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 2007  marzo 19 Lunedì calendario

VASILE

VASILE Turi Messina 22 marzo 1922, Roma 1 settembre 2009. Autore drammatico. Regista. Produttore. Tra i suoi testi: L’acqua (1948), I fiori non si tagliano (1950), I cugini stranieri (1951), Anni perduti (1954), Le notti dell’anima (1957) • «[...] spirito girovago dal cinema alla letteratura [...] una delle figure più singolari del cinema, ma anche del teatro e della letteratura italiana. [...] era cresciuto girovago, in quel Meridione dove il genitore maresciallo – era guardiano di fari per la Marina – veniva comandato senza riuscire mai a mettere vere radici in alcun luogo. Ma di quel periodo, non certo facile per un bambino (anche per una situazione economica non proprio florida, come ha ricordato con partecipe sincerità nei libri della maturità), Vasile conservò sem pre un ricordo luminoso, legato all’esempio e agli insegnamenti del padre, che per primo coltivò in lui il gusto per le letture e l’impegno culturale. Autore teatrale di un certo successo (tra i suoi primi drammi ricordiamo L’arsura, La procura, L’acqua ) Vasile fu attratto ben presto dal mondo del cinema, che conobbe prima nei Guf poi come assistente di Genina per Bengasi. Dopo l’8 settembre si rifugia in Vaticano e nel dopoguerra diventa uno degli artefici del tentativo di far nascere, attraverso la Film Costellazione, una casa di produzione cinematografica vicina alla Democrazia cristiana, insieme a Diego Fabbri, Mario Melloni (il futuro Fortebraccio) e Franco Evangelisti (il celebre ”a Fra’, che te serve?” di andreottiana memoria). Regista di valore altalenante (più che i film Gambe d’oro con Totò o Le signore con Enrico Maria Salerno, vale la pena di ricordare il documentario La ricchezza dei poveri fatto con Diego Fabbri), Vasile collaborò a Processo alla città di Zampa, Sedotta e abbandonata di Germi, Operazione San Gennaro di Risi, fu il coproduttore italiano dei film di Melville e produsse I vinti di Antonioni, Io la conoscevo bene di Pietrangeli, I tulipani di Harlem e Pane e cioccolata di Brusati, Anonimo veneziano di Salerno e Roma di Fellini (i cui costi lo obbligarono a vendere l’attico ai Parioli dove viveva). A partire dagli anni Ottanta ha iniziato a raccogliere le sue memorie in una serie di libri (citiamo almeno Un villano a Cinecittà, Il ponte sullo stretto, La valigia di fibra, Silvana), dove aveva saputo mescolare una malinconia trattenuta e aspra e una scrittura estremamente libera, che sapeva fondere la realtà con la fantasia. L’ombra è il titolo del suo ultimo testo, un toccante omaggio alla figura della moglie» (Paolo Mereghetti, ”Corriere della Sera” 2/9/2009).