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 2007  marzo 13 Martedì calendario

Andrea Agnelli fonda Lamse. Il Sole 24 Ore 13 marzo 2007. Andrea Agnelli, il figlio maggiore di Umberto Agnelli e di Allegra Caracciolo, ha lasciato Ifil e ha dato vita a una propria società di investimento

Andrea Agnelli fonda Lamse. Il Sole 24 Ore 13 marzo 2007. Andrea Agnelli, il figlio maggiore di Umberto Agnelli e di Allegra Caracciolo, ha lasciato Ifil e ha dato vita a una propria società di investimento. La notizia è stata anticipata dallo stesso Agnelli in un’intervista al «Financial Times» e le dimissioni sono state consegnate ieri alla holding di famiglia Ifil SpA, dove il manager lavorava dal 2005 nell’ambito del team dello sviluppo investimenti. La nuova società, costituita pochi giorni fa, si chiamerà Lamse SpA; ha sede a Torino e un capitale sociale di 6 milioni di euro, controllato al 51% dallo stesso Agnelli e al 49% dalla sorella Anna. L’obiettivo dell’azienda è di acquisire partecipazioni in aziende europee di piccole e medie dimensioni. «Ho sempre desiderato iniziare qualcosa per mio conto» ha detto Agnelli al quotidiano britannico «e ora il momento giusto è arrivato». Il 31enne erede della dinastia ha studiato a Oxford e alla Bocconi e ha esperienze di lavoro in Philip Morris International e Citigroup, oltre che in una serie di aziende della galassia, dalla Juventus alla Ferrari. L’attività della società appena costituita sarà basata su due divisioni: una investirà direttamente acquisendo partecipazioni di piccolo importo, la seconda rileverà quote per via indiretta tramite un fondo di investimento britannico che punta su imprese valutate tra 50 e 300 milioni di euro. Dopo la sua uscita dall’organico Ifil, Agnelli rimarrà comunque nei cda di Ifi e di Fiat oltre che socio accomandante della Giovanni Agnelli & C., la cassaforte che raduna tutti i rami della famiglia e dove gli eredi di Umberto hanno una quota di poco superiore al 10%. Andrea Agnelli ha finora tenuto un profilo relativamente basso su Fiat; due anni fa, alla vigilia della conversione del prestito in mano alle banche, dichiarò in un’intervista al «Foglio» che una Fiat più bancaria e meno legata alla famiglia non sarebbe stata un dramma. Ifil conservò poi una quota di oltre il 30% in Fiat, mantenendo il controllo con il discusso equity swap per il quale la società e tre dei suoi manager sono stati sanzionati dalla Consob (decisione contro cui Ifil ha fatto ricorso). Andrea Agnelli entrò nel cda Fiat due giorni dopo la scomparsa di Umberto, e la sua uscita dalla holding che il padre guidò per decenni non può non avere un significato simbolico. Rappresenta anche il desiderio di cominciare a giocare in proprio sui palcoscenici della finanza "smarcandosi" dal cugino John Elkann, nipote dell’Avvocato ed erede designato alla guida del gruppo; quel John Elkann destinato ad assumere un ruolo crescente proprio in Ifil, con un ricambio generazionale che le code della vicenda equity-swap potrebbero finire per accelerare. Di qui a vedere la notizia di come il primo atto di una separazione tra i rami della famiglia Agnelli, il passo è lungo. Le voci di possibili scissioni del gruppo con riallocazione delle attività tra le decine di eredi del fondatore sono circolate più volte, e altrettante sono state smentite; la complessità dell’operazione è il primo ostacolo di fronte ad eventuali piani di questo tipo. Il tutto si intreccia con l’ipotesi di scorporo della divisione auto che, grazie alla ritrovata salute, è in grado di stare in piedi da sola e per la quale le banche d’investimento vedrebbero bene uno spin off. Andrea Malan