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 2007  marzo 19 Lunedì calendario

VanBruggen Coosje

• Groningen (Olanda) 6 giugno 1942. Artista. In coppia con Claes Oldenburg • «Il Novecento ha visto emergere in modo assai prepotente una nuova figura artistica: la coppia. Non il maestro e l’allievo ma moglie e marito che si trasformano in un unico essere, due nomi e cognomi ma un solo prodotto in cui non v’è angolo dove riconoscere la mano dell’uno o dell’altra. Una sola anima ed un solo fuoco per un unico risultato che nasce da unioni che divengono indissolubili. Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen [...] sono una di queste coppie, dei veri campioni in materia. Il loro volere è chiaro: ”Devono sempre essere citati entrambi i nomi degli artisti, mai singolarmente; nel caso in cui venga pubblicata una foto è necessario che ritragga entrambi; gli artisti rifiutano l’etichetta di esponenti della Pop art”. una premessa molto forte alla lettura delle opere [...] ha spiegato Coosje van Bruggen [...] ”Lavorare insieme presupporrebbe una comprensione pressoché totale dell’altro, cosa per noi impossibile da realizzare. Abbiamo preferito invece l’unità degli opposti, la convergenza delle nostre differenti dinamiche, di simmetria e asimmetria, di immobilità e di velocità implicita o accelerazione, di una tavolozza policroma e di una monocroma, di gravità e leggerezza, tutti elementi per noi collegati e interscambiabili. Affiancati o sovrapposti, si riuniscono in un’immagine attraverso un dialogo a due che procede come una partita a ping-pong, avanti e indietro, verso la cristallizzazione definitiva, prima in uno schizzo e poi in uno studio o in un modello tridimensionale, secondo un metodo che predilige i sensi all’analisi, in netto contrasto con la successiva fase razionale della realizzazione”. Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen sono insieme [...] dal 1976, sposati dall’anno successivo [...] Claes Oldenburg [...] negli anni Sessanta ha contribuito in maniera fondamentale alla nascita e allo sviluppo della Pop art americana. Fu uno degli artisti che parteciparono alla celebre edizione della Biennale veneziana del 1964 che segnò l’esplosione internazionale di questo movimento. E le opere degli anni Sessanta come Pila di toast o Patata al forno o Ricordo di idrante [...] sculture che elaborano tridimensionalmente oggetti di manifattura industriale e soprattutto di cibi venduti nelle catene dei fast-food - raccontano le ossessioni della società dei consumi, sono evocazioni tipiche della Pop art. Questa matrice è in qualche modo, magari inconsciamente, rimasta, assorbita e rielaborata. Insieme a Coosje van Bruggen, a partire dalla fine degli anni Settanta, Oldenburg ha sviluppato il tema in forme diverse, con dimensioni talvolta colossali. In questo modo modificando il linguaggio della scultura monumentale destinata agli spazi pubblici come testimonia a Milano Ago, filo e nodo, opera in due pezzi realizzata in occasione del rifacimento di piazza Cadorna, che ha suscitato reazioni contrastanti, o l’enorme papavero, Fiore caduto, più di sette metri di lunghezza per cinque di altezza [...]. Ha spiegato Claes Oldenburg: ”Nei luoghi pubblici, le nostre sculture rispecchiano sia l’ambiente circostante sia il contesto, sempre filtrati attraverso la nostra immaginazione e percezione selettiva, ed è per questo che sono anche personali. Ci sentiamo liberi di utilizzare ogni approccio che si accordi naturalmente alle nostre opere non monumentali: variazioni di scala, similitudini, trasformazioni, un’ampia gamma di materiali, e, ovviamente, l’uso di oggetti ordinari. Vogliamo comunicare con il pubblico ma alle nostre condizioni, anche se le immagini sono stereotipate. Il dialogo che porta alla definizione del progetto può svolgersi ovunque, ma di solito le decisioni vengono prese nel nostro studio, dove siamo circondati da oggetti, modelli, appunti e disegni del presente e del passato recente, e stimolati, se possibile, dal ricordo di quanto abbiamo osservato nel luogo dove sorgerà l’opera. Procediamo da un’immagine all’altra con parole e schizzi, collaudandole su modelli che possono servire da punto di partenza per la realizzazione in grande scala”. Il papavero ha preso forma con materiali eterogenei che in qualche modo riassume questo pensiero e l’intero percorso artistico di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen: schiuma poliuretanica, plastica fibrorinforzata, feltro, iuta, corda, alluminio, rame, polistirene espanso e, ovviamente, pittura acrilica. Sono elementi usati nella vita comune da cui sono nate altre grandi opere [...]: Casa palla del 1985, quasi quattro metri di tela, schiuma poliuretanica, corda, pittura al lattice, alluminio, i Frammenti architettonici (tela, schiuma poliuretanica, pittura al lattice), il grande Progetto per le pareti di una sala da pranzo eseguito nel 1988 per la Triennale di Milano (legno, alluminio, acciaio, metallo galvanizzato, resina...), la Biblioteca entropica, del 1989, la serie degli strumenti musicali o la serie che ha preso spunto dalla performance per la Biennale veneziana. [...]» (Paolo Vagheggi, ”la Repubblica” 19/10/2006).