attuale. [12] Antonio Socci (rivolto a Casini): « ovvio che non tornerebbe a casa nessuno. Tu affermi che l’opposizione deve innanzitutto tener presente ”l’interesse nazionale”. Ed hai ragione. Oggi l’interesse nazionale è liberare l’Italia da questo governo che - dice Antonio Martino - è certamente più dannoso per l’Italia dei Talebani». [12] Fini: «Ho parlato con Casini e non credo che si muova dalle sue posizioni. E pensare che avrebbe una grande occasione: data l’impopolarità di Prodi, chi staccasse la spina al suo governo diventerebbe subito il numero uno. Né Pierferdinando può dire che una crisi aprirebbe la strada alle elezioni: lui è il primo a sapere che non è così. La verità è che adduce delle motivazioni risibili per salvare il governo Prodi». [9]
Fini non ha voluto dire di più. Un personaggio di primo piano di Forza Italia: «La verità è che Casini vuole tenere in piedi Prodi. l’unico equilibrio che lo rassicura. Pierferdi non vuole assolutamente le elezioni, ma in realtà non vuole neppure il governo di larghe intese. Dice di volerle ma in realtà le rifiuta. Motivo? In un governo del genere l’interlocutore del centro-sinistra non sarebbe più lui, ma chi ha più voti di lui». [9] Socci: «Dicono che potresti aver combinato un accordo sottobanco con lui per ottenere la legge elettorale alla tedesca. Non ci credo. Tu non sei così ingenuo da farti turlupinare da un premier politicamente morente. Sei un politico esperto, di antica scuola, realista: Prodi non è in grado oggi di garantire niente neanche a se stesso». [13]
Prodi sapeva da un paio di settimane di poter contare su Casini, ma non lo ha detto a nessuno. Martini: «Era il 9 marzo e Pier Ferdinando Casini, dopo aver viaggiato sui cieli d’Europa assieme a Silvio Berlusconi e avergli confidato il voto favorevole dell’Udc sul decreto-Afghanistan, aveva affidato un incarico a Bruno Tabacci, da 25 anni amico di Prodi: ”Mi fai un favore Bruno? Lo dici tu al presidente del Consiglio che noi voteremo sì, ma lui deve dare dei segnali, non può continuare col suo bi-leaderismo con Berlusconi...”. Il messaggio era arrivato a destinazione e sei giorni più tardi nell’incontro con la delegazione Udc sulla riforma elettorale, il presidente del Consiglio non si era limitato ad ascoltare le proposte degli ex dc, ma a sorpresa aveva caldeggiato la ”sfiducia costruttiva”, uno dei capisaldi del sistema elettorale tedesco tanto caro agli udc». [2]
Il sì al decreto che rifinanzia la missione in Afghanistan è deciso. Lorenzo Fuccaro: «Tutto il partito dell’Udc è attestato su questa linea, benché ci sia qualcuno, come Carlo Giovanardi, che si distingue (’In questa circostanza non servono né atti dovuti nè automatismi, serve invece la compattezza dell’opposizione per un voto meditato”), e chi come il consigliere regionale sardo Salvatore Amadu arrivi a scrivere una lettera al segretario Lorenzo Cesa invitandolo a un ripensamento per evitare ”un ulteriore disorientamento per l’elettorato: è indispensabile che l’Udc allinei il proprio comportamento a quello della Casa della libertà per restare coerenti con il programma politico proposto ai nostri elettori”». [14]
L’Udc dice di voler sostenere «i nostri soldati e non l’esecutivo» (Rocco Buttiglione). Fuccaro: «In questo quadro, per bocca di Maurizio Ronconi, invita il premier Romano Prodi a ”dichiarare preventivamente le sue intenzioni”, qualora non abbia i numeri per sostenere il sì al decreto, in modo tale da ”contribuire doverosamente a separare la sorte del suo governo dal finanziamento per le missioni all’estero”». [14] Goffredo De Marchis: «La Cdl affiderà la tentazione della spallata agli ordini del giorno. Se ne annunciano già alcuni: per un rafforzamento degli armamenti del nostro contingente, un altro che vieta qualsiasi trattativa su eventuali ostaggi. In quelle votazioni il governo potrebbe andare sotto ”e noi possiamo costruire una maggioranza trasversale con i moderati del centrosinistra”. I Dini, i D’Amico, i Bordon. Insomma, il governo ne uscirebbe non sconfitto ma ulteriormente indebolito. La soluzione minimale servirebbe anche a tenere unita la Cdl». [5]
Il sì al decreto è l’ultimo scoglio parlamentare che ha di fronte Prodi per sopravvivere fino all’estate? Matteo Bartocci: «Per l’Unione è la strettoia rischiatutto dopo la quale può forse provare a ripartire». [15] Angelo Panebianco: «Comunque vada il voto di martedì sul rifinanziamento della missione in Afghanistan si è ormai capito che la politica estera dell’attuale maggioranza, tanto più dopo la vicenda Mastrogiacomo, sia un tale groviglio di contraddizioni da rendere improbabile che il governo possa durare ancora a lungo». [16]
L’elenco delle grane prossime venture è stato già scritto. Antonio Padellaro: «Il pasticcio Family Day con l’Unione divisa tra chi vuole andare alla manifestazione benedetta dal Vaticano e chi paragona le eventuali adesioni a una sconfessione della legge sulle coppie di fatto. Con quel che ne segue. Quindi, tra maggio e giugno, le elezioni amministrative e i possibili contraccolpi sulla maggioranza in caso di risultato negativo. Senza contare il riverbero sul governo delle tensioni che accompagnano la nascita del partito democratico. Con il congresso dei Ds a rischio scissione e con il congresso della Margherita già agitato da scandali (tessere fasulle) e in piena resa dei conti». [17]
Ce n’è di che sentirsi alle corde. Padellaro: «E invece ci descrivono un premier che guarda tutto sommato ottimista alla seconda metà del 2007. Convinto che la ripresa economica e dei consumi metteranno di buon umore gli italiani. Unita a una finanziaria resa meno pesante dal famoso ”tesoretto” questa iniezione di fiducia finirà, ne è convinto, per restituire consensi all’Unione e vigore ai sondaggi. Intanto Prodi continua tessere la sua tela intorno alla legge elettorale. Obiettivo: tenere agganciata l’Udc (e possibilmente anche la Lega) sul sistema tedesco (oppure spagnolo) che attribuisce alle forze intermedie un forte potere d’interdizione. E chiedere in cambio a Casini e a Bossi una sorta di non belligeranza parlamentare. Un disegno non impossibile». [17]