Andrea Laffranchi, Corriere della Sera 23/3/2007, pagina 29., 23 marzo 2007
Si moltiplicano gli spot pubblicitari in cui compaiono animali, veri o finti che siano. Un’indagine di Meta Comunicazione realizzata su 110 tra pubblicitari, sociologi e esperti di mass media dà ragione a questa tendenza: il 63 per cento degli intervistati ritiene che gli animali siano testimonial trasversali, in grado di piacere a tutti
Si moltiplicano gli spot pubblicitari in cui compaiono animali, veri o finti che siano. Un’indagine di Meta Comunicazione realizzata su 110 tra pubblicitari, sociologi e esperti di mass media dà ragione a questa tendenza: il 63 per cento degli intervistati ritiene che gli animali siano testimonial trasversali, in grado di piacere a tutti. Per il 56 per cento le caratteristiche positive a loro associate si trasmettono al prodotto: le preferite sono: la simpatia (31 per cento), la tenerezza (26 per cento), la capacità di far ridere (19 per cento). Il 21 per cento delle risposte sottolinea che gli animali aiutano a riscoprire il valore dell’istinto in una società troppo convenzionale e razionale. Per il 48 per cento del campione, inoltre, gli animali sono tra i pochi testimonial globali che non richiedono di adattare la campagna pubblicitaria ai diversi mercati. Per tutti questi motivi alle bestiole degli spot è concesso compiere azioni imbarazzanti, impossibili per gli umani (le coccinelle che si accoppiano nell’automobile, il riccio che amoreggia con una spugna, lo scoiattolino che si concede una "puzzetta").