Varie, 19 marzo 2007
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VanAllen James
• Mount Pleasant (Stati Uniti) 7 settembre 1914, 9 agosto 2006. Fisico • «[...] uno degli scienziati pionieri dell’esplorazione spaziale e scopritore delle fasce di radiazione che portano il suo nome [...] aveva [...]ideato gli strumenti che, a bordo del satellite Explorer 1, lanciato nel ”58, avevano identificato le fasce di particelle cariche che circondano la terra: una scoperta che aveva procurato allo scienziato la copertina di Time e creato il settore di ricerca della fisica della magnetosfera» (’La Stampa” 10/8/2006) • «[...] Nello spazio lontano, ma molto lontano, gli sopravvive lo speciale contatore Geiger progettato da lui e montato sul Pioneer 10, la sonda spaziale lanciata più di trent’anni fa e ormai ai confini estremi del sistema solare, miliardi di chilometri distante da noi. Quel contatore serve per registrare gli ultimi, strenui flussi di particelle che dal Sole riescono ad arrivare dopo un lungo viaggio fino a laggiù. E Pioneer lo fa, inviando ancora di tanto in tanto dei segnali a Terra. Ma il nome di questo spilungone dello Iowa, nato in una fattoria piazzata nel bel mezzo delle Grandi Pianure americane, resta per sempre legato alla sua scoperta di fasce che, attorno alla Terra, catturano particelle cariche e ci proteggono. Le fasce di Van Allen, per l’appunto. Era un fisico, certo, ma arrivava alla fisica in uno strano modo: lui, figlio delle grandi distese coltivate a cereali, era un appassionato di nautica. Una passione che ha conservato per tutta la vita. I naviganti hanno bisogno, al pari degli aviatori e degli astronauti, di sapere che cosa c’è lassù, come è ”fatto” il cielo, come ”funziona”. E James Alfred aveva dentro fin da ragazzo queste domande. Inoltre, aveva saputo scegliersi un grande insegnante, il professor Thomas C. Poulter: ”Lui mi ha ispirato con i suoi esperimenti creativi fin dall’inizio”. Poulter, da parte sua, lo arruolava come assistente estivo ”a 35 cent l’ora, pagabili quando si può”. Quando nel 1957 nel cielo d’ottobre passa la lucina appena visibile del primo satellite artificiale lanciato dai sovietici, l’America si spaventa e reagisce. I programmi scolastici vengono immediatamente imbottiti di matematica, fisica, ingegneria. I progetti spaziali, vaghi e divisi tra le varie armi, iniziano ad essere unificati. il momento degli entusiasti come Van Allen. Nel 1958 gli Usa rispondono all’Urss e mandano nello spazio un primo, rozzo satellite chiamato Explorer I. Ma è sufficiente per fare una scoperta dovuta ad un suo contatore Geiger (era la sua specialità) montato sul satellite con il compito di seguire i raggi cosmici. Cioè il micidiale flusso di particelle che viene dallo spazio. Il contatore scoprì che esisteva una zona, una sorta di guscio incompleto attorno al pianeta, dove le particelle delle radiazioni rimanevano intrappolate. Questa zona, che inizia tra i 200 e i 1000 chilometri sopra le nostre teste, si distende per migliaia di chilometri nello spazio. E protegge la vita sul pianeta, oltre a essere responsabile delle aurore boreali» (Romeo Bassoli, ”Il Messaggero” 10/8/2006).